nette disparità territoriali

Asilo nido, a Belluno si paga quasi 10 volte più che a Mantova: le differenze città per città

Secondo lo studio della Uil la media nazionale è di 296 euro per le famiglie con Isee fino a 15mila euro e di 416 per quelle fino a 25mila

© Istockphoto

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La retta di un asilo nido può cambiare radicalmente da una città all'altra, con differenze sostanziali che rischiano di pesare e non poco sul bilancio di una famiglia. In particolare, nel nostro Paese le famiglie con un Isee fino a 15mila euro pagano in media 296 euro al mese per figlio, ma si passa dai 60 euro di Mantova ai 553 di Belluno. Per chi ha un Isee fino a 25mila euro, la spesa media sale a 416 euro, con rette che superano i 640 euro in alcune città. A fotografare questa situazione è uno studio della Uil, che mette in evidenza le disuguaglianze economiche e territoriali legate ai costi dei nidi, a cui si aggiunge il problema della disponibilità dei posti.

Rette molto diverse da città a città -

  Le differenze emergono con chiarezza già tra le famiglie con redditi più bassi. Per chi ha un Isee fino a 15mila euro, tra quelle analizzate, Mantova è la città meno cara, con una retta mensile di 60 euro. Seguono Catanzaro, con 80 euro, e Ragusa, con 110. All'estremo opposto si trovano Belluno, dove si arriva a 553 euro al mese, Prato con 504 e Biella con 491. Numeri diversi, ma stesso significato di fondo se si analizzano i nuclei con Isee fino a 25mila euro. Le città più "economiche" sono sempre loro tre: Catanzaro (100 euro al mese), Mantova (102) e Ragusa (170). Tra le più care c'è questa volta Udine con 645 euro a figlio, Sondrio (641) e Pistoia (640).

Nelle grandi città situazione identica -

 Tra le città più grandi, a Roma si chiedono per bambino 155 euro, se si ha un Isee fino a 15mila euro, che sale a 308 con un Isee da 25mila. A Milano, la spesa media indicata dallo studio è invece di 316 euro al mese per entrambe le fasce Isee considerate. A Napoli, infine, il costo raggiunge 272 euro per le famiglie con un Isee fino a 15mila euro e 426 euro per quelle con un Isee fino a 25mila euro.

Segretario confederale Uil Biondo: "Gli investimenti del Pnrr potevano impremere una svolta, ma non è stato così" -

 Secondo la Uil, "il costo dei servizi per la prima infanzia continua a rappresentare una voce significativa per molte famiglie, con delle evidenti disparità territoriali che si aggiungono a quelle già esistenti nella disponibilità e nell'accessibilità dei servizi". In particolare, il segretario confederale della Uil, Santo Biondo, sottolinea l'importanza di questi servizi non soltanto per i bambini, ma anche per le famiglie e per il mondo del lavoro. "È necessario mantenere alta l'attenzione sui servizi educativi per la prima infanzia perché incidono sulle opportunità di crescita delle bambine e dei bambini e sul contrasto alle disuguaglianze fin dai primi anni di vita. Allo stesso tempo, rappresentano una condizione importante per sostenere sia la conciliazione tra tempi di vita e di lavoro sia l'occupazione femminile". Ma uno dei problemi, otre al costo delle rette, è anche quello della carenza di posti e, a tal proposito, Biondo sottolinea: "Gli investimenti previsti dal Piano potevano imprimere una svolta strutturale all'offerta dei servizi educativi per la prima infanzia. Ma, purtroppo, non c'è stata: accanto a regioni che hanno raggiunto o superato l'obiettivo di garantire 33 posti disponibili ogni 100 bambini tra i 0 e i 2 anni, ve ne sono altre che restano molto lontane da questa soglia. Gli interventi di sostegno economico alle famiglie possono certamente contribuire a ridurre il peso delle rette, ma non possono sostituire un posto che non c'è. Pertanto, nei territori in cui l'offerta resta insufficiente, il sostegno alla domanda deve accompagnarsi a un investimento strutturale capace di aumentare la disponibilità dei servizi".

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