La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha preso in mano la situazione Ericsson e, "a seguito delle interlocuzioni avviate personalmente dalla premier con i vertici dell'azienda", come fanno sapere da Palazzo Chigi, "la società ha deciso di ritirare la procedura di licenziamento collettivo" che interessava 131 lavoratori della sede di Genova.
Ericsson, Meloni chiama l'ad, ritirati i licenziamenti -
La vertenza era nata dalla decisione dell'azienda di avviare una procedura di licenziamento collettivo nell'ambito di un processo di riorganizzazione aziendale, suscitando forte preoccupazione. A rischio in particolare erano i lavoratori del polo degli Erzelli, nell'ambito di un processo di riorganizzazione aziendale e della chiusura dell'intero reparto Ricerca e Sviluppo Ottica.
"Di fronte alla strumentalizzazione politica che si è sviluppata attorno alla vicenda", ha fatto sapere Palazzo Chigi, la premier "è intervenuta personalmente, telefonando all'amministratore delegato di Ericsson, Andrea Missori".
L'azienda ha accolto la richiesta della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ritirando i licenziamenti. Ma dal ministero fanno sapere che "il confronto tra azienda, istituzioni e organizzazioni sindacali proseguirà ora con l'obiettivo di tutelare i lavoratori coinvolti e accompagnare una nuova fase per lo stabilimento di Genova".
L'obiettivo -
L'obiettivo, come emerso dal tavolo sulla vertenza Ericsson presieduto dal Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, è quello di trasformare la procedura di licenziamento forzoso in un percorso volontario, con incentivi economici finalizzati a sostenere la ricollocazione dei lavoratori coinvolti.
Novità anche per Electrolux -
Sempre nelle ultime ore novità anche sul tavolo Electrolux al Mimit, quello che il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha definito "un passo verso la giusta direzione". In questo caso gli iniziali 1.719 esuberi, poi scesi a 1.450 in estate, saranno gestiti attraverso incentivi all'uscita di circa 600 impiegati e 650 operai in tre anni.
Durante l'incontro con i sindacati, l'azienda ha anche introdotto il tema di un piano di ammortizzatori sociali per gestire la transizione, prevedendo inoltre per l'Italia un piano di investimenti pari a 90 milioni di euro. "Siamo pronti a sostenere il nuovo piano di rilancio, con tutti gli strumenti, anche straordinari - ha detto Urso -, che metteremo in campo con la prossima legge di bilancio".
Il futuro dello stabilimento di Cerreto d'Esi -
Una sorte diversa rispetto a quanto dichiarato precedentemente dall'azienda spetta allo stabilimento di Cerreto d'Esi, nelle Marche. La dismissione è stata comunque confermata, ma avverrà in tempi ancora da definire, non più entro il 31 dicembre, in attesa che si possa compiere un processo di reindustrializzazione e riorganizzazione. A questo si è affiancato anche una revisione del piano prodotti, con volumi che dovrebbero superare tre milioni di unità.