Il vertice a Bruxelles

Consiglio europeo, accordo nella notte sull'energia | I paletti di Meloni su bilancio e flessibilità

Il testo "ribadisce la necessità di garantire un mercato del carbonio ben funzionante, di ridurne la volatilità del prezzo, preservando al contempo il ruolo essenziale dell'Ets"

© Ansa

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Un nodo difficile da sciogliere: quello dell'energia. A Bruxelles, durante la prima giornata del Consiglio europeo, il vertice si è arenato al primo intoppo ed è diventato una sorta di tiro alla fune. Da una parte chi non voleva arretrare dalla transizione Green, dall'altra chi voleva un freno alle politiche europee sulle rinnovabili. L'accordo alla fine è arrivato, dopo ore, nella notte. Aperto anche il tema della flessibilità, con la premier Giorgia Meloni che ha provato a far leva sul caro prezzi come fattore esterno determinante.

"Aggiornare la valutaione degli impatti dell'Ets2" -

 Il grande tema del giorno è stato quello dell'energia. Lo stallo è esploso sul capitolo dedicato all'Ets, lo strumento adottato dall'Ue per ridurre le emissioni di gas serra nei settori industriali, e più in generale sulla strategia energetica europea. Su questa questione, appunto, c'è stata la divisione in due fazioni. Dopo un lungo confronto, l'intesa è arrivata nella notte: nelle conclusioni il Consiglio Europeo ha invitato la Commissione ad aggiornare la valutazione di tutti gli impatti dell'Ets2, in particolare sulla sua struttura e sulle misure di salvaguardia.

Nel testo è stata ribadita inoltre la necessità di garantire un mercato del carbonio "ben funzionante, trasparente e prevedibile", riducendone la volatilità del prezzo e "mitigandone l'impatto sui prezzi dell'energia elettrica, senza mettere in discussione il ruolo dell'Ets". Roma, che sul dossier ha fatto asse con i Paesi Visegrad, ha chiesto aggiustamenti legati alla crisi energetica senza deviare dagli obiettivi climatici. L'Italia non punta né allo smantellamento dell'Ets1 né a un rinvio dell'Ets2, ma guarda piuttosto alla possibilità di "un'eccezione nazionale temporanea" sul modello dell'eccezione iberica del 2023.

Sì alla flessibilità, ma solo la Grecia appoggia Meloni -

 La discussione si è poi spostata sulla flessibilità, su cui Meloni è stata ben chiara. La premier ha chiesto che il caro prezzi venga considerato dalla Commissione come un fattore esterno determinante, pur nel rispetto delle regole fiscali. Una posizione sostenuta apertamente soltanto dalla Grecia, mentre Ursula von der Leyen ha richiamato alla prudenza sui conti pubblici, indicando come unica misura immediata la proroga del regime degli aiuti di Stato per la crisi energetica.

Sul bilancio pluriennale 2028-2034, invece, Giorgia Meloni ha riunito gli Amici della Coesione e promosso una dichiarazione comune che fissa alcuni paletti ritenuti imprescindibili: "risorse sufficienti per le priorità comuni, tutela della Pac sia nelle risorse sia nelle regole di finanziamento, contributi equi degli Stati membri alle risorse proprie e stop agli sconti sui contributi nazionali". Questi i punti chiave fissati dalla premier. Roma vuole un bilancio "ambizioso" ma non vuole rimetterci. Ma sul bilancio tutti i leader, di fatto, navigano a vista, restando sulle proprie posizioni. A cominciare da Friedrich Merz. Il cancelliere tedesco è tornato a chiedere nuovi tagli al bilancio rispetto a quelli già messi in campo nella nuova proposta dalla presidenza irlandese. L'intesa sul negoziato potrebbe non arrivare entro la fine del 2026.

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