La solidità del ciclo economico sta spingendo sempre più in alto i tassi di interesse e obbligazionari. Sui quali pesano anche le tensioni in Medio Oriente che continuano ad alimentare pressioni sui costi logistici e sull’inflazione. “La tenuta dei mercati azionari a fronte di tassi nominali elevati e volatili è riconducibile al rialzo delle aspettative di crescita economica. Con l’azionario che continua a incorporare una forte accelerazione degli utili aziendali, le trimestrali saranno il banco di prova” tiene a sottolineare Luca Simoncelli, Investment Strategist di Invesco.
L’EQUILIBRIO DEL MERCATO STATUNITENSE
L’equilibrio del mercato azionario statunitense vede da un lato, il consolidamento del Treasury decennale in area 5,30% e, dall’altro, un'espansione del tasso di crescita atteso degli utili che a 3 anni prossima al 16% annuo. Qualsiasi delusione sul fronte della crescita degli profitti aziendali rischia di innescare una contrazione dei multipli di mercato. Con un’ulteriore fattore critico in Europa. Infatti, negli Stati Uniti i riflettori saranno puntati quasi esclusivamente sulla capacità delle aziende di confermare l’accelerazione attesa dei profitti. In Europa, invece, l’equilibrio è più incerto. Oltre alla verifica sulla salute dei bilanci aziendali c’è da seguire l'allargamento degli spread che sta riaccendendo i timori di una crisi del debito sovrano: non si può escludere il rischio di una restrizione delle condizioni finanziarie.
CRESCITA DEGLI UTILI TRIMESTRALI
Resta il fatto che, alla vigilia della stagione delle trimestrali, l’asticella delle aspettative di mercato è piuttosto elevata. “In queste settimane di volatilità l’incertezza è aumentata, ma gli utili potrebbero fornire un supporto ai mercati. Il consenso stima una crescita degli utili del 25% nel terzo trimestre per l’S&P 500, e del 19% per l’Europa. Fermo restando che il principale motore negli Stati Uniti resta l’intelligenza artificiale, c’è da segnalare una quota di titoli appartenenti all’azionario globale che mostra un’accelerazione della crescita degli utili e che è salita vicino ai massimi storici, mostrando una chiara estensione a livello settoriale” fa sapere Simoncelli.
TENSIONI SUL COSTO DEL DEBITO FRANCESE
Il quale, a proposito invece delle tensioni sul costo del debito sovrano francese, ritiene meno probabile che, rispetto alla crisi del 2012, la fragilità dei titoli di stato possa trasferirsi sul sistema bancario domestico. “Quasi il 60% del debito è in mano a investitori esteri non bancari sui quali pesa anche lo shock aggiuntivo legato al deprezzamento dell’euro. Il rischio reale è da ricercarsi nella liquidazione tecnica da parte di mandati globali non coperti dal rischio cambio, piuttosto che una crisi di solvibilità del credito. Gli indicatori di stress sistemico restano per ora contenuti” spiega l’Investment Strategist di Invesco.
UN PUNTO DI INGRESSO ATTRAENTE NELL’OBBLIGAZIONARIO
Il manager osserva poi come all’interno della Fed sembra ora più condivisa una strategia che rimette al centro il rischio inflattivo anche sulle componenti core, ma con una gestione graduale e flessibile dell’implementazione di ulteriori rialzi. “Il ritorno dei rendimenti sui titoli di stato a lungo termine su livelli elevati potrebbe cominciare ad influire sulle scelte di allocazione. Entrare a questi livelli nel mercato obbligazionario può costituire un ingresso attrante, come si è visto la settimana scorsa nelle aste di Treasury. Il tasso di rendimento attuale offre infatti un cuscinetto di carry e una convessità in grado di aiutare ad assorbire eventuali shock in misura molto superiore rispetto all'era dei tassi compressi” commenta Simoncelli.
UN REGIME DI FORTE STRESS PER IL MERCATO ENERGETICO
A proposito infine di shock, l’Investment Strategist di Invesco non trascura le implicazioni sul mercato energetico che continua a operare in un regime di forte stress. “Fasi di escalation nel Golfo stanno frenando l'economia reale. E’ vero che i volumi di greggio continuino a fluire, tuttavia la forte inefficienza logistica si unisce alle difficoltà sul fronte della raffinazione” conclude il manager.