Nel 2026 pressione fiscale record degli ultimi 10 anni. Il gettito aggiuntivo è stato "prelevato" a neoassunti, banche, assicurazioni e grandi imprese. Per le famiglie invece si è registrato un taglio delle tasse da 33 miliardi. È quanto sottolinea l'ufficio studi della Cgia. A livello territoriale, a Milano si pagano più tasse che in qualsiasi altra parte d'Italia. Seguono Roma, Monza e Brianza, Bolzano e Bologna. Perché si paga di più proprio in queste città? La risposta sta nella progressività del nostro sistema fiscale: più alto è il reddito, maggiore è l'aliquota applicata. Ecco perché tra le province meno tartassate del Paese ce ne sono molte del Sud, come Crotone, Vibo Valentia, Sud Sardegna e Ragusa. Dove il reddito è più basso dunque il prelievo fiscale si abbassa.
Milano e Roma le città dove si pagano più tasse -
A livello territoriale il peso del fisco preme principalmente sul capoluogo lombardo: nel 2024 (secondo dati estrapolati dalla dichiarazione dei redditi 2025) ogni contribuente milanese ha versato in media 9.066 euro di Irpef, l’imposta sul reddito delle persone fisiche. Un importo che supera di oltre 1.500 euro quello di Roma, seconda in classifica con 7.536 euro. Dietro alla Capitale si piazzano Monza e Brianza con 7.100 euro, Bolzano con 6.975 e Bologna con 6.846. La media nazionale si è attestata a 5.788 euro.
Perché si paga di più in certe città? -
Il peso della pressione fiscale è proporzionale al reddito. Per questo le aree con il prelievo più pesante sono, in linea di massima, anche quelle in cui si guadagna di più. I dati sul reddito complessivo medio dichiarato lo confermano. In cima alla classifica delle province italiane c’è la Città Metropolitana di Milano, con 34.803 euro. Seguono Bologna con 30.686 Monza-Brianza con 30.578, Lecco con 29.906, Bolzano con 29.846, Parma con 29.771 e Roma con 28.643. Sono praticamente le stesse realtà che occupano le prime posizioni anche nella graduatoria dell’Irpef pagata. C’è poi un ultimo aspetto da considerare: chi paga di più, di solito può contare anche su servizi pubblici più numerosi e tendenzialmente di migliore qualità, dai trasporti alle infrastrutture sociali, dall’istruzione alla cultura, fino allo sport e al tempo libero.
Meno tasse al Sud -
Tra le province meno tartassate del Paese scorgiamo Crotone con un'Irpef media versata da ciascun contribuente pari a 3.867 euro, Vibo Valentia con 3.836, Sud Sardegna con 3.743 e Ragusa con 3.689. Anche in questo caso, vale il ragionamento fatto più sopra. Le province dove si paga meno sono anche quelle dove il livello di reddito è più basso del Paese.
Quasi 43 milioni di contribuenti Irpef -
Sono quasi 43 milioni gli italiani che ogni anno versano l'Irpef. A reggere il peso maggiore del sistema sono i lavoratori dipendenti, che con 24,1 milioni rappresentano la fetta più consistente, seguiti da 14,5 milioni di pensionati. Più defilate le partite Iva, poco più di 1,6 milioni, un dato che però non include gli autonomi a cui si applica la flat tax, che seguono regole fiscali diverse. Sulla mappa del Paese, è la Capitale a primeggiare: la Città Metropolitana di Roma conta da sola 3 milioni di contribuenti. Alle sue spalle c’è Milano con 2,5 milioni, mentre il podio è chiuso da Napoli, che si ferma a 1,7 milioni.
Il peso del fisco è in aumento -
Quest'anno la pressione fiscale in Italia dovrebbe attestarsi al 43%, in lieve aumento rispetto al 42,9 registrato nel 2025. Il trend è in crescita dal 2024 e il dato del 2026 è il più elevato degli ultimi 10 anni. Ma cosa è successo dall'inizio di questa legislatura? Nel 2022, anno che precede l'avvento del Governo guidato da Giorgia Meloni, la pressione fiscale era pari al 41,6 per cento, cioè 1,4 punti in meno rispetto a quella prevista per quest'anno, spiega la Cgia. Questo significa che le famiglie e le micro imprese hanno pagato più tasse? Non necessariamente, precisa la Cgia. Anzi, per queste categorie il peso fiscale si è ridotto di oltre 33 miliardi, grazie alle misure introdotte in questi ultimi quattro anni.
Allora, come si spiega l'incremento della pressione fiscale? Un contributo importante lo hanno dato i nuovi occupati (per mezzo del versamento dell'Irpef e dei contributi previdenziali) che in questi ultimi quattro anni sono cresciuti complessivamente di 1,1 milioni di unità. Inoltre, dall'analisi delle misure approvate dal governo Meloni, si evince che il maggiore contributo alla crescita del gettito è ascrivibile ad alcuni grandi soggetti economici, in particolare banche, compagnie assicurative e grandi imprese, che hanno visto crescere il loro carico tributario.
Alleggerito il peso per le famiglie -
Le ultime quattro Leggi di Bilancio varate dal Governo Meloni hanno invece alleggerito il peso fiscale su buona parte delle famiglie, degli autonomi e delle microimprese: dall'innalzamento della soglia della flat tax per i lavoratori autonomi, al taglio del cuneo fiscale per mezzo dell'accorpamento dei primi due scaglioni di reddito con la riduzione dell'aliquota al 23 per cento e della riduzione al 33 per cento dell'aliquota del secondo scaglione. Nel complesso, questi provvedimenti hanno ridotto il peso delle imposte sulle famiglie italiane di 45,7 miliardi di euro. Tuttavia, considerando le risorse già stanziate dai governi precedenti e le misure di natura temporanea, il beneficio per i nuclei familiari si attesta a 33,3 miliardi.