Solo una coincidenza?

Garlasco, la bicicletta e il cucchiaino: sui reperti la stessa quantità di dna di Chiara

Le analisi del 2007 confermarono la presenza di materiale genetico sui pedali della bici di Stasi: le controanalisi, mai emerse se non a distanza di vent'anni, sembrerebbero sconfessare la prima tesi degli inquirenti

© Tgcom24

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C'è un elemento, nel caso Garlasco, che forse più di tutti ha attirato le attenzioni dei Ris prima e della procura ora. È la "Umberto Dei", la bicicletta bordeaux da uomo che per prima conduce Alberto Stasi in carcere. Letteralmente. È il 24 settembre del 2007: l'omicidio di Chiara Poggi si è consumato da due settimane, ma per gli inquirenti le prove raccolte sino a quel momento bastano per chiedere la detenzione per Stasi. Al centro delle indagini, il materiale genetico riscontrato sui pedali della bici: per i Ris di Parma quello è il sangue di Chiara, per la difesa no. Ma il "ragionevole dubbio" resta. Anche perché, nello stesso giorno, viene esaminato un cucchiaino con la saliva della giovane vittima, usato probabilmente nell'ultima colazione. E, coincidenza, la quantità di Dna riscontrato sul secondo reperto è la medesima di quella rinvenuto sul primo. 

La tesi della difesa -

 La replica della difesa si basa sul fatto che sui pedali non sarebbe stato possibile accertare, "oltre ogni ragionevole dubbio", la presenza di emoglobina appartenente a Chiara. La tesi viene accolta dal gip dell'epoca, che infatti dopo quattro giorni di detenzione a Vigevano, ordina la scarcerazione di Stasi. Ma le ombre restano e la nebbia intorno all'elemento chiave, la bicicletta, si fa sempre più densa. Nel 2014, durante il processo bis in Corte d'appello, la pedaliera torna al centro delle indagini. Viene scartata l'ipotesi del sangue, ma la presenza del materiale genetico viene confermata: potrebbe essere, a quel punto, saliva. Ma anche questo elemento non fa che alimentare domande e interrogativi. Come può esserci della saliva sui pedali di una bicicletta?

Il cucchiaino -

 Ed è qui che entra in gioco il cucchiaino. Una prima risposta arriva nel corso degli ultimi accertamenti nell'ambito dell'inchiesta su Andrea Sempio. Una volta acquisiti i raw data (vale a dire i dati grezzi originali) degli esami del Ris all’epoca del delitto, gli inquirenti chiedono nuove valutazioni tecniche. All’epoca del delitto, nel medesimo giorno, vennero esaminati, tra i tanti, due campioni: il "campione 29", relativo proprio al cucchiaino ritrovato sul divano dove Chiara Poggi stava verosimilmente consumando la colazione, e il campione relativo ai pedali della bicicletta di Stasi, denominato "bu_p". Il risultato è piuttosto curioso. Stando ai rapporti dei Ris, secondo quanto riportato da Il Giorno, su entrambi i campioni viene riscontrata la medesima quantità di Dna esclusivamente femminile: 2,78 ng/ml.

Coincidenze? -

 Un fatto singolare che cattura le attenzioni dei magistrati. “La singolare coincidenza o ‘quasi coincidenza’ di quantità di nanogrammi al millimetro nei due campioni - scrive il pm - si associava alla ulteriore coincidenza del fatto che i campioni fossero stati oggetto di corsa elettroforetica lo stesso giorno”. Un incredibile scambio di campioni? Per chi indaga la certezza non c'è, ma "il ragionevole dubbio", ancora una volta, viene: “Con ogni evidenza non è possibile affermare con certezza lo scambio di campioni pedali/cucchiaino a distanza di 18 anni dal fatto - aggiungono - È tuttavia doveroso evidenziare le risultanze fattuali distoniche rispetto alle ragionevoli attese”. Elementi che, a distanza di 19 anni, vengono visti sotto un'altra luce. Perché, in base alle dichiarazioni rese dalla procura nella giornata di lunedì 28 settembre, le controanalisi effettuate immediatamente dopo l'omicidio avrebbero confermato la totale assenza di materiale genetico della vittima sui pedali. Prove che, carte alla mano, avrebbe potuto scagionare Stasi già 17 anni fa. 

"Certezza granitica" -

 Ma quindi cos'è andato storto? Ci può essere realmente stato un clamoroso, e accidentale, scambio di campioni? I riflettori si accendono così sul lavoro svolto dai Ris di Parma. L'ex generale Luciano Garofano, contattato da Adnkronos, respinge ogni addebito e ogni sospetto: "Ho la certezza granitica di poter escludere qualsiasi manipolazione, qualsiasi depistaggio, qualsiasi accantonamento di atti che non era e non è nel nostro costume. Io metto la mano sul fuoco, tutte le mani sul fuoco sull'onestà dei miei collaboratori che materialmente sono stati individuati dalla procura di Vigevano per fare quelle analisi".

Responsabilità -

 Dall'altra parte della barricata c'è proprio Stasi, che per via delle prove rinvenute sulla fatidica pedaliera è in carcere da 12 anni. Per tramite dei suoi legali, "auspica che vengano accertate anche tutte le responsabilità, perché quanto accaduto a Stasi non possa e non debba mai più ripetersi", dicono gli avvocati, secondo cui le analisi del settembre 2007, mai confutate dalle controanalisi che sarebbero emerse solamente a distanza di quasi vent'anni, "indirizzarono irrimediabilmente le indagini del 2007".

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