In Italia sono 3,8 milioni di persone convivono con il diabete, pari al 6,4% della popolazione complessiva e al 7,5% della popolazione adulta, con oltre il 90% dei casi riconducibili al diabete di tipo 2. Questo è quanto emerge dal 19esimo Italian Barometer Diabetes Report 2026, elaborato dai riceratori di Ibdo Foundation e presentato il 13 ottobre 2026 a Roma nel corso di un evento al Senato su iniziativa della senatrice Daniela Sbrollini. Stando ai dati, emergere che: la malattia è passata dal 4,2% del 2005 al 5,4 per cento del 2015, fino al 6,4% del 2025, con un aumento in termini grezzi del 52% e una crescita del 23% anche al netto dell’invecchiamento della popolazione.
Lo studio, condotto anche in collaborazione con l’Intergruppo parlamentare obesità, diabete e malattie croniche non trasmissibili e l’Università di Roma Tor Vergata, con il contributo non condizionato di Novo Nordisk, stima inoltre che oltre un milione di persone in Italia convivano con la malattia senza saperlo.
Il peso delle malattie cardiovascolari -
Il diabete si conferma una delle principali sfide per la sanità pubblica non solo per la sua diffusione, ma anche per le patologie che spesso lo accompagnano. Secondo l'Italian Barometer Diabetes Report 2026, dopo i 45 anni la malattia tende ad associarsi con maggiore frequenza ad altre condizioni croniche, aumentando la complessità della gestione clinica dei pazienti. Particolarmente significativo è il legame con le malattie cardiovascolari, che rappresentano una delle principali cause di ricovero e mortalità nel Paese. Il rapporto evidenzia che tra le persone con diabete seguite nei centri specialistici una quota rilevante presenta già una storia di problemi cardiovascolari, mentre più della metà convive con l'ipertensione. Un quadro che aiuta a comprendere perché gli specialisti insistano sulla necessità di superare una visione limitata al solo controllo della glicemia. L'obiettivo, spiegano gli autori dell'analisi, deve essere quello di ridurre il rischio complessivo del paziente, intervenendo contemporaneamente sui diversi fattori che possono favorire l'insorgenza di complicanze nel medio e nel lungo periodo.
Le differenze territoriali e sociali -
Questa malattia non segue però un andamento uniforme lungo la penisola. L'analisi mostra infatti una maggiore incidenza del diabete nel Mezzogiorno rispetto alle regioni del Centro e del Nord Italia. Dietro questo squilibrio, secondo gli esperti, si nasconde una combinazione di fattori economici, sociali e culturali che incide sia sulla prevenzione sia sull'accesso alle cure. Il report rileva inoltre una maggiore diffusione della patologia tra le persone con un livello di istruzione più basso e nelle fasce socialmente più vulnerabili. Un elemento che contribuisce ad alimentare le disuguaglianze sanitarie già presenti nel Paese. Gli autori sottolineano come il diabete non possa essere interpretato soltanto come una questione clinica, ma anche come un fenomeno influenzato dal contesto in cui vivono i cittadini. Per questo motivo, oltre agli interventi di carattere medico, vengono ritenute necessarie strategie capaci di favorire l'educazione sanitaria, la prevenzione e un accesso più uniforme ai servizi sul territorio nazionale.
Le criticità del percorso di cura -
Accanto alle difficoltà legate alla prevenzione, il report accende i riflettori anche sui problemi che molti pazienti incontrano durante il percorso assistenziale. Tempi di attesa troppo lunghi, procedure organizzative complesse e difficoltà nel coordinamento tra professionisti sanitari rappresentano alcuni degli ostacoli segnalati con maggiore frequenza. Per una patologia cronica che richiede controlli periodici e monitoraggio costante, la continuità delle cure assume un'importanza centrale. Ritardi nelle visite o negli esami possono infatti compromettere una diagnosi tempestiva delle complicanze e rendere più difficile il controllo della malattia nel tempo. Secondo il documento, una parte dei pazienti continua inoltre a riscontrare difficoltà nell'accesso ai percorsi assistenziali, nonostante i progressi registrati negli ultimi anni. Per gli esperti, il miglioramento dell'organizzazione sanitaria rappresenta quindi una delle leve più importanti per rispondere all'aumento dei casi e per garantire una presa in carico più efficace delle persone che convivono quotidianamente con la patologia.
Prevenzione e innovazione, la sfida per il sistema sanitario -
Di fronte alla crescita del diabete e delle altre malattie croniche, servono strategie capaci di accompagnare la prevenzione con una maggiore integrazione delle cure. Ne è convinta la senatrice Daniela Sbrollini, co-presidente dell'Intergruppo parlamentare obesità, diabete e malattie croniche non trasmissibili, secondo cui: "alla prevenzione del diabete e dell'obesità deve affiancarsi una più forte e organica strategia di prevenzione cardiovascolare". Per Sbrollini, infatti, diabete, obesità e malattie cardiovascolari sono condizioni strettamente collegate e affrontarle attraverso percorsi separati rischia di frammentare la presa in carico dei pazienti.
Sulla stessa linea anche l'onorevole Roberto Pella, co-presidente dello stesso Intergruppo parlamentare, che richiama il ruolo di ricerca e innovazione nella lotta alle patologie croniche. Secondo Pella, rendere concretamente accessibili le innovazioni terapeutiche e assistenziali significa rafforzare la capacità del Servizio sanitario nazionale di prevenire le complicanze, ridurre le disuguaglianze e garantire risposte adeguate lungo tutto il percorso di cura.