"Nel mirino non ci sono solo dati o denaro"

Attacco hacker nei supermercati francesi, il generale Rapetto a Tgcom24: "Può ripetersi ovunque"

Dai frigoriferi manomessi in Francia al rischio per le nostre case: l'inventore e per dodici anni comandante del Gruppo Anticrimine Tecnologico delle fiamme gialle spiega i rischi e le falle nella sicurezza.

© Ansa

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L'attacco hacker ai supermercati in Francia non deve essere considerato un'eccezione: "Può ripetersi ovunque". A dirlo a Tgcom24, oltre a spiegare come sia stato possibile e quali rischi riguardo ad attacchi di questo genere corra anche l'Italia, è Umberto Rapetto, generale della riserva della guardia di finanza, che si occupa di computer crime dal 1987 e di cyberwar dal 1995. Inventore e per dodici anni comandante del Gruppo Anticrimine Tecnologico delle Fiamme Gialle, nel 2001 ha catturato e fatto condannare in via definitiva gli hacker entrati nei sistemi informatici del Pentagono e della Nasa.

Come si entra nei sistemi di un supermercato -

 Per Rapetto, il problema non è soltanto la capacità di chi attacca, ma soprattutto la vulnerabilità di chi viene preso di mira. Intervenire da remoto sui sistemi di refrigerazione di un supermercato non richiede capacità informatiche eccezionali, perché, spiega Rapetto, delle vulnerabilità possono trovarsi già nei meccanismi che regolano l'accesso alle reti e alle apparecchiature. "Tutte le architetture telematiche che prevedono l'accesso di soggetti dislocati geograficamente altrove possono essere "visitate" da soggetti non autorizzati. Non è una novità". Il percorso, dice, passa dall'accesso alla rete alla capacità di presentarsi come un utente legittimo, fino alla conoscenza delle procedure che permettono di impartire comandi e attivare determinate funzioni.

Una vulnerabilità che può nascere già dai sistemi di autenticazione -

 "In questo caso le password possono essere state deboli. Vecchie, note anche chi non avrebbe dovuto averne la minima cognizione...", il punto, dunque, non riguarda soltanto la presenza di una password, ma il modo in cui vengono protetti gli accessi e gestite le autorizzazioni. E non è necessario immaginare sempre attacchi particolarmente sofisticati. "Ovviamente una minima abilità è necessaria, ma non occorre avere capacità straordinarie". Secondo Rapetto, molti attacchi possono essere agevolati dalla scarsa preparazione di chi viene colpito: "Non siamo dinanzi a Premi Nobel ma a giovanotti senza scrupoli che arrivano "a fare gol" solo per l'insipienza di chi viene assaltato".

Il rischio riguarda anche l'Italia -

 Secondo Rapetto uno degli ostacoli principali è la convinzione che il problema riguardi sempre qualcun altro: "Può ripetersi ovunque e qualunque realtà della grande distribuzione ne può provare il brivido. Purtroppo si è tutti convinti che succeda a casa di altri, che sia un problema che qui non ci sia, che certi discorsi in tema di sicurezza sono fatti solo per vendere prodotti o servizi...". È proprio questa sottovalutazione a rendere più difficile prevenire gli attacchi, perché impedisce di riconoscere per tempo la portata delle vulnerabilità e di investire nelle protezioni necessarie. Rapetto poi aggiunge: "La mancanza di coscienza della gravità della questione è il lubrificante che fa scorrere veloci i siluri di chi decide di affondare questa o quella organizzazione".

Non soltanto dati e denaro nel mirino -

 Sarebbe, in un certo senso, errato pensare che gli attacchi hacker si limitino ai tentativi di sottrarre denaro o informazioni sensibili, Rapetto infatti allarga lo sguardo: "Nel mirino delle grandi potenze non ci sono soltanto i dati o il denaro. La preda più ambita è quella delle infrastrutture critiche. Colpire energia, comunicazioni, trasporti, sanità e finanza sono i cinque comandamenti per i Paesi che governano o sognano di governare il Pianeta". Il rischio, quindi, non si esaurisce nelle perdite economiche. Quando vengono coinvolti sistemi essenziali, le conseguenze possono estendersi a servizi utilizzati quotidianamente da un'intera comunità.

Le responsabilità di chi deve proteggere i sistemi -

 Per Rapetto, la prevenzione comincia dalle decisioni di chi acquista, installa e gestisce le tecnologie. Non basta affidare la sicurezza a qualcuno o comprare un prodotto: "Chi non adotta cautele è colpevole e con lui ne devono rispondere quelli che si occupano di sicurezza senza saperlo fare, che provvedono agli acquisti non domandandosi se quel che viene comprato funziona e/o serve davvero...". L'ex generale individua una criticità già nella fase delle scelte: "L’incapacità di committenza (ovvero il non sapere come rifornirsi e scegliere a chi rivolgersi) è il primo guaio". La risposta, secondo Rapetto, deve riguardare anche le strategie nazionali e la formazione. "Avvalersi di professionisti veri e non di soggetti sponsorizzati dalla politica, oppure amici e vicini di casa. Redigere piani pluriennali per l’implementazione di soluzioni globali per il Sistema Paese. Fare opera di grande sensibilizzazione e di formazione...". E soprattutto, si tratta di cose da fare non "prima che sia troppo tardi" perché, dice, "È già troppo tardi...".

E nelle nostre case? -

 E se stringessimo il ragionamento alle nostre case, sempre più popolate da dispositivi collegati a internet e da sistemi di domotica agli impianti di sicurezza, ecco che se un servizio gestisce da remoto le apparecchiature di molte abitazioni, un ipotetico hackeraggio a questo sistema rischierebbe di esporre più utenti allo stesso problema. Su questo tema Rapetto è chiaro: "Comprate elettrodomestici vintage. Sono più belli a vedersi e più sicuri a usarsi...".

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