L'emergenza casa non può essere considerato un tema neutrale, ma presenta disuguaglianze di genere: per le donne, in particolare per quelle che si trovano in condizioni di fragilità o marginalità, l'abitazione rappresenta spesso un nodo critico nei percorsi di vita e, in generale, il gap salariale incide per le donne anche in relazione al tema dell'abitare. Dal mutuo all'affitto, fino alle situazioni di emergenza invisibili: il divario economico entra anche dentro le mura domestiche. È quanto emerge dalla ricerca "Abitare per le donne", promossa dalla Fondazione Torino Città per le Donne.
I numeri visibili - Stando ai dati nazionali, quando l'immobile è intestato a una sola persona, gli uomini ne detengono il 54-56% e le donne il 44-46%, le donne che accedono a un mutuo sono il 45,7% e l''80,9% dei nuclei monogenitoriali è guidato da madri sole. In generale, per le donne, a fronte di contratti più frammentati e carriere meno retribuite, l'affitto pesa per quasi la metà dello stipendio netto, mentre per le donne over 65 sole le spese abitative arrivano ad assorbire fino al 55,3% delle loro entrate mensili.
I numeri invisibili - La ricerca rileva poi che molte situazioni di emergenza abitativa femminile rimangono sommerse nei conteggi ufficiali, per casi come donne che restano in coabitazioni forzate, subaffitti irregolari o in relazioni violente pur di non perdere un tetto o i figli. La ricerca sottolinea dunque la necessità di guardare oltre la semplice gestione dell'emergenza con politiche abitative che vadano verso soluzioni più flessibili e inclusive. "Le fragilità sono cambiate - osserva la presidente di Torino Città per le Donne, Antonella Parigi - e le politiche pubbliche vanno riviste in quest'ottica. Ci vogliono strumenti nuovi e quello che vince è l'alleanza fra ente pubblico e terzo settore".
Serve un cambio di prospettiva - La questione abitativa non è solo una faccenda di metri quadrati, canoni e disponibilità di alloggi ma diventa una questione di autonomia. Avere una casa significa poter scegliere, poter uscire da una situazione pericolosa, poter crescere i propri figli senza dipendere da qualcun altro. Quando quella casa manca, o è economicamente fuori portata, anche la libertà personale si restringe. La ricerca invita quindi a cambiare prospettiva: non soltanto rispondere all'emergenza quando esplode, ma costruire politiche abitative più flessibili e inclusive, capaci di intercettare anche le situazioni che rimangono sommerse. Insomma servono strumenti nuovi e un'alleanza sempre più stretta tra enti pubblici e terzo settore.