LE CARTE DI PAVIA

Delitto di Garlasco, nuovi dubbi: da Garofano tenuto fuori dalla villa alle impronte nel bagno dei Poggi

Nel 2007 l'ex Ris fu fermato dalla pm Muscio. Il mistero del Dna: fu ricavato dal sangue, perché repertarlo dal cucchiaino? Sempio: "La paura di essere vittima di un errore c'è assolutamente"

© Ansa | Sempio Poggi Stasi Garlasco

© Ansa| Sempio Poggi Stasi Garlasco

Ris di nuovo in primo piano nella nuova inchiesta sul delitto di Garlasco, ancora in circostanze non lineari. La prima riguarda Luciano Garofano: nel 2007 l’allora comandante dei Ris di Parma chiese di partecipare come "osservatore" a due delicati sopralluoghi nella villetta di Garlasco. Il permesso fu negato dalla pm di Vigevano Rosa Muscio, allora titolare dell'indagine. E’ quando emerge dagli atti raccolti dai pm di Pavia nella tranche dell'inchiesta sull'operato del Ris, indagine parallela a quella appena chiusa nei confronti di Andrea Sempio.

Le due mail dell’ex comandante -

  Garofano chiese di partecipare una mail del 3 settembre 2007 in vista del sopralluogo di due giorni dopo e che a dire del comandante non avrebbe avuto il veto delle difese. L'altra mail ha la data dell’8 settembre per i rilievi del 12 a cui avrebbe voluto presenziare in qualità di "comandante del reparto”.

A quest'ultima il 9 settembre, la risposta della pm Muscio è stato un irremovibile no. Agli "accertamenti tecnici irripetibili" da lei disposti a cui potevano infatti partecipare solo "i difensori delle parti e i loro consulenti", ma anche perché la difesa dell'indagato, allora rappresentata dagli avvocati Giovanni ed Eleonora Lucido, padre e figlia, era contraria.

Il Dna di Chiara Poggi dal cucchiaino e non dal sangue?  E non finisce qua: da verbali, annotazioni e documenti emergono una serie di incongruenze. La seconda circostanza non lineare infatti risale al 10 settembre 2026 quando i magistrati di Pavia hanno sentito il capitano del Ris Alberto Marino, chiedendogli come mai sia stato utilizzato il cucchiaino ritrovato nella villetta per ricavare il Dna di Chiara e non sia invece stato usato quello prelevato dal cadavere. In sostanza, Marino aveva già il dna di Chiara.

L'ufficiale ha risposto che "forse non ce l'hanno mandato", "non c'era un campione di confronto" della vittima.

Ma in un verbale del 4 settembre 2007 firmato proprio da Marino, si parla di prelievo del sangue della vittima quale campione. Una contraddizione che solleva nuovi interrogativi ora al vaglio degli inquirenti.

Fare luce sul dispenser della villetta di Garlasco -

I legali di Stasi hanno anche chiesto agli inquirenti ulteriori approfondimenti sul dispenser del sapone nel bagno della villetta dei Poggi, in quanto accanto alle immagini delle due impronte digitali di Stasi, ce sono altre "che, oggi, potrebbero essere analizzate e attribuite" ma che "all'epoca vennero ritenute non utili ad alcuna comparazione" e quindi non riportate nella relazione tecnica dell'Arma. 

Parla Andrea Sempio -

  In tutta questa nube da diradare Andrea Sempio parla a Porta a Porta e ammette che "la paura di essere vittima di un errore c'è assolutamente. Se ci sono dei dubbi, se c'è qualcosa che non è stato svolto al 100%, magari sono stati anche commessi degli errori, è giusto rifare l'indagine e andare a verificare". Errori che però non riguardano le indagini fino al 2016 quando la sua posizione fu archiviata. "Francamente, per quello che è stato ad esempio il mio coinvolgimento anche nel 2016, - ha osservato Sempio - io non vedo errori nelle indagini".

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