Avrebbero impiantato oltre 100 protesi al pene tramite Servizio sanitario nazionale facendo quindi passare a carico della sanità pubblica interventi chirurgici che normalmente dovrebbero essere a pagamento. Per questo motivo cinque medici - fra cui due primari di due diversi reparti dell'ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento - sono stati iscritti nel registro degli indagati della Procura. Se quanto ipotizzato dagli inquirenti dovesse trovare riscontro nella realtà, i sanitari avrebbero provocato un consistente danno economico alle casse pubbliche.
L'ipotesi degli inquirenti -
Gli inquirenti siciliani ipotizzano che nell'ospedale dell'Agrigentino i medici indagati garantissero interventi gratuiti a pazienti privi dei requisiti necessari. Se l'ipotesi trovasse riscontro positivo nella realtà, gli indagati avrebbero provocato un consistente danno economico alle casse pubbliche. A far scattare i primi sospetti era stata la stessa Asp di Agrigento - l'Azienda sanitaria provinciale - colpita dall'elevato numero di pazienti arrivati anche da fuori Regione, attratti da sponsorizzazioni diffuse sui social network. I dubbi hanno successivamente portato alle ispezioni dell'assessorato regionale alla Salute e al blitz dei carabinieri del Nas di Palermo. I militari dell'Arma hanno sequestrato 112 cartelle cliniche relative a operazioni effettuate tra il 2018 e il 2024.
Intervento coperto da Ssn solo in casi eccezionali -
L'intervento di protesi al pene non rientra nei Livelli essenziali di assistenza (Lea). La loro spesa è coperta dalla sanità pubblica soltanto in casi rari e specifici. Tra questi vi sono, ad esempio, i pazienti oncologici. Negli altri casi, il costo dell'operazione - che può arrivare a superare la cifra di 8mila euro per dispositivo - dovrebbe essere a carico del singolo paziente.