"Tutte eravamo obbligate a lavorare la terra, a pulire e cucinare. Avevamo le teste rasate e le tuniche arancioni. Lo stile era monacale. Ma lui, che ci umiliava, ci divideva e mortificava ogni giorno, pensava che fossimo tutte streghe p.". E' così che Pandora (questo il nome che ha scelto, ndr) oggi 27enne, racconta delle violenze e le umiliazioni subite quando era imprigionata nella setta del Torinese. Ha avuto coraggio, e grazie alla sua denuncia ha scoperchiato vent'anni di abusi su donne, bambine, adolescenti. Schiave nel nome del guru Bruno Malatesta.
L'inizio dell'incubo - A nove anni è antrata nella setta per colpa della mamma, che già ne faceva paete. Ci ha vissuto per dieci anni. È scappata quando ne aveva venti. E racconta, a la Stampa, gli anni da incubo che ha vissuto: "Mamma mi iscrisse a yoga bimbi. Per due anni è andato tutto bene. Ci andavo una volta alla settimana. I problemi sono iniziati dopo, quando ne ho compiuti undici". Il corso di yoga bimbi finisce e lei, che sta diventando grande, viene inserita nel corso per adulti. Poi la madre decide di andare a vivere in quella che le appare una comune di campagna, pace e spiritualità. Pandora va con lei. E da quel momento la sua vita diventa un inferno. "Tutte eravamo obbligate a lavorare la terra, a pulire e cucinare.
Avevamo le teste rasate e le tuniche arancioni. Lo stile era monacale. Ma lui, che ci umiliava, ci divideva e mortificava ogni giorno, pensava che fossimo tutte streghe puttane. Mi sono vergognata a dire questa parola anche davanti ai carabinieri. Ma ci chiamava così. Diceva che nella nostra vita precedente eravamo streghe puttane. Che lo sono tutte. Lui ci avrebbe salvate portando via le energie negative. Per esempio mettendoci le mani sul seno. Se no il male sarebbe arrivato. Sotto forma di cataclismi, di un tumore. Non mi rendevo conto che fossero minacce".
Le violenze sessuali - Durante le sedute a cui tutte dovevano partecipare, l'uomo usava pretesti per toccare le parti intime, su cui posizionava "cristalli per portare via le negatività", racconta Pandora, "erano vite passate che non potevamo vedere, ci diceva, ma lui ci stava aiutando, ci convinceva, perché era una cosa troppo grande da gestire per noi. Io sentivo dentro di me quell'istinto di bambina che mi faceva sentire male. A disagio. Ma intorno a me erano tutte zitte. Queste cose ti lasciano un malessere dentro a cui non sai dare un nome. Mentre accadono, tu hai la sensazione che sia sbagliato. Ma lui è il maestro e può fare tutto. Pensi così poi. E se lo fa c'è un motivo".
La mamma segregata - "Era bravissimo a dividerci - scrive ancora la Stampa - Diceva che non potevamo toccarci o abbracciarci tra di noi, per via della trasmissione delle negatività. Solo lui poteva. Ci isolava. Mi ha distaccata da mia madre da quando ero piccola. Mia madre era una di quelle che lui teneva segregate. Non la potevo vedere". "Tutte eravamo in balia del suo umore. Quando era arrabbiato urlava in maniera assurda. Io tremo ancora oggi se qualcuno urla. Andava fuori per un nulla. Anche se chiudendo il rubinetto posizionavo la leva sul rosso anziché sul blu. Oggi ho un problema con i rubinetti". Nessuna poteva frequentare nessuno al di fuori della setta. "Non potevo avere amici dopo la scuola. E così zappavo, cucinavo, facevo i corsi di yoga e arti marziali anche per quattro ore di seguito".
Il coraggio di deuniciare e la liberazione - A 19 Pandora esplode. "Ho detto a mia madre, che è rimasta là: non ce la faccio più". E' fuggita. "Credo sia stata la scuola a salvarmi. Ho capito che dovevo aprire gli occhi durante i primi mesi di università. Lui mi aveva obbligata a farla così poi avrei potuto lavorare gratis per lui. C'erano delle ragazze sedute vicine a me in aula. Io avevo la bandana arancione come sempre. Non mi hanno chiesto perché la indossassi. Mi hanno solo invitata a sedermi vicino a loro. Da lì ho scoperto un mondo. Di uscite, di amiche. Non avevo mai vissuto prima di allora". Dopo la crisi, la depressione, Pandora rinasce. Oggi ha un lavoro, un uomo che ama. Una vita nuova.