Quattro anni. È l'attesa prospettata a un invalido al 100% di Bisceglie, in provincia di Barletta-Andria-Trani, per sottoporsi a una risonanza magnetica attraverso il sistema sanitario nazionale. Un tempo che, per chi convive con una condizione di salute già compromessa, rischia di trasformarsi in una condanna.
"Le parole, a questo punto, sono superflue", commenta amaro l'uomo, 67 anni, davanti all'inviata di "Fuori dal Coro". La data che gli sarebbe stata proposta è marzo 2030, e il suo timore è che arrivi troppo tardi: "Io vorrei anche aspettare, ma non c'è nessuno che mi mette la firma che sarò ancora in vita".
A rendere la vicenda ancora più amara è il confronto con il privato. Pagando, lo stesso esame sarebbe disponibile già il giorno successivo, al costo di 216 euro. Una cifra fuori portata per chi vive della sola pensione di invalidità. "Come si fa? Con tutto che aumenta?", si chiede il pensionato, costretto a scegliere tra un'attesa lunghissima e una spesa che non può sostenere.
Intanto il tempo non gioca a suo favore. "Sto iniziando ad avere seri problemi, a peggiorare", racconta, descrivendo un quadro clinico che si aggrava mentre il calendario resta fermo. Poi lo sfogo, che va oltre il suo caso personale: "Nel momento in cui non sei più buono, vieni allontanato da tutto, stiamo diventando carne da macello".
Parole dure, che riportano al centro il problema delle liste d'attesa nella sanità pubblica. E il prezzo più alto lo pagano proprio le persone più fragili, quelle che non possono rivolgersi al privato.