La ricerca di una felicità vera non passa attraverso l'accumulo di soldi, così come la vita di fede non si misura con i "bollini" accumulati andando a messa, come se così si ottenesse una "patente" da cristiano. Anzi, anche chi non crede può salvarsi grazie alle opere buone, perché "il credere in Dio è un motivo in più per imparare a voler bene", un principio che continua a essere il fulcro della proposta di vita alle giovani coppie, perché andare a letto con qualcuno non ti insegna a voler bene ma - e non è nemmeno detto - solo a far l'amore.
È questo il cuore del messaggio che il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei), ha voluto rivolgere alle nuove generazioni, tramite il vodcast di Skuola.net "Vero o Falso: Frasi fatte alla prova dei fatti", con tanto di benedizione finale.
Nonostante - per sua stessa ammissione - non stia sui social, non si è dunque sottratto a rispondere alle domande scomode che la Generazione Z pone alla Chiesa, tra vecchie questioni - come il sesso prematrimoniale, l'omosessualità, il celibato dei sacerdoti e l’annosa questione delle tasse verso lo Stato italiano - e nuove emergenze come il dilagare del male e delle guerre. In un confronto aperto e schietto con le questioni esistenziali sollevate da ragazze e ragazzi, l'arcivescovo smonta infatti gli stereotipi su giovani e Chiesa, affrontando da vicino i nodi delle relazioni affettive, dell'impegno sociale e del rapporto con la tecnologia.
La "patente" da cristiano, la messa domenicale e i dubbi (legittimi) sulla fede - Sul piano della vera e propria pratica religiosa, l'arcivescovo chiarisce che l'esperienza cristiana non coincide con un semplice adempimento formale: "Non è che sei cristiano perché vai a messa tutte quante le domeniche. Se ci vai dimostri che lo sei ed è un modo con cui lo sei, ma non è il bollino che timbri e poi dopo hai la patente".
Allo stesso modo, la presenza di domande o incertezze non costituisce una debolezza del percorso interiore: "Avere dubbi sulla fede non significa avere poca fede. I dubbi vengono, le risposte a volte si fa fatica a trovarle subito, ma questo non significa che non hai fede".
A proposito di dubbi, un chiarimento importante sul dogma dell'infallibilità papale: "È vera solo quando il Papa parla 'ex-cathedra', ovvero ad esempio quando si esprime su temi normativi per la Chiesa". E riguardo alla salvezza per chi si colloca al di fuori dell'esperienza di fede? Il cardinale richiama direttamente il testo evangelico: "Chi non crede può andare in Paradiso. Il giudizio ce lo racconta Gesù al capitolo 25 di Matteo: 'Avevo fame e mi hai dato da mangiare'. Non dice 'Credevi o non credevi', ma 'Sei stato giusto, sei stato buono?'".
Affettività, relazioni e inclusione: "Volersi bene viene prima di tutto" - Puntando, invece, i riflettori sulla sfera delle relazioni, Zuppi invita a riconsiderare il valore pedagogico dell'affetto sincero e del rispetto reciproco. Da questo punto di vista nulla è cambiato rispetto alla dottrina tradizionale, ma sicuramente è cambiato il modo di raccontarlo: "È vero che i giovani cristiani non possono avere rapporti prima del matrimonio, però dobbiamo capire bene perché la Chiesa consiglia di imparare a volersi bene. Poi ci sono le strade di ciascuno e la vita. Qualche volta pensiamo 'Ma se io vado a letto con qualcuno imparo a voler bene?'. No, non è quello che ti garantisce, al massimo puoi imparare a fare l'amore e non è nemmeno detto".
Mentre sul tema dell'omosessualità, l'arcivescovo reitera l'approccio di accoglienza e ascolto proprio della Chiesa: "È una condizione, quindi non è un peccato". Ma nel contempo conferma che "la Chiesa non benedice le unioni di persone dello stesso sesso ma può benedire i singoli che ne fanno richiesta". "Non spaventiamoci dei problemi o delle contraddizioni, ma scegliamo sempre di volerci bene. È la cosa più bella e ricca della vita, ma richiede un po' di allenamento, proprio come nello sport", conclude il cardinale.
Felicità, ricerca di senso, guerre: i nodi nel cuore delle nuove generazioni - "Sono d'accordo sul fatto che i giovani di oggi hanno più paura di non essere felici rispetto a non avere abbastanza soldi", osserva Zuppi. "L'attrazione del denaro - prosegue il cardinale - purtroppo rovina la vita, perché poi alla fine pensi di star bene con i soldi, ma non bastano mai. Invece sono uno strumento: se diventano il fine è una tragedia. Il vero nodo è che io devo essere felice".
Per questo, secondo il presidente della Cei, a questa esigenza profonda corrisponde nelle nuove generazioni una riscoperta della dimensione interiore, che nasce proprio come reazione al vuoto: "La spiritualità - sottolinea Zuppi - nasce da quella domanda che sta dentro il cuore. Il materialismo, quello che conta sui soldi o la pornografia, fa venir fuori a maggior ragione tanta domanda di spiritualità".
Attivismo e pacifismo delle nuove generazioni - Ecco perché il cardinale respinge con decisione lo stereotipo di una gioventù apatica, ricordando ad esempio la mobilitazione dei ragazzi di fronte alle emergenze del Paese: "Falso che i giovani non hanno voglia di impegnarsi. C'è tanta volontà spontanea: abbiamo visto quando ci sono state le alluvioni quanti ragazzi si sono messi in moto subito, senza che nessuno li organizzasse".
Senza dimenticare l’aperto sostegno dei giovani per la pace, come sottolinea Zuppi "a mio parere se ne parla troppo poco, però è qualcosa di incombente, come nel caso della guerra in Ucraina che dura da 4 anni, che sta lì e diventa un'oscurità che ti porti dentro". Un conflitto per il quale auspica una soluzione pacifica: "Ci deve essere e dobbiamo cercare in tutti i modi e quindi certo che c'è, ma dobbiamo cercarla e volerla insieme".
Tecnologie e Intelligenza Artificiale: "L'algoritmo di Dio passa dall'umanità" - Nel corso del suo intervento, Zuppi ha però voluto anche affrontare tematiche più generali e generazionali. Analizzando, ad esempio, l'impatto del digitale. Qui il cardinale traccia una linea di demarcazione netta tra i supporti tecnologici e l'esperienza umana e spirituale: "Confessarsi con l'Intelligenza artificiale? Falso, non ti confessi con l'IA. L'algoritmo del Signore - dice - passa attraverso l'umanità e c'è l'amore, mentre nell'Intelligenza artificiale l'amore non c'è".
Anche rispetto all'impiego dell'IA nella stesura di testi o riflessioni, il presule richiama la centralità della coscienza personale: "Delegare all'Intelligenza artificiale non va bene perché resta fuori quel 'di più che sei tu, cioè l'intelligenza spirituale". Insomma, anche al tempo dell'IA servono ancora sacerdoti "che si donano totalmente agli altri", da qui la scelta della Chiesa del celibato dei suoi ministri. Una missione di vita che viene anche retribuita con "1.100 euro al mese ai parroci e 1.400 ai vescovi", ma che in Italia vede una crisi di vocazioni "più lenta al Sud e più rapida a Nord".