"Io sono Giorgia Meloni". Così, registrando un audio della durata di 4 secondi all'Euipo - l'Ufficio dell'Unione europea per la proprietà intellettuale - la premier Meloni ha tentato di tutelarsi dall'utilizzo improprio della sua voce e dalla creazione di eventuali deepfake. "Se deposito un marchio ottengo la possibilità di utilizzarlo solo ed esclusivamente io come segno distintivo", a spiegarlo a Tgcom24 è l'avvocata Lucia Maggi, partner dello studio legale 42 Law Firm che si occupa di diritto delle nuove tecnologie. "Il senso di questo tipo di deposito risiede nella possibilità di ottenere una tutela ulteriore in sede civile per la contraffazione di marchio che vada al di là di quelle offerte dal reato di deepfake", aggiunge l'esperta di diritto d'autore e di diritto della proprietà intellettuale.
Avvocato, cosa ha fatto di preciso la premier Meloni?
"La premier Meloni ha operato con deposito di marchio comunitario depositando il marchio sonoro della sua voce. In questa maniera, così come per tutti i marchi, ha aggiunto una forma di protezione ulteriore al suo asset".
Perché far diventare la propria voce un marchio?
"Se qualcuno utilizza il mio marchio senza il mio consenso posso intervenire con un procedimento di inibitoria, si tratta di un procedimento di urgenza cautelare che posso richiedere se qualcuno utilizza in maniera impropria il mio marchio. Il senso di questo tipo di deposito risiede nel fatto di ottenere una tutela ulteriore in sede civile per la contraffazione di marchio che vada al di là di quelle offerte dal reato di deepfake. Quest'ultimo protegge in sede penale chi lo subisce, chi lo commette infatti, grazie alla legge 132 del 2025, può essere punito con una pena che va da 1 a 5 anni di reclusione".
Il fatto che la propria voce venga registrata come marchio può fungere da deterrente nei confronti di chi potrebbe utilizzarla impropriamente?
"La possibilità di registrare il proprio timbro vocale come marchio rappresenta l'introduzione di un tassello in più che rende chiaro e incontrovertibile il fatto che quel timbro vocale è riferibile solo alla persona che lo ha registrato. In più, nel momento in cui si ottiene la registrazione come marchio, si ottengono i diritti di privativa che sono rappresentati da una serie di tutele esclusive riconosciute dalla legge per utilizzare e sfruttare economicamente un'invenzione, una creazione intellettuale o un segno distintivo. Registrare il proprio marchio potrebbe quindi essere un deterrente. Senz'altro potrebbe essere utile nei casi in cui la voce venga utilizzata per l'addestramento di software di intelligenza artificiale perché si sta utilizzando un marchio per fare qualcosa senza il consenso del titolare e soprattutto senza pagare il corrispettivo per l'uso di quella determinata voce. Anche noi, in studio, abbiamo già provveduto in questo senso".
Chi crea contenuti utilizzando una voce registrata come marchio è facilmente rintracciabile?
"Partiamo dal fatto che utilizzare e diffondere un contenuto protetto senza il consenso del suo titolare rende chi lo fa direttamente responsabile. Pensiamo alla vendita di maglie con logo contraffatto. Anche se non le ho prodotte io, il fatto che le venda e abbia un vantaggio economico dall'utilizzo di un'opera contraffatta mi rende ugualmente responsabile di aver venduto qualcosa che era coperto da diritti. Per quanto riguarda l'utilizzo improprio della voce, una volta che il file contraffatto viene creato e diffuso diviene abbastanza semplice risalire a chi lo ha condiviso per primo e, a quel punto, può risultare più facile indagare a ritroso al fine di individuare chi ha generato il contenuto".
Perché la premier ha deciso proprio in questo momento storico di registrare la propria voce?
"La possibilità di registrare marchi sonori all'EUIPO - l'Ufficio dell'Unione europea per la proprietà intellettuale - non è una novità. Ciononostante, in un altro momento storico non avremmo mai pensato di dover procedere alla registrazione della voce per tutelarci dal fatto che potesse essere utilizzata impropriamente. Un tempo, diversamente da quanto accade oggi, nessuno si sarebbe sognato di emulare il timbro vocale di una persona per utilizzarlo a suo piacimento. Ai giorni nostri la possibilità di registrare la propria voce come marchio per tutelarsi dal suo uso improprio rappresenta un utilizzo alternativo di uno strumento messo a disposizione da anni dall'ordinamento".