
Ue, crisi energetica, competitività e rischio deindustrializzazione | Guarda la sesta puntata (da Bruxelles) di "Together #Europa2026"
Ospiti dell'appuntamento, andato in onda sabato 17 ottobre, gli europarlamentari Paolo Borchia (Lega); Giorgio Gori (Pd); Sandro Gozi (Renew Europe) e Ruggero Razza (Fratelli d'Italia)

In occasione della sesta puntata, "Together #Europa2026", il progetto multimediale di Tgcom24 sull'Europa, si è recato direttamente al Parlamento europeo a Bruxelles. Da lì, Paolo Liguori ha affrontato temi centrali nell'attuale dibattito europeo - crisi energetica, competitività e rischio deindustrializzazione - con gli europarlamentari Paolo Borchia (Lega); Giorgio Gori (Pd); Sandro Gozi (Renew Europe) e Ruggero Razza (Fratelli d'Italia).
"Senza capacità industriale, senza manifattura, l'Europa non ha forza economica, non ha autonomia, non ha indipendenza. La sovranità discende da una somma di fattori: la capacità economica, l'indipendenza energetica e la capacità di difendersi. L'Europa, che per tanto tempo ha fatto affidamento su risorse comode perché il gas arrivava a basso costo dalla Russia, i mercati cinesi erano aperti alle nostre esportazioni, gli Stati Uniti pagavano per la nostra difesa, si è ritrovata in un breve tempo, nel giro di pochi anni, scoperta da tutti e tre i punti di vista. C'è un grande sforzo, che purtroppo non è accompagnato secondo me da una sufficiente unità da parte degli Stati membri, per cercare di emancipare l'Europa da questo punto di vista. Quindi, la manifattura, che è scesa al 14% del PIL europeo, negli obiettivi della Commissione europea deve ritornare al 20%", ha dichiarato Gori.
"Un'Europa così dipendente dall'estero per quanto riguarda i prodotti energetici è un'Europa che non può essere libera e soprattutto non può essere competitiva - ha sottolineato Borchia -. Poi, negli Stati la situazione è abbastanza eterogenea. Il nostro Paese sconta, per esempio, degli errori fatti nel passato, a iniziare dal pronunciamento degli italiani con il referendum che ha sancito il no al nucleare nel 1987, che evidentemente ha avuto la spinta emotiva del disastro di Chernobyl avvenuto l'anno prima. Il nucleare è stato molto discusso, a tratti ostracizzato negli ultimi anni, però oggettivamente per il nostro Paese io non vedo grandissime alternative. Per quanto riguarda il gas - che purtroppo in queste aule, negli ultimi anni, è stato trattato troppo spesso come un problema da risolvere piuttosto che come fonte -, sarà essenziale per la transizione che è stata impostata. Attenzione, tra l'altro, perché se parliamo di transizione, di Green Deal, di Ets, è bene sottolineare che l'Europa non deve diventare la ZTL a livello globale. Se noi pensiamo che qui si debba solo consumare e si debba produrre altrove, allora sì che ci avviamo verso il cimitero della deindustrializzazione. Credo invece che si possa portare avanti una strada che eviti di dover scegliere tra competitività e decarbonizzazione".
"Il governo italiano ha investito tantissimo sul tema della diplomazia dell'energia. In Europa, alcuni dei principali Stati europei continuano ad acquistare il gas da Putin, mentre l'Italia ha cessato qualsiasi forma di acquisto e ha sostituito l'approvvigionamento con l'Algeria, con l'Azerbaigian e con altre aree del mondo. Tutto ciò è il frutto di un grande errore che ha fatto l'Europa, cioè non costruire una propria autonomia energetica e vivere il tema dell'approvvigionamento dell'energia soltanto dal punto di vista ideologico. Questo si è abbattuto sulle imprese", ha affermato Razza, il quale ha poi aggiunto che il rischio della deindustrializzazione "è dietro l'angolo".
"Emmanuel Macron propone una sovranità europea dal 2017, un concetto che allora era visto come un'illusione francese, macronista. Oggi, invece, tutti ne parlano e finalmente in molti cominciano a lavorarci. Quando si parla di sovranità europea si parla di indipendenza energetica, di indipendenza geopolitica e di potenza. E ovviamente questo va di pari passo con la proposta di fare e di costruire un'Europa della difesa. Di fronte a una crisi così profonda come quella energetica bisogna lavorare sulla politica internazionale, cioè sullo Stretto di Hormuz perché lì è la causa. Bisogna inoltre prendere atto che il calendario europeo così come era stato concepito, che si tratti delle emissioni di CO2 o del metano, deve essere allungato perché l'industria è sotto una pressione inattesa e inaspettata. Posto che è evidente che la via di lungo periodo è quella dell'indipendenza energetica europea che secondo me si realizza su due pilastri: l'accelerazione della transizione energetica e la scelta del nucleare", ha concluso Gozi.