Accanto all'inchiesta principale sul delitto di Garlasco, quella sull'assassino di Chiara Poggi, la Procura di Pavia continua a lavorare su un secondo fronte: la presunta corruzione.
A occuparsene è il procuratore aggiunto Stefano Civardi, che sta esaminando le carte arrivate da Brescia e si sta concentrando in particolare su alcuni appunti vergati a mano. La domanda che gli inquirenti si pongono è una sola, ma decisiva: come sono finiti i primi atti delle indagini su Andrea Sempio nelle mani della difesa dello stesso indagato?
A insospettire gli investigatori è una possibile corrispondenza tra la calligrafia di alcuni appunti contenuti nel fascicolo della procura generale e altre annotazioni tracciate su un post-it, trovato nella copia del fascicolo del generale Garofano, all'epoca consulente di Sempio.
"Il punto è che questo post-it, su questo fascicolo, non doveva essere presente", sintetizza a "Ore 11" Milo Infante, affrontando il tema. "Perché, se questa è la calligrafia di Garofano, quei documenti erano nelle sue mani in un momento in cui non avrebbero dovuto? Questo, però, è la Procura che deve accertarlo".
Una verifica tecnica, quindi, da cui potrebbe emergere molto più di una semplice coincidenza. Per ora, però, resta un'ipotesi da confermare: spetterà agli inquirenti stabilire se quella grafia sia davvero riconducibile al consulente e, soprattutto, come quei materiali siano usciti dagli uffici giudiziari.