Il centrosinistra, attraverso il responsabile esteri della Margherita Lapo Pistelli intervistato dal Tgcom, boccia l'ipotesi di un protettorato Usa in Iraq e invita il governo a far sentire la sua voce in Europa "per ricucire una tela diplomatica che prepari il semestre italiano di presidenza Ue". Il giudizio sull'operato dell'esecutivo è "severo", ma "c'è la disponibilità del centrosinistra a lavorare in una logica bipartisan per ridare peso all'Europa".
On. Pistelli, cosa auspica il centrosinistra per il dopo Saddam? Che giudizio dà di un eventuale protettorato anglo-americano in Iraq? Non è una contraddizione il fatto che l'Onu non abbia avallato l'azione militare degli anglo-americani in Iraq e oggi rivendichi però un ruolo nel post guerra? Ultimamente si è aperto il dibattito sulla possibilità di riformare l'Onu. Qual è la posizione del centrosinistra? Mercoledì il governo riferirà in Senato sugli sviluppi della crisi irachena. Cosa vi aspettate dalle comunicazioni del ministro Frattini? Come valuta il centrosinistra l'operato del governo delle ultime settimane rispetto alla crisi internazionale? Da luglio l'Italia guiderà l'Ue per sei mesi: il centrosinistra è disposto a collaborare con l'esecutivo? Giulia Buia
Davanti all'ipotesi di un protettorato secco siamo contrari: Condoleeza Rice ha detto che chi più sangue ha versato più ha diritto alla spartizione delle spoglie, ma il problema vero è che vincere la guerra non significa vincere la pace. Se l'Iraq diventa protettorato americano è un chiarissimo messaggio unilaterale, che facilmente potrà generare altre tensioni, ai paesi confinanti, che non permetterà ai pur, viva Dio, vincenti americani di recuperare quel dialogo diplomatico per cui invece oggi tutti si stanno adoperando. E' come se gli Usa dicessero: "Non siamo venuti a portare la libertà e l'autodeterminazione per il popolo iracheno, ma il nostro modello".
L'Onu non fa un ragionamento di ricostruzione, come invece governi alleati e non che immaginano il business per le proprie aziende: Kofi Annan ha chiesto che le agenzie specializzate delle Nazioni Unite riuscissero ad aprirsi dei corridoi umanitari nelle zone più disastrate. L'Onu ha ricevuto un grave schiaffo con l'inizio di una guerra non concordata, è vero; dopodiché non sta lì a fare l'offeso sulla sponda del fiume a dire "io con te non parlo più", ma in ogni momento cerca di rientrare, di ricostruire le condizioni del pre-strappo. E non è un caso che gli inglesi, che pur hanno strappato, abbiano lavorato dal primo giorno del conflitto a come ricucire il rapporto con l'Onu.
Credo sarebbe assolutamente urgente per due questioni: la prima è che non esiste in questo momento una sede internazionale multilaterale incaricata del mantenimento della pace e dunque dobbiamo partire da lì: le Nazioni Unite sono quelle e non sono surrogabili. L'altra questione è che fino al 1990 l'Onu è stato sostanzialmente il duopolio Usa-Urss, mentre negli ultimi dieci anni è tornato ad essere un campo di gioco sostanziale, perché non c'è più l'Urss, e importante, a cui abbiamo bisogno di dare forza politica. La prima regola da cambiare sarebbe la composizione del Consiglio di sicurezza, figlio di equilibri partoriti dalla seconda guerra mondiale. Guardo con favore allo schema a quattro: Nazioni Unite, Usa, Unione europea e Russia. Ed è giusto che oggi si cominci a lavorare per un seggio permanente per l'Ue. Allora la mappa del mondo comincerebbe ad avere rispondenza alla realtà.
Non ci aspettiamo molto anche perché durante gli ultimi interventi in Aula abbiamo avuto la sensazione che il governo abbia adempiuto ad un obbligo notarile, raccontando sostanzialmente ciò che tutti già sapevano: un passaggio proceduralmente corretto ma che non ha aggiunto assolutamente nulla alle informazioni di cui i parlamentari già disponevano.
Fatta la tara al ruolo che oramai l'Italia ha nelle relazioni internazionali, ovvero molto modesto, esprimiamo un giudizio severo: questo non è il momento in cui il governo possa spendersi per parlare direttamente con Bush, nonostante questa sia sempre stata l'ambizione di Berlusconi, visto che nemmeno Aznar, che pure partecipa direttamente al conflitto, era presente al vertice di Belfast. Ma questo sarebbe il tempo in cui il governo dovrebbe farsi sentire in Europa per tessere con un attivismo frenetico una tela diplomatica che prepari il semestre italiano di presidenza della Ue. E invece siamo stati chiacchieroni quando non serviva, in tutte le partite in cui non eravamo decisivi; quando invece potremmo fare qualcosa di importante siamo completamente silenziosi, a causa della conduzione del governo non all'altezza.
Da italiano e da oppositore dico che c'è la disponibilità del centrosinistra a lavorare in una logica bipartisan, ma il messaggio che va mandato all'esecutivo è questo: attento governo perché tra pochi mesi gestirai il semestre di presidenza Ue, gestirai probabilmente la fine della discussione sulla Convenzione europea e il dopoguerra iracheno, potendo avere in squadra il presidente della Commissione Ue che è un Italiano, Romano Prodi, e il vicepresidente della Convenzione, Giuliano Amato. La vuoi giocare in squadra questa partita per ridare un peso all'Europa?