Foto e video della sua compagna nuda, alla mercé di gruppi di uomini creati ad hoc sui social, Facebook e Telegram, per farne oggetto di violenze verbali e di abusi virtuali: a postarli è stato un uomo di 55 anni del Torinese, l'ex compagno di lei, ignara di tutto. Quest'uomo l'ha fatto per dodici anni, quasi quanto è durata quella relazione di coppia, e sono state decine gli uomini che sono entrati in questi gruppi, che lui creava con falsi nomi, pseudonimi. Lei scopre tutto per caso e lo denuncia. Il cinquantenne, indagato dalla Procura di Ivrea per revenge porn e per maltrattamenti, ha patteggiato una pena di due anni. Una sessantina gli identificati come fruitori. La legale della donna: "Incalcolabili i danni subiti ad oggi".
La condanna per revenge porn -
Il 55enne ha versato un assegno di 5mila euro alla ex "a titolo di risarcimento". Concesse le attenuanti generiche su tutte le aggravanti contestate, la pena di due anni è stata sospesa, subordinata a un percorso per uomini maltrattanti, come anticipato dal quotidiano La Stampa.
"Oggi vivo con un'altra donna", ha detto l'uomo ai carabinieri, che abita proprio nel paese dove risiedono anche alcuni degli amici a cui mandava i video. Non c'erano infatti solo sconosciuti in quei gruppi, ma anche compaesani. Il centro abitato conta circa 3mila persone e sostanzialmente tutti sapevano di quanto accadeva. Tranne lei, che l'ha scoperto per caso.
La scoperta della donna -
"Lui era uscito. Aveva dimenticato il cellulare - riporta il quotidiano di quei momenti. - Sospettavo che mi tradisse e ho guardato le chat. Ne ho aperta una, ho visto la figura di un uomo mascherato. Il numero non era registrato. Ho aperto le conversazioni. C'ero io nuda. Decine di foto e di video intimi di me. Alcuni glieli avevo dati io, su sua richiesta. Ma di altri, non sapevo nemmeno che me li avesse fatti. Ho pensato 'non è possibile'. Ho chiamato un'amica. Il giorno dopo mi ha accompagnata dai carabinieri. Non mi ero mai accorta", ha spiegato ai militari.
Ora lei però sta pensando di andare via dal suo paese, dove teme che qualcuno possa riconoscerla: sono almeno sessanta i nomi e cognomi di utenti identificati. Le psicologhe intanto le stanno insegnando che non deve sentirsi in colpa. "Pensavo che volesse tenere quei file nel suo telefono, che fosse solo un gioco. Ero del tutto plagiata", è la nuova consapevolezza della donna vittima dei reati compiuti dall'ex compagno. "Sarà un percorso lungo - spiega l'avvocata della donna. - I danni subiti ad oggi sono incalcolabili e gravi. Ci vorrà un giudizio civile per quantificare tutto quello che la mia assistita ha sofferto e che continua a soffrire".