Un giudice dello Stato americano del New Mexico ha ordinato a Meta di pagare 25 miliardi di dollari per aver "ingannato gli utenti" sulle sue pratiche a tutela della privacy. Il Paese aveva fatto causa alla società di Mark Zuckerberg nel 2021 dopo il caso di Cambridge Analytica, sostenendo che avesse - appunto - "ingannato gli utenti con le sue dichiarazioni sulla privacy". Il mese scorso una giuria aveva stabilito che Meta aveva commesso 43 milioni di violazioni delle leggi del New Mexico a tutela dei consumatori, prevedendo una sanzione di 5mila dollari per ogni violazione.
Secondo l'accusa, Meta avrebbe "fornito informazioni fuorvianti" sulle proprie politiche di protezione dei dati. Nel corso del processo, durato due settimane, i legali dello Stato hanno confrontato le dichiarazioni pubbliche dell'ad Zuckerberg e dell'allora direttrice operativa Sheryl Sandberg con le loro comunicazioni private. La giuria ha ritenuto "ingannevoli o scorrette" 26 delle 29 dichiarazioni esaminate. Il giudice ha definito il danno causato dalla società "particolarmente grave", sottolineando che le violazioni intenzionali si sarebbero ripetute per anni. Il New Mexico aveva chiesto una sanzione fino a 40 miliardi di dollari.
La multa di agosto -
Ad agosto 2026, un giudice del New Mexico aveva ordinato a Meta Platforms di pagare oltre 900 milioni di dollari, dopo che una giuria aveva stabilito che l'azienda non aveva "tutelato i più giovani". La sentenza incarica anche Meta di creare un nuovo fondo da 567 milioni per misure correttive, in aggiunta alle sanzioni civili per 375 milioni già disposte. L'azienda deve adottare specifiche funzionalità, come l'impostazione predefinita che nasconde il numero di "Mi piace" sulle foto degli utenti minorenni. La multa di agosto 2026 si aggiunge a quella di 375 milioni di dollari che - sempre il tribunale del New Mexico - aveva inflitto a Meta a marzo scorso.