Il 39% dei giovani ritiene che l’IA non aiuti a trovare più velocemente i prodotti da acquistare online, una quota superiore a quella di chi ne riconosce un beneficio reale (36%). E se l’intelligenza artificiale viene usata per fornire suggerimenti, solo il 26% del campione considera accurati i consigli ricevuti, mentre il 41% li ritiene generici e poco aderenti alle proprie preferenze. Sono questi alcuni dei risultati di "AI Through Gen Z Eyes", ricerca dell’Osservatorio FiloBlu Lens di FiloBlu realizzata assieme a NABA, Nuova Accademia di Belle Arti. L’indagine è stata condotta su un campione di oltre 300 studenti universitari, tra i 18 e i 26 anni, italiani e internazionali.
Il peso del contatto reale -
Tra gli altri dati emersi dall’indagine, il 72% degli studenti preferisce contattare una persona reale quando ha domande durante lo shopping online. Secondo Marco Vergani, CEO di FiloBlu, gli studenti intervistati sembrano “applicare la strategia 'trust, but verify’: la Gen Z riconosce il potenziale dell'IA come acceleratore nella fase di scoperta: è utile per confrontare alternative, raccogliere informazioni, esplorare stili e prodotti per trovare ispirazioni. Ma non le affida la decisione finale, che resta sempre soggetta a verifica e viene spesso incrociata con le esperienze di altri utenti, le community e il giudizio personale”.
Il nodo della privacy -
Passando poi al tema della privacy, il 77% degli studenti intervistati esprime disagio verso l'uso dell'IA per scansionare volto o corpo, per esempio nei camerini virtuali o nei sistemi di body scanning per l'e-commerce. Tuttavia gli studenti si dicono disposti a condividere dati biometrici laddove percepiscono un beneficio concreto - una vestibilità più precisa, una personalizzazione della skincare - e quando il brand che propone il servizio è considerato affidabile.
L’importanza della comunicazione -
L’affidabilità risulta essere centrale anche per la comunicazione dei brand: il 56% degli studenti - e il 66% tra quelli internazionali - associa l'uso dell'AI nella comunicazione aziendale a una perdita di prestigio del marchio. Il 72% considera la comunicazione generata dall'AI intrinsecamente artificiale e priva di calore, e il 68% giudica inappropriato l'uso dell'AI in campagne costruite sul valore dell'autenticità - una soglia che sale al 73% tra le studentesse. Per l'84% degli studenti l'artigianalità e il lavoro umano restano requisiti insostituibili per il valore reale di un brand, e il 77% dichiara una diffidenza strutturale verso contenuti sponsorizzati da avatar o influencer artificiali rispetto a persone reali.