tra analogie e differenze

Proteste studentesche, rischio contagio Francia-Italia? I problemi sono simili ma le storie sono diverse

Mentre Oltralpe gli studenti scendono in piazza contro tagli, classi pollaio e aule roventi, un confronto tra i due sistemi scolastici rivela una sorpresa: nonostante i nostri storici difetti, l'Italia spende di più per singolo alunno a scuola, ha meno studenti per prof e vanta un sistema di supplenze che a Parigi ci invidiano

© Afp

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In queste settimane le piazze e le scuole di Francia sono in ebollizione. Le proteste studentesche, in particolare quelle degli alunni delle scuole superiori, stanno paralizzando le lezioni, accendendo i riflettori su un malessere profondo che cova tra i banchi d'Oltralpe.

I motivi? Spesa pubblica insufficiente, aule sovraffollate, supplenti introvabili, caldo record nelle classi, mense con porzioni sempre più scarse (in Francia spesso si fa tempo pieno fino alle 18:00 anche al liceo) e un nuovo, rigidissimo divieto sui cellulari.

Guardando le immagini che arrivano da Parigi, viene spontaneo chiedersi: come siamo messi in Italia? Avremmo anche noi i numeri e le ragioni per una mobilitazione di questa portata? La risposta, spulciando tra i dati OCSE, Eurostat e i report indipendenti, è sorprendente: su molti dei fronti che stanno infiammando la Francia, il nostro bistrattato sistema scolastico regge decisamente meglio.

E forse è anche per questo che da noi le tradizionali occupazioni autunnali tendono a sgonfiarsi rapidamente, rientrando nella normalità e costituendo la valvola di sfogo che consente di convivere con problemi strutturali come quello dell’edilizia scolastica carente o il precariato storico dei docenti. Senza però degenerare.

Il portale Skuola.net, per suffragare questo scenario, è andato a fare un confronto, punto per punto, tra i due sistemi. Lasciando intendere che solo su un aspetto, dalle nostre parti, ci sarebbe motivo di protestare. E non riguarda nulla di didattico.

Spesa pubblica: la Francia taglia, l'Italia spende di più per studente

Il primo grande capo d'accusa degli studenti francesi è il sottofinanziamento. E hanno ragione. Secondo il recente rapporto Education at a Glance 2026 dell'OCSE, la Francia ha ridotto la spesa pubblica per l'istruzione dal 4,8% al 4,6% del PIL. I cugini d'Oltralpe, piuttosto, investono massicciamente sull'Università e la Ricerca, ma stanno tirando la cinghia sulla scuola dell'obbligo.

L'Italia, che i suoi grandi tagli li aveva già fatti prima del 2013, ha invece mantenuto una spesa più costante nel tempo: ultimamente è scesa solo marginalmente dal 2,8% al 2,7% del PIL per l'istruzione primaria e secondaria, mentre è salita allo 0,9% per la terziaria.

Ma il vero ribaltamento di prospettiva si ha guardando la spesa per singolo studente. Nell'istruzione primaria, la Francia spende 11.565 dollari ad alunno, ben al di sotto della media OCSE (12.893 dollari).

L'Italia, invece, investe ben 14.313 dollari per ogni bambino. Il gap si conferma alle scuole medie (istruzione secondaria di primo grado): 13.471 dollari in Francia contro i 15.034 dollari dell'Italia. Insomma, sul singolo alunno, il nostro Stato investe di più.

Classi “pollaio” e supplenze introvabili: qui crolla il sistema francese

Il vero dramma francese, però, sembra essere il sovraffollamento delle aule. Prendendo come parametro la scuola primaria, la Francia detiene la maglia nera in Europa per il rapporto alunni-insegnante: ben 17,9 bambini per ogni maestro, un record negativo assoluto.

L'Italia, al contrario, ha classi molto meno affollate. Se si prende in considerazione l'intero sistema scolastico (dalle elementari alle superiori), il nostro Paese vanta appena 10,4 alunni per ogni docente, facendo decisamente meglio della media europea che si attesta a 12,1. Oltralpe si sale a 15 studenti per insegnante.

A questo, per quanto riguarda la Francia va aggiunta la voragine delle supplenze. Sostituire un prof malato o assente è un'impresa titanica. Il sistema è poco rodato, spesso improvvisato, e le cattedre restano vuote per settimane, scatenando le ire delle famiglie. 

In Italia, invece, pur con le sue note criticità burocratiche, la macchina delle supplenze è una corazzata strutturata su tre livelli a cascata (GPS, Graduatorie d'Istituto e Interpelli) che garantisce, quasi sempre, la copertura del posto in tempi rapidi.

Edilizia scolastica e aule bollenti: l'unica vera (mezza) vittoria di Parigi

C'è però un ambito in cui i francesi vincono a mani basse: la qualità delle strutture. Secondo l'indagine europea Ecophone, la Francia ha un'edilizia scolastica tra le migliori nel Vecchio Continente: solo il 27,6% dei presidi definisce la propria scuola "fatiscente". In Italia, questo dato è drammaticamente doppio, arrivando a sfiorare il 55%.

Eppure, gli studenti francesi protestano per le "aule roventi". Come si spiega? La differenza la fa il calendario. Le vacanze Oltralpe, infatti, durano molto meno e iniziano quando il caldo è già arrivato: in genere si chiudono le scuole a inizio luglio e si torna in classe tra fine agosto e inizio settembre, quando le ondate di calore stringono ancora d'assedio le città, scatenando l'esasperazione degli studenti.

E anche sul fronte del condizionamento degli edifici, la sensazione è che i cugini francesi non siano messi poi tanto meglio di noi. Basti pensare a quanto accaduto in occasione degli scorsi esami di Maturità: mentre in Italia le prove sono andate regolarmente avanti anche nei caldissimi pomeriggi di giugno, in molte città di Francia l'emergenza caldo ha costretto il governo a correre ai ripari bloccando e rinviando gli orali. In alcuni casi limite, pur di far svolgere gli esami al fresco, i candidati sono stati persino spostati a sostenere le prove in parcheggi sotterranei.

Cellulari in classe: rigore francese vs "morbidezza" italiana

L'ultima goccia, in ordine di tempo, che ha fatto traboccare il vaso in Francia è l'introduzione, da quest'anno, del divieto assoluto di usare gli smartphone a scuola. Una mossa simile a quella varata in Italia lo scorso anno, ma con un'applicazione diametralmente opposta.

Mentre da noi il Ministero ha adottato una linea più "morbida" - i dati del MIM confermano che in circa 2 scuole su 3 (64,2%) ci si limita a chiedere di tenere i dispositivi spenti nello zaino - in Francia la linea suggerita è quella del rigore: sebbene siano i singoli regolamente d’istituto a determinare le modalità operative di attuazione del divieto, lo spirito della legge vorrebbe che i telefoni vengano ritirati all'ingresso e riconsegnati solo a fine giornata. Una rigidità che, in un clima già teso, ha esasperato ulteriormente gli animi degli adolescenti.