Dallo studio approfondito sui testi d'esame alla fruizione di pillole informative sotto forma di dispense, sintesi e slide delle lezioni: la preparazione degli universitari sta subendo una trasformazione evidente. Oltre 8 professori su 10, infatti, negli ultimi cinque anni hanno notato un cambiamento radicale nel metodo adottato dai propri studenti. Con effetti altrettanto importanti sul fronte della preparazione, che si sta progressivamente sfaldando: il 65% degli insegnanti rileva un netto peggioramento negli apprendimenti rispetto a un quinquennio fa.
Una flessione che sette docenti su dieci (il 68%) collegano in modo diretto a una causa precisa: la progressiva scomparsa dei manuali d'esame dalle abitudini di studio dei ragazzi, che ormai sono lo strumento privilegiato per una netta minoranza di studenti. A delineare i tratti di questo eloquente e preoccupante scenario è l'ultima indagine svolta da Talents Venture per l'Associazione Italiana Editori (Aie), su un campione di 463 docenti di 34 atenei italiani, nata per analizzare il rapporto tra materiali didattici adottati e competenze realmente acquisite dagli studenti.
Addio manuali: trionfano slide e studio "fast-food" -
Come evidenzia un'analisi approfondita del report, effettuata dal portale Skuola.net, nella quotidianità accademica i libri di testo integrali sembrano ormai finiti ai margini delle abitudini giovanili. Secondo quanto osservato dai docenti durante le loro giornate in facoltà, la stragrande maggioranza degli studenti preferisce prepararsi facendo affidamento prioritario su "scorciatoie" come presentazioni e slide del corso (citate dal 69% dei professori) e sugli appunti presi a lezione (52%), mentre il libro di testo scivola in fondo alla classifica, ritenuto "molto usato" appena dal 17% dei ragazzi.
Questo scostamento, ovviamente, ha generato un'abitudine diffusa allo studio sintetico e frammentato. Non a caso, quasi la metà dei docenti (47%) segnala una minore consultazione dei testi d'esame e nota un ricorso sempre più massiccio a riassunti e dispense (46%). Mentre un quarto di loro (25%) evidenzia crescenti difficoltà nell'affrontare letture di ampia estensione.
A tutto questo si aggiunga, poi, l'impatto dell'Intelligenza artificiale generativa, usata secondo le stime da circa 2 studenti su 3 per riassumere o studiare: uno strumento che il 55% dei professori giudica con severità, ritenendo che incentivi un atteggiamento passivo e una conoscenza usa-e-getta. Il risultato è che il 71% dei docenti denuncia ormai una divergenza strutturale tra i materiali consigliati nel programma e quelli effettivamente impiegati per sostenere l'esame.
Il manuale resta lo strumento più efficace -
Eppure, la visione dei professori su quale sia il miglior metodo di studio rimane graniticamente quella di sempre: il manuale d'esame resta lo strumento in assoluto più valido per costruire una preparazione solida. Ben l'88% dei docenti riconosce l'efficacia del libro di testo (il 54% lo ritiene "molto efficace"), assegnandogli una valutazione superiore a qualsiasi altro supporto, incluse le slide proiettate in aula (85%) o le dispense prodotte dagli stessi docenti (83%).
È per questa ragione che il libro, in vista dell'esame, figura ancora come obbligatorio nel 50% dei corsi universitari e come consigliato in un ulteriore 45% dei casi. Questo perché, secondo i prof, il testo strutturato non rappresenta un semplice contenitore di nozioni, ma l'architettura logica dentro la quale un argomento prende forma, costringendo il lettore a seguire un ragionamento articolato anziché limitarsi a memorizzare definizioni isolate.
La caduta della preparazione -
Preoccupazioni, quelle del corpo docente, che non sono solo suggestioni ma si basano su dati di fatto. Visto che, sempre a detta dei professori, gli esiti delle sessioni d'esame confermano in modo puntuale che la sostituzione dei manuali con materiali sintetici sta impoverendo la qualità dell'apprendimento. Quando ci si prepara unicamente su schemi, "sbobinature" o riassunti generati dagli algoritmi, il riscontro che si ha è che la conoscenza acquisita si rivela fragile, mnemonica e destinata a svanire all'indomani dell'esame.
Più nello specifico, interrogati sulle principali lacune riscontrate agli appelli, i professori mettono al primo posto la ridotta capacità di analisi e di ragionamento critico (segnalata dal 41% dei docenti), seguita da una preparazione nozionistica e superficiale (28%), dalle difficoltà nel collegare tra loro argomenti diversi (24%) e dalla scarsa comprensione dei concetti di base della disciplina (19%).
La ricerca, in sostanza, dimostra che studiare per sintesi e frammenti consente forse di superare un test a risposte chiuse o di ripetere qualche definizione, ma rischia di privare della capacità di elaborare un pensiero autonomo e strutturato, confermando la necessità di riportare i libri e la lettura approfondita al centro della formazione universitaria.