È scontro tra Abi (Associazione bancaria italiana) e Matteo Salvini sulla richiesta del governo di imporre un nuovo contributo, stimato sui 5 miliardi di euro, sugli utili record registrati dalle banche in vista della manovra di bilancio. Secondo il vicedirettore generale vicario di Abi, Gianfranco Torriero, l'intervento in manovra sul settore finanziario "è assolutamente non concordato, diversamente da quello che è avvenuto per gli ultimi due anni". Dichiarazioni che, unite a quelle rilasciate dal presidente Antonio Patuelli, hanno scatenato la reazione del ministro leghista, promotore della proposta: "Banche mazzolate? Parole sorprendenti".
Il contributo da 5 miliardi -
Nel dettaglio, il vicepremier Salvini sostiene che, a fronte di profitti elevati del settore bancario, gli istituti di credito debbano garantire un contributo significativo, ipotizzato intorno ai 5 miliardi di euro minimi o al 5% degli utili, per sostenere la manovra economica e finanziare misure come il taglio delle accise sui carburanti o le forze dell'ordine. "Gli accordi vanno rispettati", ribadisce Torriero, che sottolinea come negli ultimi anni istituzioni e associazione avessero raggiunto un'intesa sui 4,5 miliardi nel 2024 e oltre 10 miliardi su tre anni nel 2025. "Noi ci muoviamo in uno stato costituzionale di diritto e nella Costituzione non c'è scritto che alcuni debbono essere mazzolati", aveva tuonato in precedenza il presidente Patuelli al convegno del Consorzio servizi bancari.
"Guadagni facili? Macché" -
La situazione "è complessa" per via delle guerre in corso, dell'inflazione e dei tassi di interesse in aumento e per questo "sono stupito che si alimenti questo mito di semplici guadagni per le banche", aveva evidenziato Patuelli. "Non siamo in una fase di corno della fortuna e di rendimenti automatici senza rischi" e ci sono "incertezze anche elettorali in Europa nei prossimi mesi". Il presidente Abi ha anche ricordato come il comparto abbia contribuito già nel 2024 e poi nel 2025 quando dopo delle negoziazioni "ci è stato chiesto dalle istituzioni e autorità di governo di allungare i crediti fiscali".
"È il minimo per le banche" -
Da qui la reazione di Salvini, primo promotore della proposta in seno al Governo. "Sorprendenti le parole del presidente di Abi Antonio Patuelli, che tirando in ballo addirittura la Costituzione lamenta che i banchieri siano economicamente 'mazzolati'. I numeri, buon per loro, raccontano l'esatto contrario: 25,5 miliardi di utili nel 2022, 40,6 nel 2023, 46,5 nel 2024 e 47,5 nel 2025. E quest'anno si prevedono profitti per oltre 50 miliardi di euro". Per il ministro "tra il 2022 e il 2025, le banche hanno chiuso 2.510 sportelli e lasciato a casa 12.900 dipendenti. Senza dimenticare che nel 2025 il loro tax rate effettivo è stato del 19,2%, una tassazione ben inferiore a quella di altre imprese". Profitti "giganteschi che derivano soprattutto dagli interessi e dalle commissioni pagati da cittadini, famiglie e imprese. Chiedere un contributo di almeno 5 miliardi di euro a uno dei settori più ricchi e tutelati d'Italia sarà un intervento di assoluto buonsenso", chiosa Salvini.
Tajani predica calma -
Sul tema è intervenuto anche il ministro Antonio Tajani, che predica calma. "Per quanto riguarda le banche, io per principio sono contrario a tassare gli extra profitti perché non esistono gli extra profitti, né in diritto né in economia. È un conto dare un contributo, se ne può discutere, sono favorevole a un confronto anche con il sistema bancario. Non sono favorevole a un'aggressione violenta, anche verbale, nei confronti delle banche perché sono parte del nostro sistema economico. Non dobbiamo spaventare i mercati e gli investitori".