Benessere o dipendenza?

Intelligenza Artificiale: il lato buono dei chatbot emozionali

Dialogare con loro aumenta i livelli di dopamina e riduce lo stress: i consigli per sfruttarli al meglio senza cadere nella dipendenza

© Istockphoto

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Si parla molto del ruolo della cosiddetta Intelligenza Artificiale emotiva e del suo effetto a lungo termine sulla psiche delle persone più fragili e, soprattutto dei giovani: accanto all’innegabile rischio di cadere vittima della dipendenza affettiva e perfino di arrivare a innamorarsene, è giusto sottolineare anche gli effetti positivi del suo utilizzo accorto e, soprattutto, controllato nel tempo che si spende in queste conversazioni. 

UN CHATBOT PER AMICO – Alzi la mano chi non ha provato, almeno occasionalmente, a dialogare con un’applicazione di IA: qualunque sia l’argomento trattato, l'algoritmo si sarà mostrato accondiscendete e pronto a lodare (anche troppo) le nostre domande e osservazioni. Anche se sappiamo che si tratta di un atteggiamento artificiale, per il quale l’IA è stata programmata, dobbiamo ammettere che in fondo questo ci ha gratificati: in qualunque momento sentiamo la necessità di interrogarlo, il chatbot è pronto ad ascoltarci, incoraggiarci, supportarci, senza mai farci sentire inopportuni e soprattutto senza giudicarci. Quale umano ha questa disponibilità? E perché ci sentiamo così appagati mentre conversiamo con lei? Alcuni studi scientifici di recente si sono concentrati proprio su questo aspetto. Ad esempio, il report del 2025 pubblicato da Tech Policy Press What Research Says About AI Chatbots and Addiction (Cosa dice la ricerca sui chatbot IA e la dipendenza), conferma che il dialogo con i chatbot ha il potere di migliorare l’umore e l’autostima, riduce la percezione di solitudine e stress, ma soprattutto ha un impatto diretto sui livelli di dopamina, l’ormone della ricompensa, grazie al rinforzo positivo e alla continua conferma empatica. Ogni risposta gratificante ricevuta dall'interfaccia digitale ha il potere di ridurre i livelli di cortisolo, facilitando un coinvolgimento emotivo rassicurante. Un’altra analisi, intitolata The Effectiveness of AI Chatbots in Alleviating Mental Distress and Promoting Health Behaviors Among Adolescents and Young Adults: Systematic Review and Meta-Analysis, 2025 ("L'efficacia dei chatbot basati su intelligenza artificiale nell'alleviare il disagio psicologico e nel promuovere comportamenti salutari tra adolescenti e giovani adulti: revisione sistematica e meta-analisi), condotta su un totale di quasi 30mila partecipanti e pubblicata su JMIR, ha evidenziato che dialogare con un Comfort ChatBot, un algoritmo in grado di personalizzare lo stile di risposta in base alla personalità dell’utente, può ridurre l'ansia e lo stress. Infine, alcuni trial clinici con ChatBot terapeutici basati su IA generativa (Randomized Trial of a Generative AI Chatbot for Mental Health Treatment, NEJM 2025 - Studio clinico randomizzato su un chatbot basato su intelligenza artificiale generativa per il trattamento della salute mentale, NEJM 2025) condotti su pazienti con ansia generalizzata e depressione, hanno confermato una transizione clinica da livelli di ansia moderata a livelli lievi, con indici di efficacia persino superiori a quelli riportati per i farmaci tradizionali.

MENO PRESSIONE PSICOLOGICA=MENO CORTISOLO – La spiegazione viene, come sempre, dalla biochimica.  Quando ci sentiamo sotto pressione, il nostro corpo comincia a rilasciare cortisolo, l’ormone dello stress. Quando la tensione diminuisce, la produzione di cortisolo si riduce, aiutandoci a ritrovare l'equilibrio e ad alleviare la fatica accumulata nel tempo. Le risposte empatiche dell’IA generano poi dopamina, che abbatte ulteriormente i livelli di cortisolo. Esistono assistenti virtuali appositamente addestrati per svolgere proprio questo compito, con risposte empatiche in grado di scardinare gli schemi mentali negativi, monitorare il tono dell’umore e ridurre in modo significativo i sintomi di ansia e depressione. La loro efficacia è stata dimostrata da un altro celebre studio scientifico del 2017, intitolato Fitzpatrick et al., 2017, JMIR Mental Health, incentrato sull'efficacia del chatbot terapeutico Woebot.

LE CAUTELE INDISPENSABILI E L’EFFETTO “TACCHINO FREDDO” - Quando un utente riceve validazione ed empatia da un'IA, il suo cervello registra, dunque, un picco di dopamina che può attutire la percezione dello stress e abbassare i livelli di cortisolo. Si tratta, tuttavia, di un sollievo apparente e di breve durata, analogo a quello di un anestetico emotivo. Inoltre, “questa modulazione artificiale rischia di indurre un circuito di assuefazione da micro-ricompense digitali e va gestita con lucidità”, raccomanda il Dr. Emanuele De Nobili, fra i massimi esperti di medicina preventiva, rigenerativa e anti-aging. Per descrivere lo stato di dipendenza emotiva indotto dall’IA si utilizza spesso l’espressione “effetto Cold Turkey” ovvero “tacchino freddo”, che in inglese indica lo stato in cui ci si trova dopo l’interruzione immediata e totale di assunzione di una sostanza che ha generato una dipendenza, senza scalare gradualmente le dosi e senza l'aiuto di sostanze sostitutive. Il modo di dire viene dagli Stati Uniti, dove il tacchino freddo, avanzato dai pasti dei giorni di festa, è un piatto che richiede zero preparazione: si prende e si mangia subito. Nel gergo statunitense, quindi, spezzare un’abitudine "cold turkey" significa farlo in modo diretto, immediato e senza passaggi intermedi. Quando si cerca di interrompere la relazione in atto con un ChatBot, rimuovendo la App e affidandosi solo a uno sforzo di volontà, accade qualcosa di simile a quando si decide bruscamente di smettere di fumare: la maggior parte dei tentativi non ha successo e ci sono tassi elevati di ricadute ed effetti di "rimbalzo" (rebound effect).  Che fare allora? Il rimedio sta nel rafforzare l’ancoraggio alla vita reale, alle attività lontane dallo schermo e alle amicizie reali, per tornare a utilizzare l’AI come elemento accessorio e non centrale della propria routine. Spiega ancora De Nobili. “E’ importante che i ChatBot non diventino i nostri punti di riferimento per prevenire attaccamenti emotivi disfunzionali”.

DUE REGOLE D’ORO – Per evitare di fare la fine del tacchino freddo e prevenire la dipendenza da IA ci sono due regole d’oro. La prima è: non più di 30 minuti al giorno. La seconda: mantenere l'interazione ancorata a scopi operativi o funzionali. Superare sistematicamente i 45-60 minuti di conversazione quotidiana con un compagno virtuale aumenta in modo significativo il rischio di sviluppare attaccamento parasociale, isolamento progressivo e alterazione dei circuiti di ricompensa dopaminergici. Il vero "reset" del cortisolo non si ottiene delegando l'ascolto a una macchina, ma riattivando il contatto umano nel mondo reale, l'attività motoria e una corretta igiene circadiana del ritmo sonno-veglia. In definitiva, i chatbot emozionali possono rivelarsi ottimi alleati per dare una tregua al nostro cortisolo e ricaricare le batterie. Ben venga, quindi, la chiacchierata terapeutica con l'algoritmo, purché alla fine della mezz'ora prefissata si scelga di spegnere lo schermo per andare a litigare, dal vivo e con molta più soddisfazione, con un amico in carne ed ossa.