Marco Masini, 62 anni, si prepara a tornare nei palasport con cinque date evento del tour Marco Masini – Live 2026, in programma dal 3 al 14 novembre tra Milano, Firenze, Padova, Roma e Napoli. Sul palco, accanto ai grandi successi di oltre 36 anni di carriera, presenterà per la prima volta dal vivo anche alcuni brani del nuovo album, il cui titolo è già tutto un proclama: Perfetto Imperfetto. In attesa dei concerti, il cantautore si racconta a Tgcom24 tra musica, amore, scelte di vita e riflessioni sul mondo di oggi.
Come sta?
Abbastanza bene. Sto preparando questi cinque concerti. Quando si fa la musica si sta sempre bene.
A proposito delle cinque serate in programma, ha già invitato qualche artista?
Ci sono alcune cose in programma: su un paio siamo quasi sicuri, mentre per un'altra aspettiamo ancora una risposta. Sono artisti che hanno a loro volta tour e date già programmate, quindi dobbiamo avere conferma della loro disponibilità. Per questo non lo posso dire, perché non voglio annunciare un artista e poi non viene.
Lei ha detto che la perfezione nasce a volte dai difetti. C'è un suo difetto che per anni ha provato a limare e che oggi invece difende?
Mi sono sempre considerato molto istintivo. Ho cercato di correggere questa mia troppa istintività nello scrivere, nel fare, cercando una logica, cercando una programmazione. Oggi forse sto cercando di ritornare più istintivo, nel senso che mi sono accorto che essere più istintivi a volte in un mondo dove comunque si sono persi certi punti di riferimento e non si hanno più certe certezze, forse l'istinto è quello che ti fa anche sbagliare di meno.
In una recente intervista ha osservato che molti dei problemi raccontati nelle sue canzoni riguardano ancora i giovani di oggi. C'è una canzone del suo repertorio che avrebbe sperato non fosse più attuale?
Beh, tutti. Io ho cercato di sensibilizzare la mia generazione su mille problemi sociali che oggi esistono, dalla violenza sulle donne fino alla tossicodipendenza. Ho sperato che magari nel 2026 tutto potesse essere ridimensionato, invece purtroppo mi sono accorto che c'è una sensibilizzazione diversa grazie alla comunicazione. Oggi la violenza sulle donne si combatte diversamente, si combatte con delle iniziative, si combatte con dei messaggi social, quindi si arriva immediatamente più a sensibilizzare. Però i problemi ci sono ancora, non li abbiamo eliminati. Lo stesso vale per la tossicodipendenza, lo stesso vale per l'abuso di potere, lo stesso vale per la violenza in sé stessa, lo stesso vale per l'inganno, per il bullismo, per la discriminazione. Io ho cantato queste cose negli anni '90, quando una generazione si stava perdendo nell'infinito oceano della moria della politica, della coerenza, dell'ideologia.
Secondo lei i cosiddetti giovani di oggi hanno ancora la possibilità di ribellarsi e cambiare le cose, oppure stanno imparando a convivere con un mondo che sembra crollare?
La cosa diversa è che prima i giovani avevano più fiducia nella politica, c'era anche una stabilità, un equilibrio che i grandi politici di un tempo erano riusciti a creare. I grandi uomini di entrambe le parti, non c'è schieramento, non c'è nessun tipo di allusione, c'è solamente la politica in generale, è fatta dalla destra, dalla sinistra e dal centro. In passato grandi uomini come De Gasperi, come Berlinguer, come Moro, come Andreotti, come Almirante, facevano la Politica. Avevano il mestiere veramente innato e sapevano farsi ascoltare. Oggi è molto più difficile, poi dopo Tangentopoli è diventato un disastro, di conseguenza il giovane ha meno armi a disposizione, cioè non ha più quella fiducia nell'uomo, nel politico e nell'ideologia. Di conseguenza quando si combatte da soli è più difficile. C'è anche la comunicazione che è cambiata. Il social permette di non aggregarsi più soltanto nelle piazze ma di aggregarsi all'interno di una sorta di chat globale dove comunque ci si organizza e si fa quell'unione che fa la forza per ribellarsi. Però che questo porti a un cambiamento non lo so. Credo che come tutte le generazioni siamo state convinte in passato di poter cambiare il mondo, forse lo è anche la nuova generazione, ma non è detto che ci riesca.
Lei ha scritto canzoni che hanno fatto da sottofondo a intere generazioni. Ma c'è una canzone di un altro artista che ha segnato la sua vita?
Io nasco musicista anche, non solo autore. Quindi io da piccolo avevo dei riferimenti storici di quel momento che mi davano anche la possibilità di imparare musicalmente. C'è un artista in particolare che ha cambiato la mia vita: Keith Emerson. E anche Jon Lord, che era il tastierista. A me hanno insegnato tanto come si suona, come ci si accompagna. Poi però anche Elton John mi ha insegnato tanto, così come Billy Joel. Insomma, i riferimenti per me sono stati tanti perché ogni secondo cambiava qualcosa. Arrivò l'elettronica, arrivarono i primi sintetizzatori, gli analogici, le prime canzoni fatte con le batterie elettroniche. Il grande shock dei Rockets quando venivano a Firenze. Quindi una drum machine (uno strumento musicale elettronico in grado di imitare strumenti a percussione) che noi non conoscevamo e che abbiamo scoperto alla fine degli anni '70, all'inizio degli anni '80. Parlando da musicista ti posso dire che tutti questi artisti hanno influenzato e hanno condizionato la mia crescita. Poi ti posso dire che gruppi come i Beatles, i Coldplay e i Radiohead hanno cambiato la musica. Quando accendo la mia tastiera nel mio studio di registrazione, quegli artisti per me sono punti cardinali, importanti per sviluppare la mia musica.
Dopo 35 anni di carriera c'è qualcosa che non è riuscito a ottenere e che le dispiacerebbe non realizzare? Non parlo solo di premi o riconoscimenti ma anche un'esperienza che non ha ancora fatto.
Ce n'è una, ma non è detto che non possa realizzarla. Ed è un esperimento, cioè è proprio una voglia di sentire una cosa con la mia voce, con il mio istinto musicale, con il mio modo di fare musica. Però finché non la provo e finché non capisco se questa cosa può regalare un'emozione, non la faccio. Devo essere sicuro. In questo io sono molto lucido e molto consapevole dei miei mezzi. Prima di fare il passo più lungo della gamba preferisco sempre aspettare, trovare e riprovare finché non sono sicuro di arrivare all'altra parte.
Ha passato gran parte della sua carriera a raccontare l'amore. Oggi che rapporto ha con questo sentimento?
Nella fase adulta della vita si acquisisce un grande amore per noi stessi e grande paura di perderci. Ci si avvicina a un'età che comunque incute timore perché la lucidità è una cosa importante per godersi ogni attimo della vita. Quindi più ci si avvicina all'età della grande maturità, più esperienze si accumulano e più ovviamente si ha il timore di sbagliare, di perderci e di smarrire anche gli affetti. Si acquisisce un po' più di fragilità. Ed proprio questa fragilità ti porta, a un certo punto, ad avere un rapporto con l'amore un po' più disincantato.
Quando ripensa al ragazzo che ha vinto Sanremo nel 1990, c'è una cosa che vorrebbe dirgli oggi o una scelta che vorrebbe impedirgli di fare?
Questo dipende sempre dalla condizione, dalla felicità che si ha nell'essere ora quello che si è. Io in questo momento sono felicissimo di essere quello che sono. Credo di aver fatto il massimo, di aver dato il meglio di me per poter emozionare la gente e per poter avere ancora questo rapporto con la gente. Per aver scritto quello che ho scritto, per aver fatto la musica che ho fatto. Quando torni indietro e dai un consiglio al te giovane, il rischio è che poi tu possa cambiare una virgola e di conseguenza il corso degli eventi. Sicuramente il rischio potrebbe essere quello di essere in una posizione ancora più felice, ancora più bella, ma se devo scegliere, in questo momento lascio e mi prendo quello che ho fatto.
Quindi non cambierebbe niente. Ma al Masini più giovane direbbe comunque qualcosa?
Io lascerei tutto quello che ha fatto perché qualsiasi cosa sarebbe per non sbagliare, come fanno i genitori. Tornare indietro e far presente a un tuo te immaginario più giovane di non commettere quell'errore potrebbe portarti poi a non imparare la lezione. E se non impari la lezione poi alla fine non puoi migliorare te stesso. Io mi sono migliorato, poi se ho scritto canzoni più belle o più brutte non mi faccio il problema perché la gente è a decidere. Non vorrei rischiare di non far commettere al Masini giovane uno sbaglio che invece è stato indispensabile per arrivare a crescere e a migliorarsi.
C'è qualcosa che sta accadendo nel mondo che la fa arrabbiare al punto da volerci scrivere una canzone? Oggi a chi o a cosa indirizzerebbe "Vaffanculo"?
No, è proprio l'opposto. Credo che questo sia un mondo di vaffanculi. E la cosa migliore sarebbe cercare di portare un po' di stabilità, di serenità. Quello si vede tutti i giorni, non è un mondo tranquillo, è un mondo che si insulta, è un mondo che si fa la guerra, è un mondo fatto solamente di interessi economici dove la vita è secondaria e più importante l'economia. Quindi il vaffanculo oggi sarebbe buttare benzina sul fuoco. Ci vuole invece molta acqua in questo momento. Ci vorrebbe una canzone più mediatrice e forse con una voce ancora più serena. Oggi è tutto così frenetico che bisognerebbe riuscire a trovare una canzone che rallenti un po' il ritmo del mondo, ma non è facile.