Perseguitato, ingiustamente, dai media e dalla giustizia. Descrive così la sua vicenda giudiziaria - in un'intervista a Libero - Elvo Zornitta, sospettato per 22 anni di essere Unabomber, indagato due volte (nel 2004 e nel 2022) e archiviato altrettante (nel 2009 e nel maggio 2026). L'ingegnere sostiene che si sia trattato di un errore giudiziario, per il quale nessuno gli ha mai chiesto scusa e "nessuno me lo chiederà".
"Non c'entro niente" - dice al quotidiano - con il bombarolo che nei 33 attentati compiuti nel Nord-est tra il 1993 e il 2006 ha ferito 15 persone, ma si è trovato "di fronte a un'accusa che non sta né in cielo né in terra". Zornitta è provato da una vicenda durata oltre due decenni, che si è chiusa definitivamente soltanto lo scorso 12 maggio, con l'ultimo esame del Dna risultato negativo. La persecuzione giudiziaria, con una prova manomessa e la sua casa "piena di sensori acustici e telecamere" messi dagli investigatori per spiarlo, gli hanno provocato "rabbia e rancore", racconta a Libero. "Stress continuo", invece, a causa di quella mediatica: "Nei sei mesi cruciali del 2006 fuori casa avevo regolarmente troupe televisive e alcune auto mi seguivano mentre andavo al lavoro". E proprio i giornalisti sono al centro di un episodio che Zornitta non dimenticherà mai: "Stavo uscendo da messa quando, improvvisamente, si è avvicinato un furgone. Si sono aperte le porte e un reporter mi ha urlato che era stata trovata la prova decisiva contro di me: un segno lasciato da una forbice su un lamierino. In quel momento mi è crollato il mondo addosso".
E proprio in quegli anni - "nel 2006/2007, prima che i periti trovassero la falsificazione della prova" - l'ingegnere ha trascorso i momenti più duri, arrivando ad avere pensieri estremi: "Avevo pensato di farla finita, ma in una maniera che non apparisse così evidente, tipo un incidente in auto contro un palo. Mi sono confidato con l’avvocato Dell’Agnolo il quale mi ha risposto: Ok, dimmi cosa devo dire alla tua bambina. Quella frase mi ha fatto riflettere e ho cambiato idea". Lucia, la figlia di Elvo, ora ha 30 anni e fa la psicologa. "Non per caso...", sostiene l'ingegnere. D'altronde, era un periodo in cui le paure e le paranoie infestavano la sua vita: "Finito di fumare tenevo i mozziconi in tasca per paura che qualcuno potesse prendermi il Dna di nascosto e utilizzarlo chissà come. Quando hanno riaperto le indagini nel 2022, invece, sono stato il primo a consegnare volontariamente il mio materiale genetico: solo un pazzo lo avrebbe fatto se colpevole".
Tornare alla vita normale? Quasi impossibile, fa intendere l'ingegnere nell'intervista con Libero: "Non si superano facilmente 22 anni come questi. Sto cercando di dimenticare, ma restano addosso strascichi anche fisici: ho la voce roca per colpa del reflusso, ho qualche problema cardiaco per lo stress e dormo solo se prendo sonniferi".