Ospite nella puntata del 28 settembre di "Quarta Repubblica" l'ex procuratore di Pavia Mario Venditti ha commentato la chiusura delle indagini sul delitto di Garlasco con i pm che hanno depositato nuovi atti a sostegno dell'accusa contro Andrea Sempio, indicato come autore unico dell'omicidio di Chiara Poggi. Secondo il magistrato, prosciolto dall'accusa di corruzione, la nuova indagine pecca di omissioni importanti.
"Non collocano Sempio sulla scena del crimine ed è sbagliato chiedergli l'alibi perché si chiede quando c'è un'accusa provata", sostiene Venditti che nutre dubbi sugli indizi che testimonierebbero la presenza dell'indagato nella villetta di via Pascoli la mattina del 13 agosto 2007. "Nessuno ci dice come, quando e con quali modalità è entrato in casa", prosegue il magistrato che nel 2017 e nel 2020 archiviò la posizione di Sempio.
Sulla possibile compatibilità sostenuta dalla Procura guidata da Fabio Napoleone tra l'impronta della scarpa 42 e il piede di Sempio, Mario Venditti parla di contestazioni tecniche che insieme ad altre fanno vacillare l'impianto accusatorio. "Le indagini della difesa dicono che la larghezza del piede non coincide con l'impronta lasciata dall'assassino", afferma l'ex pm che sui motivi che per due volte lo hanno spinto all'archiviazione spiega di non avere mai avuto una "pistola fumante" in grado di ribaltare le sentenze passate in giudicato: "Io e la collega di allora Giulia Pezzino partivamo da una sentenza recentissima della Cassazione che confermava quella della Corte d'Appello, una lente attraverso la quale abbiamo esaminato la denuncia di Stasi che nello stesso periodo aveva presentato alla Procura di Brescia un'istanza di revisione un pò pasticciata".