Monia, "amica speciale" di Gianni Di Vita. Michele, marito di Monia. E una stretta parente di Gianni, probabilmente una cugina. Sarebbero questi i tre individui su cui si concentrano le attenzioni degli inquirenti chiamati a fare chiarezza sul duplice omicidio premeditato di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, avvelenate con la ricina. Anche in questa ottica diventano fondamentali le quattro perquisizioni sui pc di altrettanti istituti scolastici, in cui i nuovi possibili protagonisti del giallo lavorano.
Le scuole e i legami con i sospettati -
Prima l’agrario di Riccia, dove Michele lavora come tecnico di laboratorio e dove è presente una serra. Quimdi, sempre a Riccia, il liceo scientifico dove ha insegnato Monia. Mercoledì il classico di Campobasso, in cui studiavano Sara e la sorella primogenita Alice, diplomata a luglio. Infine il liceo "Silvio Di Lalla" a Casacalenda, dove una cugina di Gianni è insegnante di sostegno.
I dubbi su Gianni Di Vita, marito e padre delle vittime -
Secondo quanto riferito da Corriere della Sera e Repubblica, addirittura i dubbi degli inquirenti si spingerebbero persino oltre. Fino a ipotizzare che mamma e figlia siano state avvelenate per sbaglio nella loro casa di Pietracatella, in provincia di Campobasso. E che quella tossina fatale fosse invece per lo stesso marito e padre, Gianni Di Vita
I pc sequestrati e le strane ricerche su Reddit -
Tre persone, una verità. E una storia che, stando a quanto emerso in lunghi mesi di indagini e oltre 200 audizioni in procura, porrebbe le sue radici in un matrimonio ormai fratturato dall'interno. Antonella, secondo alcune indiscrezioni, avrebbe voluto separarsi dal marito a causa delle sue presunte relazioni extraconiugali con altre donne, passate e presenti.
La soluzione, come detto, potrebbe arrivare dal web. In particolare dalle decine di pc disponibili nei quattro istituti scolastici molisani e da cui una mano anonima, collegato sulla piattaforma americana Reddit da una zona compatibile con quella di Campobasso, fin da agosto 2025 avrebbe chiesto informazioni precise sulla ricina fingendosi uno scrittore. E ponendo domande su come ricavare il veleno dalla pianta così come sui suoi effetti letali: "Se il mio personaggio uccidesse con i semi di ricino schiacciati?". Un account rimasto sospettosamente disattivo nei giorni intorno alla morte delle due donne per poi tornare il 5 gennaio, dieci giorni dopo la tragedia, a chiedere per quanto tempo rimanessero le tracce della ricina e se potessero essere rilevate da un'autopsia.