Grazie a un appello sui social

Belluno, la cartolina scritta dal bisnonno prigioniero nel lager, ritrovata dopo 82 anni

La scoperta nel bellunese dopo un appello su Facebook sulla corrispondenza di internati. La pronipote: "Grande emozione"

© Facebook

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Arriva a destinazione dopo 82 anni, grazie a un appello lanciato su una pagina Facebook, la cartolina di un soldato bellunese internato in Germania, Orlando Dell'Andrea, scritta il 5 giugno del 1944, quando era prigioniero nel lager di Heilbronn-Neckagartach. Qui trascorse settimane, forse mesi. Poi, dopo due tentativi di fuga andati male, riuscì a fuggire e tornare a casa, in una contrada di Selva di Cadore (Belluno). 

Il messaggio sui social -

 La famosa cartolina scritta da Orlando durante la prigionia però non era mai arrivata alla famiglia. A ritrovarla è stata in questi giorni la pronipote Martina Pallua che ha raccontato la storia al Gazzettino. Tutto è nato dai social. "Una sera di fine settembre mi arriva un messaggio apparso su un gruppo Facebook", racconta al quotidiano la pronipote. Nella pagina di un progetto di studio sulla corrispondenza dei deportati italiani, era stato annunciato il ritrovamento di "documentazione postale originale" del soldato Orlando Dell'Andrea con un appello ai discendenti per restituirla.

"Inutile dire lo stupore, l'emozione e la curiosità che ho provato", racconta Martina, "nello scoprire che esisteva una cartolina scritta dal mio bisnonno e mai arrivata a destinazione". "È così che iniziata la storia di un viaggio alla scoperta di un uomo che non ho mai conosciuto, ma che attraverso quella cartolina è tornato, in qualche modo a raccontarmi la sua storia". 

Il racconto della pronipote -

 Dell'Andrea come detto tornò dal lager. "Suo figlio Arrigo", ha detto la pronipote, "mi racconta che lui e mia nonna Maria, allora due bambini di pochi anni, alla vista di quell'uomo sporco, malato e pieno di pidocchi, scapparono impauriti. Non lo avevano riconosciuto. La mia bisnonna Carmela lo lavò, lo curò e lo nascose per alcune settimane fino alla fine della guerra. E poi c'è un altro ricordo. L'unica volta in cui lo vide entrare in un bar fu in occasione di una festa, nell'attuale Pensione Lorenzini, dove ci si era ritrovati per celebrare finalmente la fine della guerra".

La fuga dal lager e il ritorno a casa -

  Si racconta che Orlando abbia minacciato un tedesco con una forca durante il viaggio di ritorno, dopo essere fuggito per due volte dal campo di concentramento. La prima volta venne catturato, la seconda riuscì a fuggire, attraversando anche dei fiumi. E quando arrivò a Cortina rischiò ancora una volta di essere ucciso dai tedeschi. Uno di loro gli aveva già puntato il fucile contro, ma ormai era la fine della guerra e si racconta che un commilitone avesse fermato il compagno: "Anche lui sta cercando di tornare a casa come noi". E fu risparmiato. 

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