Gli avevano dato circa due mesi di vita a causa di un tumore, eppure quel periodo di tempo è trascorso e le condizioni di Max Parisi sembrano essere migliorate grazie a un nuovo farmaco disponibile negli Stati Uniti. L'inviato de "Le Iene" Gaetano Pecoraro è volato a San Francisco per raccontare la storia del celebre speaker di Radio Monte Carlo, che è passato dalla rassegnazione all'incredulità per un nuovo futuro.
Nel programma di Italia 1 in onda giovedì 8 ottobre, Parisi è tornato sulla scoperta della malattia e sulle cure palliative inizialmente proposte, spostandosi poi sulla successiva svolta. "La stessa mattina l'ho comunicato a mia moglie; alle mie figlie ci abbiamo un po' di più, dicendo che questa malattia avrebbe potuto portarci a una conclusione in cui io non sarei stato più con loro. E forse questa idea non è mai entrata nella loro testa", dice.
Parisi ha raccontato l'inizio della malattia, nel 2024, risolta con la chemioterapia e l'operazione per asportare la testa del pancreas. A settembre 2025, però, il tumore torna in una forma più aggressiva, fino alla diagnosi conclusiva che gli preannunciava circa due mesi di vita. "A me è venuto un momento di sconforto in cui ti siedi e piangi, un momento davvero nero", racconta lo speaker radiofonico a "Le Iene".
Poi la svolta: "Mio fratello ci ha chiamato dicendo che c'erano degli ospedali americani che sperimentavano questo nuovo farmaco. Molti ci hanno risposto con i preventivi, per esempio in Texas una clinica ci proponeva un mese di trattamento a 136mila dollari". Nel frattempo, però, il farmaco in questione viene ufficialmente commercializzato negli Stati Uniti, cambiando l'accessibilità e di conseguenza i costi.
Max Parisi viene dunque accolto in uno dei centri clinici di Phoenix, dove paga circa 36mila euro per la fornitura di un mese. "Metti insieme tutto quelli che hai, raccatti tutti i risparmi", racconta, visibilmente emozionato di fronte all'impegno messo in campo da tutta la sua famiglia. La raccolta fondi avviata dalla moglie di Parisi gli permette di diventare una sorta di simbolo di fronte all'idea che "la medicina non dovrebbe avere confini e non dovrebbe avere un peso economico per le famiglie".
"C'è stato un momento in cui la morte e la vita si sono accavallate: il farmaco è arrivato con qualche giorno di ritardo e il mio fegato era al un punto di non ritorno. Quando il 16 settembre è arrivata la prima consegna, io ho iniziato ad avere la crisi epatica. Ho preso le prime due pillole subito e nel giro di 24 ore ho sentito fisicamente il dolore calare: ha cambiato forma. Poi ho smesso di avere le caviglie gonfie, una risalita dell'appetito, ho sentito che il fegato stava ricominciando a funzionare". "Molti degli elementi che stanno riscontrando i medici sono di regressione molto più evidente di quello che si pensava all'inizio", prosegue Max Parisi.