Non era sport incompatibile con la diagnosi

Bergamo, in malattia gioca a calcetto e viene licenziato: il giudice dà ragione al lavoratore, risarcimento da 72mila euro

Il dipendente, affetto da sclerosi multipla e con una sintomatologia ansiosa, era stato seguito da un investigatore privato 

© Istockphoto

© Istockphoto

Un dipendente di un’azienda metalmeccanica viene visto giocare a calcetto mentre è in malattia, l’impresa lo licenzia per giusta causa ma il Tribunale gli dà ragione. È successo in provincia di Bergamo e, come ricostruisce il "Corriere della Sera", il lavoratore, 50 anni e affetto da sclerosi multipla, otterrà un risarcimento pari a 12 mensilità da 6mila euro lordi ciascuna: in tutto 72mila euro. Il punto centrale della sentenza è che svolgere attività sportiva durante un periodo di malattia non rappresenta di per sé un comportamento incompatibile con l’assenza dal lavoro. Bisogna verificare se quella specifica attività contrasti con la patologia o possa rallentare la guarigione. 

Il licenziamento -

 Il lavoratore era stato assunto come quadro nell’ottobre 2022. Nel maggio 2023 gli era stata diagnosticata una sospetta sclerosi multipla, successivamente confermata, per la quale aveva iniziato un percorso di cura presso la Neurologia dell’ospedale Papa Giovanni XXIII. Parallelamente aveva sviluppato problemi di ansia e intrapreso un percorso psicologico, alternando permessi e periodi di malattia. 

L’azienda aveva però affidato a un investigatore privato il compito di controllarne gli spostamenti. Gli accertamenti avevano documentato alcune serate trascorse giocando a calcio a cinque. Dopo una precedente sospensione disciplinare di due giorni senza stipendio nel dicembre 2023, il 14 marzo 2024 era arrivato il licenziamento per giusta causa.

 

Le partite durante la malattia -

  Le contestazioni riguardavano in particolare tre partite, disputate il 6, il 13 e il 20 febbraio 2024. Il dipendente era rimasto in malattia dall’8 gennaio al 14 febbraio e poi dal 19 febbraio al 15 marzo. L’investigatore aveva ricostruito nel dettaglio gli spostamenti, dall’arrivo al centro sportivo fino all’ingresso negli spogliatoi e alla partita. In un’occasione aveva documentato anche una successiva bevuta con i compagni di calcetto in un birrificio. 

Perché il giudice gli ha dato ragione -

  La giudice ha ribadito un principio fondamentale: l’attività svolta durante la malattia può legittimare il licenziamento quando è incompatibile con la patologia dichiarata oppure quando rischia di compromettere o rallentare la guarigione. Non basta, quindi, dimostrare che il lavoratore abbia svolto un’attività fuori casa durante l’assenza.

Nel caso specifico il consulente tecnico d’ufficio ha escluso che giocare a calcetto fosse incompatibile con le condizioni di salute dell’uomo o potesse ritardarne la guarigione. Il medico ha richiamato anche studi secondo cui l’attività sportiva può rappresentare uno strumento utile nelle patologie neurologiche e psichiatriche e contribuire a migliorare la qualità della vita delle persone con sclerosi multipla. 

La vicenda non riguardava infatti soltanto la sclerosi multipla. All’uomo era stata diagnosticata nel gennaio 2024 anche una "sintomatologia ansiosa reattiva a situazioni complesse", che si era successivamente riacutizzata. Seguiva una terapia farmacologica e incontri con psicologi, che gli avevano consigliato di evitare l’isolamento e continuare a mantenere relazioni sociali e attività capaci di procurargli benessere.

Niente reintegro -

Il Tribunale non ha però disposto il reintegro. Tra gli episodi contestati c’era infatti anche l’abbandono del posto di lavoro nel pomeriggio del 16 febbraio 2024. Il dipendente aveva spiegato di aver avuto un crollo psicologico, ma la giudice ha ritenuto provato l’episodio. Il comportamento, pur non essendo sufficientemente grave da giustificare il licenziamento, ha escluso la possibilità di tornare nella stessa azienda.

Il risarcimento  L’impresa dovrà quindi versare al lavoratore 12 mensilità da 6mila euro lordi, per un totale di 72mila euro. Nel frattempo il cinquantenne ha già trovato un altro impiego. 

Ti potrebbe interessare