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Michael Douglas: "Spacciavo marijuana per pagarmi l'università. La mia giornata tipo? Cinque drink e cocaina"

Nell'autobiografia One Helluva Ride l'attore ripercorre eccessi, tradimenti e la malattia: "Questo libro è un punto d'arrivo"

© IPA

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Lui era il cattivo, ne era convinto. Eppure, dopo l'uscita di Wall Street, i grandi nomi della finanza lo fermavano per strada per ringraziarlo: Gordon Gekko, per loro, era un eroe. Michael Douglas ci ride su ancora oggi, e dopo 55 anni di carriera, con l'Oscar vinto proprio per quel ruolo nel suo anno magico, il 1987, ha deciso di mettere nero su bianco tutto il resto, senza sconti. La sua autobiografia si chiama One Helluva Ride, è uscita ieri negli Stati Uniti e arriverà presto in Italia con La nave di Teseo. "Lavoro come un matto da 55 anni. Questo libro è un punto d'arrivo", ha spiegato al New York Times. Un viaggio tra ville da sogno, red carpet e donne seducenti, ma anche tra gli errori di una vita con cui, prima o poi, bisogna fare i conti.

Michael Douglas tra droga, eccessi e l'ombra di Kirk -

 Le pagine più crude sono quelle sulle dipendenze. "Una mia serata tipo era fatta di almeno cinque drink e un grammo di cocaina", scrive l'attore, che ricorda di essersi svegliato con una cannuccia ancora infilata nel naso e di una notte ai Golden Globes in cui, completamente fuori controllo, mandò Julia Roberts a infilarsi il premio "dove non batte il sole". Aveva iniziato da studente, pagandosi l'università con il traffico di marijuana tra la California e New York. Quando nel 1992 si parlò di una clinica per sesso-dipendenza, Douglas ha tagliato corto al Sunday Times: il ricovero riguardava alcol e droga, e di sessuomane, ha precisato, non si è mai trattato.

Dietro tutto, però, c'era sempre l'ombra di Kirk. "La mia vita è stata una lunga lotta per liberarmi dal peso dell'eredità di mio padre", racconta, ricordando un genitore assente, irascibile, pronto a picchiarlo quando sbagliava. "Ho dovuto invecchiare per riuscire a perdonarlo". Eppure rifiuta l'etichetta di figlio di papà: "Perché nel cinema dovrebbe essere una colpa seguire il mestiere dei genitori, quando altrove è normale?". Prima il successo in tv con Le strade di San Francisco, poi l'Oscar come produttore di Qualcuno volò sul nido del cuculo, il film che Kirk inseguiva da anni e per il quale Michael dovette dirgli che era ormai troppo anziano per il ruolo da protagonista, andato a Jack Nicholson.

Le donne, i tradimenti e la promessa a Catherine Zeta-Jones -

 Poi ci sono le donne, e qui Douglas sorride, anche se si irrigidisce quando gli chiedono quante siano state. "Non so se siano state così tante. Ero un sano prodotto degli Anni Sessanta". Da giovane, in casa con Danny DeVito, un calzino appeso alla maniglia avvisava l'amico di tornare più tardi. Nel libro rivela la relazione con Kathleen Turner sul set di All'inseguimento della pietra verde, smentita per decenni, e quella con Jeanne Tripplehorn durante Basic Instinct, mentre tutti pensavano a Sharon Stone.

Racconta anche di un messaggio per un'amante finito per errore sull'impianto audio dello yacht della prima moglie, Diandra Luker. Quando incontrò Catherine Zeta-Jones, ricorda, si disse: "Ehi, ho una possibilità siccome ha dichiarato che le piacciono gli uomini più grandi". Lei pretese la monogamia, e lui dovette "fare cinque telefonate" per chiudere le altre frequentazioni. Si sono sposati nel 2000. Nel 2013 la separazione fece scalpore, ma la crisi rientrò presto: "Il matrimonio richiede molto lavoro. Dal momento in cui ci siamo separati, non ho mai smesso di sperare che ci saremmo riconciliati. Amo Catherine come non ho mai amato nessun'altra donna. Non potevo perderla".

Il cancro alla lingua e la distanza dal figlio Cameron -

 Il capitolo più doloroso riguarda la salute e la famiglia. Nel 2010 il cancro lo costrinse a fermarsi: la diagnosi riguardava la lingua, ma in pubblico parlò di tumore alla gola, perché temeva che un intervento mutilante potesse sfigurarlo. Fu curato con chemioterapia e radioterapia, con Catherine al fianco.

E poi c'è Cameron, il primogenito avuto con Diandra, finito in carcere per sette anni a causa della droga. Oggi si è rimesso in piedi e ha una famiglia, ma a chi rimprovera a Douglas di essersi allontanato da lui, l'attore risponde senza esitare: "Ognuno ha il diritto di vivere la propria vita e andare avanti, qualunque errore abbia commesso". Nella distanza tra padre e figlio sembra riaffiorare quella che un tempo separava lui da Kirk, come se certe storie di famiglia, a Hollywood come altrove, trovassero sempre il modo di ripetersi.

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