La svolta

Caso Regeni, tre 007 egiziani condannati a 10 anni di carcere per il sequestro

I giudici hanno infatti fatto cadere l'accusa di omicidio. Il quarto agente dei servizi segreti imputato è stato assolto

© Da video | 11.30 LETTERA GENITORI REGENI SRV

© Da video| 11.30 LETTERA GENITORI REGENI SRV

A dieci anni dalla morte Giulio Regeni, la Corte d'Assise di Roma ha condannato a 10 anni di carcere i tre 007 egiziani per il sequestro del ricercatore friulano torturato e ucciso in Egitto nel 2016. Il quarto agente dei servizi segreti imputato è stato assolto.

Condannati per il sequestro -

  La sentenza arriva a dieci anni dai fatti avvenuti al Cairo nel febbraio 2016. A essere condannati a 10 anni di carcere per il sequestro del ricercatore sono i colonnelli Uhsam Helmi e Athar Kamel Mohamed Ibrahi; stessa pena per il maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif. I giudici hanno infatti fatto cadere l'accusa di omicidio - che era contestata a un solo imputato - riconoscendo per i condannati l'accusa di sequestro di persona. Il generale dei servizi segreti egiziani, Tariq Sabir, è stato assolto dai giudici del tribunale di Roma. 

Il legale della famiglia "Rompere i rapporti con l'Egitto" -

  L'avvocata Alessandra Ballerini, legale della famiglia di Giulio Regeni, ha rivolto un appello all'esecutivo affinché rompa i rapporti con l'Egitto. "Ora anche il nostro governo dovrà prenderne atto, reclamare il risarcimento del danno come richiesto dall'avvocatura di Stato e rompere i rapporti con un Paese che lungi dall'essere sicuro, tortura, uccide anche i cittadini degli Stai cosiddetti amici". E poi ha concluso: "Questa, come direbbe Calamandrei, è la gioia e la fede del giurista ed è anche la nostra e di tutte le persone che ci hanno accompagnato e sostenuto in questo faticoso percorso di giustizia. Saremo sempre grati alla procura e agli investigatori per il loro instancabile lavoro e a Giulio che anche oggi ha fatto cose".

Don Ciotti: "Grati alla magistratura" -

 Dopo la sentenza, sono arrivati i primi commenti. Luigi Ciotti, presidente di Libera e Gruppo Abele, ha affermato che "la verità senza giustizia è come un fiore che appassisce prima di dare frutto. Una verità che illude e non matura. Oggi siamo grati alla magistratura italiana per il suo coraggioso lavoro di scavo e ricerca della verità, la stessa verità che Giulio Regeni era impegnato a cercare nel suo ruolo di studioso, senza scorciatoie né compromessi. Quella verità gli è costata la vita, ed era il minimo per tutti noi restituire verità alla sua morte. Ma è una verità fragile, quella che è stata scritta oggi, destinata purtroppo a restare sulla carta senza incarnarsi in provvedimenti concreti". 

In aula erano presenti i genitori del ricercatore, Paola Deffendi e Claudio Regeni e la sorella Irene, insieme all'avvocata Alessandra Ballerini, mentre all'esterno decine di giornalisti e telecamere hanno seguito l'attesa del verdetto.