Molti supermercati del Sud Italia sono ormai un mucchio ordinato di cassette vuote. La protesta degli autotrasportatori contro il caro carburante, che da giorni blocca le principali arterie stradali del Mezzogiorno, ha ridotto agli sgoccioli il trasporto di ortaggi e di molti altri prodotti. Gli scaffali sono deserti, i prezzi iniziano a schizzare alle stelle e tonnellate di merci - anche deperibili - sono ferme nei magazzini e nei camion. Dalla Campania alla Sicilia, dalla Calabria alla Puglia, fino a Basilicata, Molise e Abruzzo: è quasi tutto paralizzato. Martedì a Milano il confronto tra il ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, e le associazioni nazionali dell'autotrasporto. Intanto, però, cresce l'allarme anche per la consegna di elettrodomestici e farmaci.
Protesta degli autotrasportatori nel Salernitano -
Autotrasportatori in presidio nelle ultime ore nel Salernitano, più precisamente nel Vallo di Diano, agli svincoli della A2 del Mediterraneo di Polla, Atena Lucana, Sala Consilina e Padula-Buonabitacolo. Si registrano rallentamenti alla circolazione, mentre le auto vengono lasciate transitare. Agli svincoli sono presenti le forze dell'ordine e il personale dell'Anas, impegnati nelle attività di presidio e controllo della viabilità. La mobilitazione interessa anche altri punti della provincia di Salerno, con presidi agli svincoli autostradali di Eboli, Contursi, Campagna e Sicignano degli Alburni. Nel pomeriggio è previsto un presidio anche allo svincolo di Buccino del raccordo autostradale Sicignano-Potenza. Camion fermi anche a Pontecagnano Faiano, all'uscita della tangenziale, in prossimità della rotatoria, dove si segnalano forti rallentamenti.
I prodotti iniziano a scarseggiare: carne, latte e pasta -
L'intera filiera ortofrutticola è sotto pressione a causa dei blocchi stradali. Come riporta Il Messaggero, in Campania i rifornimenti alla grande distribuzione sono quantomeno rallentati. A Catanzaro scarseggiano pesce, latte e farina. In Sicilia, forse tra le Regioni maggiormente colpite dalla protesta dei Tir, iniziano a esaurirsi anche le scorte di carne, acqua e pasta. In Puglia le celle delle aziende agricole sono piene di ortaggi, frutta e funghi che non riescono a trovare collocazione nelle ceste e negli scaffali dei supermercati. La paralisi dei trasporti minaccia però anche gli allevamenti di Molise e Abruzzo, dove le difficoltà nelle consegne dei mangimi possono compromettere l'alimentazione degli animali.
I danni per la grande distribuzione e la paura per i farmaci -
Secondo le stime di Confcommercio, in Sicilia cinque giorni di fermo avrebbero provocato danni per 40-50 milioni di euro alla grande distribuzione e alla filiera del fresco. Ma a pagare il prezzo più alto sarebbero le stesse aziende agricole e alimentari, per le quali reperire le materie prime è sempre più difficoltoso. E che in alcuni casi hanno già dovuto fermare impianti produttivi. Ripercussioni non secondarie si rischiano però in tutti quei settori che sfruttano l'autotrasporto. Aires, l'associazione dei rivenditori specializzati di elettrodomestici, ha segnalato ritardi nei rifornimenti dei negozi e nelle consegne a domicilio, con mancate vendite che potrebbero pesare sui bilanci annuali. E sul fronte farmaceutico si teme che i blocchi possano rallentare i rifornimenti di medicinali, mettendo a rischio la disponibilità di alcuni prodotti.
L'impennata dei prezzi: la merce arriva da Albania e Spagna -
Con gli scaffali vuoti e le merci bloccate all'interno dei Tir e dei magazzini, a rimetterci è inevitabilmente anche il portafogli dei consumatori. Secondo quanto riporta La Stampa, l'impennata dei prezzi avrebbe già preso tutto il Mezzogiorno e sarebbe arrivata anche nel Lazio meridionale. Secondo il Centro agroalimentare Roma, il terzo mercato all'ingrosso di ortofrutta più grande in Europa, i prezzi dei pomodori siciliani e dei datterini rossi sono triplicati rispetto a un anno fa. I pomodori cuore di bue verdi in 12 mesi sono passati da 2,50 euro a 6 euro al chilo, il radicchio rosso all'ingrosso si paga 4,40 euro anziché 1 e 80 (+144,4%). Diversi prodotti - dai peperoni, alle melanzane fino all'uva da tavola - iniziano a scarseggiare pure nella Capitale. E così alcuni generi alimentari iniziano ad arrivare dall'estero: i pomodori albanesi costano 2 euro al chilogrammo, i peperoni spagnoli 3,80. Ma in quantitativi che difficilmente possono sostituire la voragine creata dai blocchi.
Le richieste degli autotrasportatori e la trattativa con il governo -
Trasportounito chiede un aumento del 15% delle tariffe dell'autotrasporto per compensare l'impennata dei costi, a partire da quello del gasolio. In assenza di risposte, l'associazione ha già minacciato il blocco totale dei servizi. Il governo punterebbe a sbloccare circa 430 milioni di crediti d'imposta per alleviare il peso del caro carburanti oltre ai 590 milioni già stanziati per il rinnovo del parco veicolare. Sul tavolo anche il rafforzamento del Fondo per l'autotrasporto e il Marebonus 2026. L'esecutivo starebbe cercando 80-100 milioni di nuovi aiuti per rispondere alle richieste delle imprese. Ma bisogna fare in fretta.