Voli a rischio rincari nel 2027

Caro carburanti, l'effetto domino tocca anche il costo del biglietto aereo

La previsione del Ceo di Ryanair: "le tariffe aeree europee vedranno il loro "più grande aumento della storia il prossimo anno, con rincari fino al 20%"

© Pixabay

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Il caro carburanti non è un problema che riguarda solo automobilisti e autotrasportatori, ma anche le compagnie aeree, soprattutto da questo inverno e dal 2027. A lanciare l'allarme è il Ceo di Ryanair, Michael O'Leary, secondo il quale le tariffe aeree europee vedranno il loro "più grande aumento della storia" il prossimo anno, con rincari fino al 20%. L'amministratore delegato attribuisce questa previsione - fatta durante una conferenza stampa a Bruxelles il 20 ottobre - a tre fattori: l'aumento del costo del carburante per aerei (jet fuel) dopo l'inizio della guerra tra Usa, Israele e Iran; la limitata copertura finanziaria di molte compagnie aeree contro il rialzo dei prezzi del carburante, compresa Ryanair, coperta per appena il 15% dei costi del prossimo anno a 85 dollari al barile; e la minore disponibilità di posti sul mercato a causa di fallimenti e fusioni tra compagnie.

Le compagnie aeree preparano il conto ai passeggeri -

  L'allarme di Ryanair trova riscontro anche nelle analisi dei principali organismi del settore. Iata, l'associazione che rappresenta circa 350 compagnie aeree nel mondo, ha rivisto al ribasso le prospettive di redditività del comparto per il 2026, stimando utili quasi dimezzati rispetto alle precedenti previsioni a causa dell'aumento dei costi energetici e delle tensioni in Medio Oriente.

I primi effetti sono già visibili. EasyJet ha segnalato un aumento dei costi del carburante pari a 105 milioni di sterline su base annua e ha ridotto la propria offerta invernale di circa 700 mila posti. Una scelta che riflette le difficoltà di un settore chiamato a gestire costi operativi sempre più elevati e margini sempre più ridotti. Se i prezzi dell'energia dovessero rimanere su livelli elevati anche nei prossimi mesi, il risultato potrebbe essere una combinazione di tariffe più alte e minore disponibilità di voli.

Rotte ridisegnate e forniture da migliaia di chilometri: l'effetto sulla logistica globale -

  Le conseguenze della crisi energetica non si limitano ai bilanci delle compagnie aeree. Secondo un'analisi di Reuters, negli ultimi mesi il mercato internazionale dei carburanti è stato costretto a riorganizzare parte delle proprie rotte commerciali dopo le tensioni che hanno interessato il Medio Oriente e lo Stretto di Hormuz. Per sostituire parte delle forniture provenienti dall'area del Golfo, l'Europa ha incrementato gli acquisti da mercati più lontani, tra cui Stati Uniti, India e Nigeria.

Il cambiamento emerge anche da alcuni casi concreti. Un esempio preso in esame da Reuters è il viaggio della petroliera Nord Ventura, partita dalla Louisiana e arrivata fino a Melbourne con circa 300 mila barili di jet fuel, una rotta che secondo i dati di Kpler non risultava utilizzata almeno dal 2017. Lo stesso rapporto evidenzia come l'Europa abbia iniziato a rifornirsi da aree che in passato avevano un peso molto più marginale nelle sue forniture energetiche, segnale di una logistica globale costretta ad adattarsi rapidamente a nuovi equilibri.

Un mercato energetico sconvolto dalla crisi -

  La portata della crisi emerge anche dai numeri diffusi da Iata. Secondo l'associazione, le tensioni che hanno interessato il Medio Oriente hanno provocato una riduzione dell'offerta mondiale di greggio pari a circa 10 milioni di barili al giorno, l'equivalente di circa il 13% della domanda globale. Nella fase più acuta della crisi il prezzo del petrolio ha sfiorato i 150 dollari al barile, mentre quello del jet fuel ha superato quota 200 dollari. L'impatto è stato tale da spingere Iata a dimezzare le stime sulla redditività del settore aereo mondiale per il 2026, segnalando come il costo dell'energia sia tornato a rappresentare una delle principali variabili per compagnie e operatori del comparto.

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