Le dichiarazioni

Caso "30 secondi", la hostess: "Anni estenuanti, nessuna merita quel calvario"

Dopo le motivazioni della sentenza di condanna a carico dell'uomo

© Ansa

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Barbara D'Astolto, la hostess al centro della vicenda note come "il caso dei 30 secondi", ha commentato le motivazioni della sentenza con cui la Corte d'Appello di Milano nel secondo grado bis ha condannato un ex sindacalista a un anno e due mesi per abusi nel 2018 sulla donna, che era andata da lui per una vertenza sindacale. "Ci sono voluti otto lunghi ed estenuanti anni per arrivare a questo risultato", ha detto, sottolineando "la necessità di una legge che stabilisca nero su bianco che senza consenso è violenza. Sempre". "Le donne italiane che denunciano - ha osservato -, non meritano il calvario che ho passato io".

"Oggi - ha spiegato D'Astolto - è stato ribadito con chiarezza ciò che la Suprema Corte aveva già scritto quasi due anni fa, demolendo in toto tutte le motivazioni che avevano portato alla doppia assoluzione dell'imputato, ora finalmente condannato". "Ci sono voluti otto lunghi ed estenuanti anni per arrivare a questo risultato. Anni in cui spesso mi sono ritrovata a pensare: 'Ma chi me lo ha fatto fare di denunciare?'. Per fortuna - ha proseguito - ho potuto contare sulla solidarietà e la vicinanza di persone che mi hanno sostenuto e mi hanno spinto a non mollare. Fondamentale il sostegno del mio legale, di tutte le testimoni di questo processo, dell'opinione pubblica, dei media che non mi hanno mai giudicata (salvo poche eccezioni) raccontando con dignità questa storia complessa, e di chi si è speso e continua a spendersi affinché questo caso mantenga accesi i riflettori sulla necessità di una legge che stabilisca nero su bianco che senza consenso è violenza. Sempre".

Le motivazioni -

 C'è "l'onore di accertarsi della sussistenza" del consenso e "l'ordinamento non prevede una soglia minima di durata" della violenza sessuale che "prescinde dal tempo". Se si coglie "di sorpresa la vittima" l'azione rapida integra l'abuso impedendo di manifestare dissenso. E la "incredulità e il ritardo di pochi secondi nella reazione verbale non esprimono consenso", ma "difesa passiva" e "disorientamento, del tutto compatibile con il trauma subito". Lo scrive la Corte d'Appello di Milano nel motivare la condanna.

Il caso -

 Il 10 luglio, l'ex sindacalista - che lavorava all'aeroporto di Malpensa e imputato per violenza sessuale nel processo scaturito dalla denuncia della hostess che nel 2018 raccontò di aver subito abusi - è stato condannato dalla seconda sezione penale della Corte d'Appello (collegio Manzi-Fasano-Galoppi) dopo due assoluzioni in primo e secondo grado e una decisione della Cassazione di annullamento con rinvio per l'appello bis. Il caso aveva suscitato polemiche proprio perché con due sentenze il 48enne era stato assolto poiché, avevano scritto i giudici di primo e secondo grado, la donna in "30 secondi" avrebbe potuto opporsi e "dileguarsi". Poi, la Suprema Corte, dopo il ricorso del sostituto pg di Milano Angelo Renna, ha annullato con rinvio l'ultimo verdetto per il nuovo giudizio, in cui è stata accolta anche la linea della parte civile con l'avvocato Gionata Bonuccelli, che rappresenta la vittima.

Nelle udienze dell'appello bis, la donna aveva testimoniato ancora una volta, confermando gli abusi. Il "ritardo nella reazione" della "vittima", ovvero "nella manifestazione del dissenso", aveva scritto la Cassazione motivando l'annullamento con rinvio della doppia assoluzione (la prima a Varese nel 2022), deciso nel febbraio 2025, è "irrilevante" per la "configurazione della violenza". In sostanza, ciò che ha sostenuto anche il sostituto pg milanese.

Nelle 31 pagine delle motivazioni depositate giovedì la Corte ricorda, infatti, "i principi di diritto irrinunciabili stabiliti" dalla Suprema Corte. E chiarisce che la Cassazione ha anche "inteso correttamente ricollegare al 'ritardo' nella reazione" della donna "il fenomeno del 'freezing', una considerazione che ulteriormente avvalora e dimostra definitivamente un fatto già evidente in base ad un ragionamento". I giudici hanno anche riconosciuto a carico dell'imputato una provvisionale di risarcimento a favore della 49enne da 10mila euro.

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