la fine del miracolo?

Fedeli in calo per Padre Pio, a San Giovanni Rotondo arrivano i primi licenziamenti

La procedura collettiva riguarda 38 dipendenti inquadrati con il contratto di sacristi e addetti all’accoglienza e al servizio d’ordine. Protestano i sindacati, e i lavoratori scrivono al Papa

© Dal Web

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Per decenni San Giovanni Rotondo ha vissuto con la certezza che con Padre Pio sarebbero arrivati fedeli. E ne arrivavano a frotte: da tutta Italia e dall’estero, dormivano negli alberghi, compravano souvenir, mangiavano nei ristoranti, visitavano il santuario. Intorno alla devozione era cresciuta un'intera economia. Ora quella certezza sembra incrinarsi. Il miracolo economico di San Giovanni Rotondo si sta spegnendo giorno dopo giorno. Da ultimo la procedura di licenziamento collettivo per 38 lavoratori su 89 avviata dalla Fondazione San Pio da Pietrelcina.

La protesta dei sindacati -  A perdere il posto saranno addetti all’accoglienza, sacristi e addetti alla sicurezza nei luoghi simbolo della devozione. Una decisione drastica scattata il 24 settembre scorso e che a detta della struttura è frutto di mancati introiti che si sono accumulati negli ultimi anni per il brusco calo di arrivi dei fedeli che ha già costretto a chiudere diversi negozi. Ma la scelta è contestata fortemente dai sindacati Filcams Cgil e Fisascat Cisl che lamentano mancanza di comunicazione per avvertire della crisi e che ora hanno intavolato ora un tavolo di trattativa con la dirigenza della fondazione per cercare di trovare una soluzione ed evitare che 38 lavoratori finiscano in strada lasciando senza stipendio le relative famiglie.

La lettera al Papa - I lavoratori hanno deciso di rivolgersi anche a Papa Leone XIV con una lettera che richiama la necessità di non essere considerati solo come oggetto di mercato per fare profitto. "Dietro questi 38 posti di lavoro non ci sono numeri. Ci sono 38 persone. Ci sono 38 famiglie. Molti di noi si sono avvicinati a questo lavoro cominciando da volontari, Noi non vogliamo credere di essere soltanto una voce di bilancio. Noi siamo, in primo luogo, devoti, persone che amano il Santuario. Persone che curano i suoi spazi, rispettano i suoi ritmi e conoscono le sue esigenze" scrivono al Pontefice.

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