Quanto guadagnano uomini e donne che svolgono impieghi identici? Per molti lavoratori italiani trovare una risposta è ancora complicato. A fotografare la situazione è un report sulla retribuzione realizzato da Ipsos Doxa per Coverflex, che mette in luce una distanza evidente tra ciò che i dipendenti vorrebbero sapere e ciò che le aziende comunicano davvero.
Il silenzio sul divario salariale -
Il dato più significativo riguarda la scarsa propensione a informarsi: il 55% dei dipendenti non ha mai provato a chiedere informazioni sulle differenze di stipendio tra uomini e donne, anche se adesso questa possibilità è consentita dalla normativa. Sul fronte aziendale, appena il 13% dei lavoratori afferma che questi dati vengano condivisi apertamente dalla propria organizzazione. Il gender pay gap risulta così una delle aree più opache della retribuzione. A pesare è anche la scarsa chiarezza su altri aspetti centrali, come la struttura dei bonus, i criteri di avanzamento di carriera e le fasce salariali.
Una richiesta di trasparenza molto forte -
Se l'accesso alle informazioni è limitato, la domanda è invece molto netta. L'83% dei lavoratori si dichiara favorevole alla trasparenza salariale, mentre il 69% ritiene che le aziende italiane non siano abbastanza trasparenti sulle retribuzioni. Il tema, in sostanza, è ormai entrato stabilmente tra le aspettative delle persone, anche se la realtà dei luoghi di lavoro fatica a tenere il passo.
I vantaggi percepiti -
Tra i benefici principali che i lavoratori associano alla trasparenza figurano una maggiore fiducia verso l'azienda, indicata dal 42% e la riduzione delle disuguaglianze retributive tra uomini e donne, citata dal 40%. Il quadro non è però privo di timori. Il 37% teme possibili tensioni tra colleghi, mentre il 28% è preoccupato per la perdita di privacy.
Il nuovo quadro normativo -
Il divario tra attese e realtà assume un peso ancora maggiore con l'entrata in vigore del decreto legislativo del 7 maggio 2026 numero96, che recepisce la direttiva europea 2023/970 sulla trasparenza retributiva. La nuova disciplina amplia il diritto dei lavoratori ad accedere alle informazioni sulle retribuzioni e introduce nuovi obblighi per le aziende. Tra questi la maggiore trasparenza sulle fasce salariali già nella fase di selezione del personale e le comunicazione dei dati sul gender pay gap per le imprese soggette agli obblighi di reporting.
L'intelligenza artificiale per leggere i divari -
Per aiutare le imprese a comprendere più rapidamente la propria situazione retributiva, lo studio propone uno strumento gratuito, accessibile anche alle aziende. Il modulo dedicato alla pay transparency si basa sui dati HR e sui flussi dei cedolini per costruire una mappatura della struttura salariale aziendale. L'intelligenza artificiale automatizza l'analisi, mette a confronto gruppi omogenei di lavoratori e segnala le differenze che meritano attenzione, accelerando un lavoro che altrimenti richiederebbe complesse verifiche manuali.
L'interpretazione resta umana -
Lo strumento non sostituisce però la lettura del contesto. Ruoli, responsabilità, seniority e caratteristiche delle singole posizioni devono essere valutati insieme ai numeri per capire se uno scostamento sia davvero rilevante e richieda un approfondimento.