il caso a reggio emilia

Docenti ed educatori ebrei rinunciano alla visita a Reggio Children: giallo su un testo su Gaza da sottoscrivere

La presidente del centro Maddalena Tedeschi: "Mai chieste firme a nessuno" ma 71 insegnanti ebrei americani non arriveranno in città. Parteciperà però la delegazione israeliana

© Ansa

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È bufera a Reggio Emilia dopo le polemiche nate in città sull'opportunità di accogliere una delegazione di docenti ed educatori di scuole ebraiche dagli Usa e da Israele in visita presso le scuole di Reggio Children, visitate nei mesi scorsi anche da Kate Middleton. Dopo giorni di querelle, la delegazione americana ha annullato il viaggio, quella da Israele invece in queste ore è arrivata in città. 

Il caso -

  Il casus belli risale a una settimana fa, quando attivisti, genitori, e alcuni esponenti di sindacati e politica chiedono proprio a Reggio Children di annullare la visita al Centro internazionale Loris Malaguzzi della delegazione, in programma dall'11 al 16 ottobre. Tra le perplessità esternate gli "eventuali rapporti di alcune delle realtà coinvolte con organizzazioni che sostengono le forze di difesa israeliane". 

Polemiche su Reggio Children -

  Le polemiche non si placano. La sera del 6 ottobre un centinaio di attivisti protesta con bandiere, striscioni e megafoni davanti al Centro Malaguzzi. Dentro in quelle ore si svolgeva una Consulta, un'assemblea di 400 persone tra genitori, insegnanti e rappresentanti dei Consigli di infanzia. All'ordine del giorno, scrive il Corriere della Sera, c'è la Carta per un'educazione democratica e partecipata che sarebbe stata scritta in mesi di lavoro. Una carta che ripudia la guerra, senza però nominare alcun Paese.

La Consulta -

  A una parte dei presenti però non basta: alcuni genitori e anche alcuni insegnanti, riporta il quotidiano, avrebbero chiesto agli ospiti di prendere le distanze dalle politiche di Netanyahu. Al termine dell'incontro, scrive ancora il Corriere, qualcuno riporta che la presidente di Reggio Children Maddalena Tedeschi avrebbe detto al gruppo di educatori che sarebbe stata "chiesta una ulteriore presa di distanza". Poche ore dopo il chiarimento: "Quel passaggio dava conto di un momento di confronto, non di una posizione presa". Reggio Children, riporta il Corriere della Sera, ammette anche di aver aggiunto alla Carta il riferimento a tutti i genocidi solo dopo l'assemblea, senza però chiedere a nessuno di firmare nulla. 

Gli organizzatori, riporta Repubblica, avrebbero comunque "informato gli ospiti" e durante una serie di interlocuzioni, avrebbero fatto avere agli americani rassegne stampa, riferimenti a polemiche e richieste arrivate a Reggio Children, tra cui quella di sottoscrivere una presa di distanza "dall'occupazione di Gaza e dalla violazione dei diritti dei bambini e degli esseri umani nei territori occupati e in ogni altra parte del mondo". 

Gli screenshot del sito americano -

  Il caso ha ripreso però vigore dopo che il sito americano "Jewish Insider" ha pubblicato gli screeenshot della dichiarazione che i partecipanti al viaggio avrebbero dovuto firmare: "Prendo le distanze dall'occupazione di Gaza". Il sito non dice da dove arrivi la dichiarazione. Reggio Children, riporta il Corriere, ipotizza che possa trattarsi di un frammento delle conversazioni informali che hanno accompagnato la scrittura della Carta. Oltreoceano però tutto questo sarebbe stato mal digerito. Così i 71 insegnanti dagli Usa hanno alla fine deciso di rimandare il viaggio, mentre i 25 da Israele hanno confermato e sono attesi in queste ore in città. Faranno incontri con pedagogisti e insegnanti, visite nelle scuole.

La replica della presidente -

  Maddalena Tedeschi, intervistata dal quotidiano milanese, spiega che la Carta "non è da firmare ma da discutere, è un work in progress" e aggiunge: "Non abbiamo detto di "no" alla richiesta di prendere le distanze da Netanyahu fatte dalla Consulta perché non è mai diventata una posizione di Reggio Children. Il nostro riferimento è alla Carta: se cominciassimo a chiedere a ogni gruppo di rispondere della politica del proprio Paese, smetteremmo di essere un luogo educativo. Ma le nostre scuole appartengono alla città - sottolinea Tedeschi al Corriere - che in questi giorni era profondamente divisa e non potevamo ignorarlo. Abbiamo scelto di spiegare la situazione ai nostri ospiti". 

Le accuse del presidente della comunità ebraica di Milano -

 Dura reazione del presidente della Comunità ebraica di Milano, Walker Meghnagi, che evoca "metodi e clima" da Terzo Reich. Non ci sta a far passare per nazista l'amministrazione il sindaco dem, Marco Massari, figlio di partigiano: le accuse di antisemitismo al Comune "non corrispondono in alcun modo ai nostri valori, alla nostra storia". In queste ore, in un clima più che mai arroventato, il primo cittadino accoglierà personalmente la delegazione israeliana. "La Carta (di Reggio Children, ndr) - ricorda - non chiede a nessuno di rispondere in quanto ebreo, israeliano o appartenente a qualsiasi altra comunità. Chiede a chi partecipa a un percorso educativo di condividere principi universali di rispetto e protezione dell'infanzia".

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