anche gli agricoltori in rivolta

Le proteste degli autotrasportatori nel Sud Italia rischiano di bloccare metà Paese | In diverse Regioni distributori a secco

Oggi tocca agli autotrasportatori della Calabria, nei prossimi giorni sarà il turno della Sicilia. In Puglia si protesta da giorni e nel frattempo il governo convoca un tavolo di confronto per il 27 ottobre

"Chiediamo al governo una urgente convocazione ad horas delle associazioni d'autotrasporto, altrimenti dovremo ricorrere alla valutazione di un fermo nazionale e si bloccherà il paese". Sono le parole di Pasquale Russo, presidente di Conftrasporto, in seguito alle proteste degli autotrasportatori nel sud Italia. Il caro carburanti, infatti, ha fatto scattare la rivolta dei Tir: oggi si protesta in Calabria, ma senza veri e propri blocchi. I camion si posizionano ai lati delle strade sotto il controllo delle forze dell'ordine, ma i disagi alla circolazione comunque non mancheranno a causa del restringimento della carreggiata. Sono una quindicina i presidi individuati nella Regione tra cui la zona dell'aeroporto di Lamezia Terme, il porto di Gioia Tauro e nel cosentino nei pressi degli svincoli della A2. La protesta si aggiunge ai presidi in corso da giorni degli agricoltori.

Al Sud si protesta da giorni -

 Gli autotrasportatori calabresi iniziano da oggi, ma in Puglia le agitazioni sono in corso da giorni mentre altre sono programmate in Sicilia nei prossimi giorni. Cresce, invece, l'allarme in Basilicata e ancora in Calabria dove si stanno esaurendo i carburanti in diverse stazioni di servizio con lunghe code. E la crisi logistica, che sta interessando la rete di distribuzione, anche per lo sciopero della raffineria di Taranto, innesca un'emergenza carburanti in Puglia e Calabria. Nel foggiano quasi tutti i distributori sono a secco, a Cosenza la stragrande maggioranza delle stazioni di servizio ha completamente esaurito le scorte di benzina e diesel, gettando nel caos la mobilità urbana. Il problema si sta estendendo anche ad altre province e città, come Catanzaro, dove la maggior parte delle pompe ha finito le scorte.

La rabbia dei lavoratori -

 "Sono proteste spontanee, non governate e non proclamate dalle associazioni di categoria, il che rende il quadro ancora più inquietante perché significa che ci si sta muovendo nell'ambito della disperazione degli imprenditori", afferma il presidente di Conftrasporto, Pasquale Russo. Sulla stessa linea Unatras, (Unione Nazionale delle Associazioni dell'Autotrasporto Merci) che parla di "un malessere diffuso e non più sostenibile da parte delle imprese". Entrambe le associazioni hanno quindi sollecitato un intervento immediato dell'esecutivo Meloni. "Se non convocherà con massima urgenza un incontro si assume la responsabilità di consegnare il settore alla paralisi totale", aveva avvertito Unatras. Alla base della protesta c'è il mancato sblocco delle risorse stanziate già lo scorso maggio proprio per contrastare il caro gasolio "ma che ancora non sono arrivate" a destinazione. Servono, inoltre, "ulteriori stanziamenti", visto il continuo rialzo del diesel.

Pronto un confronto -

 A seguito delle proteste degli ultimi giorni, il governo Meloni ha convocato un tavolo per il 27 ottobre al ministero dei Trasporti. I sindacati metalmeccanici che stanno guidando le proteste nella raffineria di Taranto si sarebbero impegnati a rimuovere i blocchi, dopo la convocazione del governo.

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