Mille miliardi: a tanto potrebbe arrivare il conto per ricostruire l'Ucraina, almeno secondo Giuseppe Conte. Il leader del Movimento 5 Stelle, ospite mercoledì 21 ottobre di "È sempre Cartabianca", ha ricordato che quella ricostruzione toccherà all'Europa e all'Italia, una volta finito il conflitto. "Ricordiamoci che dovremmo ricostruirlo noi quel Paese e ormai già le stime stanno superando abbondantemente le prime valutazioni di 500 miliardi. Credo che arriveremo a oltre 1000 miliardi", ha detto.
La previsione nasce da una riflessione più ampia sulle condizioni di Kiev e dei suoi abitanti. "Tutti dobbiamo augurarci che finisca presto la guerra e di poter tutelare efficacemente le ragioni della popolazione ucraina, in sofferenza ormai dal febbraio 2022: distruzioni, morti anche civili e una situazione economica che sta diventando disastrosa", ha spiegato l'ex presidente del Consiglio, descrivendo un Paese stremato da oltre quattro anni di combattimenti.
Sul dossier, Conte non ha nascosto le distanze con il principale alleato del centrosinistra. Con il Partito Democratico, ha ammesso, "abbiamo delle sensibilità differenti, non lo nascondiamo". Il compito, però, resta quello di trovare un punto comune: "È un dovere fare sintesi, definire una linea di politica estera unitaria, e ce la metteremo tutta".
Dalla politica estera il discorso si è poi spostato sulla sicurezza, terreno su cui il giudizio sull'esecutivo è stato netto. "I numeri parlano: otto decreti sicurezza, quattro anni di governo e la popolazione si sente sempre più insicura perché la criminalità mette a rischio l'incolumità personale. Lo stiamo dicendo da tempo", ha attaccato. Per il leader pentastellato il problema sta nel metodo: "Allora che cosa non sta funzionando? Hanno inasprito le pene, ma non è quello il modo. Non è quella la direzione, altrimenti la situazione si sarebbe risolta con il primo decreto sicurezza". Provvedimenti che, a suo giudizio, sono stati "fatti simbolicamente per dare un segnale di propaganda alla pubblica opinione".
Secondo Conte il nodo vero sono le risorse: "Questo Governo non ha investito soldi reali nella sicurezza. Nei nostri quartieri da tempo ci sono bande di ragazzini. Da parte mia nessuna compiacenza". Infine ha invitato a immaginare la scena opposta, con i ruoli ribaltati: "Se noi fossimo stati al governo cosa sarebbe successo? Se oggi ci fosse stata Meloni all'opposizione si sarebbe sgolata nel chiedere le dimissioni del ministro dell'Interno e del presidente del consiglio". E sui fatti di Milano ha chiuso così: "Quello che è successo a Milano non è stato degno di una città civile".