Giornata Mondiale della Salute Mentale / 1

Lontano dall'Italia non è sempre meglio: cos'è l'expat blues, il disagio psicologico che può colpire i giovani all'estero

I consigli dell'esperto: "Il momento di chiedere aiuto arriva quando il malessere non è più di passaggio"

© Istockphoto

© Istockphoto

Il primo pensiero, a sentire la parola "expat", va all'idea di qualcuno che ha scelto l'estero per migliorare la sua vita. Successo, fortuna, internazionalità spesso accompagnano i discorsi sulla fuga dei cervelli, ma la realtà delle esperienze vissute restituisce un quadro più complesso. Per alcuni non è sempre una scelta facile e dagli effetti positivi: il malessere che nasce dalla lontananza da casa può andare ben oltre la semplice nostalgia di casa e diventare una vera e propria depressione da espatrio, anche nota come "expat blues". 

Quanti sono gli expat -

 Sono 247mila i cittadini italiani tra i 25 e i 34 anni espatriati tra il 2019 e il 2024 secondo il rapporto Istat sulle migrazioni interne e internazionali 2026. A chiarire le motivazioni dietro le partenze è l’indagine Cnel sui giovani che hanno lasciato l'Italia, pubblicata a settembre 2026: retribuzioni basse (88%), cultura del lavoro arretrata (80,7%) e svalutazione delle competenze (74,6%). Ma nella Giornata Mondiale della Salute Mentale 2026, è utile sottolineare che non tutti quelli che partono stanno meglio di quando erano ancora a casa, in linea con il tema scelto quest’anno dalla Federazione Mondiale per la Salute Mentale (Wfmh) e dall’Oms - Ascoltare le esperienze vissute: voci reali, cambiamento reale -.

L'expat blues è un malessere, spiega il professor Furio Ravera, medico psichiatra presso la Casa di Cura Le Betulle e co-fondatore di Gruppo Ginestra, che "può nascondere una sintomatologia ansioso-depressiva ben più grave, che può essere appurata solo attraverso un ascolto attento e partecipato della persona”.

Quando colpisce -

 Nonostante tenda a emergere con più frequenza al termine dell’euforia iniziale del trasferimento, la "depressione da espatrio" può colpire lavoratori migranti, studenti internazionali e professionisti in qualsiasi momento del processo di integrazione socio-culturale. Le tempistiche e le modalità variano in base a caratteristiche personali, alle specificità del contesto e alle risorse a disposizione. "A prescindere dal fatto che il trasferimento sia stato fortemente voluto e ricercato, le dinamiche di inserimento in un nuovo Paese hanno conseguenze tangibili e osservabili sul benessere psicologico, innescando ansia, solitudine, depressione, frustrazione e confusione identitaria", chiarisce Ravera.

Lo stress da acculturazione -

 La letteratura scientifica in materia conferma che il processo di adattamento culturale può rappresentare un fattore di stress psicologico di grande rilevanza. Con l’espressione "stress da acculturazione" (acculturative stress), coniata negli anni Settanta dallo psicologo J.W. Berry, si definisce proprio la risposta psicologica che si attiva in questo mutato contesto esistenziale. "Se lo shock culturale corrisponde al disorientamento istantaneo, vissuto al momento del primissimo incontro con la nuova realtà, lo stress da acculturazione si riferisce alla gestione continua e costante della tensione tra riferimenti, valori, norme e aspettative sociali tra il Paese d’origine e quello di arrivo", precisa il Prof. Ravera.

La lotta contro la solitudine -

 Lo psichiatra aggiunge, poi, che questo senso opprimente di sradicamento e distacco è ulteriormente aggravato dalla difficoltà di costruire da zero una propria rete di supporto e di stringere nuovi legami forti all’interno di un tessuto multiculturale soggetto a cambiamenti continui. Il totale abbandono o la parziale modifica dei riferimenti precedenti, unito al tentativo di riconciliarli con i nuovi, può provocare una discontinuità identitaria, generando una tensione interiore che mina la resilienza psicologica degli expat.

"Il momento di agire e chiedere aiuto arriva quando il disagio cessa di essere transitorio e, interferendo profondamente, altera il normale corso delle relazioni, del lavoro e della qualità della vita nel suo complesso. Richiamando il tema scelto quest’anno per la Giornata Mondiale della Salute Mentale, diventa imperativo saper ascoltare e rispondere all’expat blues nella forma in cui la persona lo vive".

Ti potrebbe interessare