FENOMENO DIFFUSO

Phubbing, quando il telefono diventa il terzo incomodo nella coppia: cos'è e perché può rovinare le relazioni

di Simona Pisoni
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A volte il problema non è quello che ci diciamo, ma ciò che interrompiamo. Dal messaggio arrivato durante la cena allo scroll distratto, mentre il partner ci parla: il phubbing è diventato così normale da rischiare di non accorgercene più. Ignorare l'altro per stare sullo smartphone può incidere sulla qualità della relazione, sulla comunicazione e sulla percezione di essere davvero presenti l'uno per l'altra.  

Cos'è il phubbing? -

 Parola nata dalla fusione di phone e snubbing, cioè telefono e snobbare, non coincide semplicemente con l'utilizzo del cellulare, ma descrive il comportamento di chi, durante un'interazione faccia a faccia, presta più attenzione allo smartphone che alla persona che ha davanti. Controllare una notifica durante una conversazione, interrompere un momento condiviso per rispondere a un messaggio o trascorrere parte del tempo insieme con gli occhi costantemente sullo schermo sono tutte situazioni che possono trasformare il telefono in una presenza quasi invisibile, ma tutt'altro che irrilevante. Se a una cena tra amici può sembrare soltanto una cattiva abitudine, all'interno di una relazione di coppia la questione può diventare più sottile: perché essere fisicamente presenti non significa necessariamente esserlo davvero.

Quanto tempo passiamo davvero al telefono quando siamo con il partner? -

 Uno studio pubblicato nel 2025 sulla rivista Human Behavior and Emerging Technologies ha osservato il rapporto tra utilizzo dello smartphone e vita di coppia attraverso un monitoraggio oggettivo dell'uso del telefono. Secondo i risultati riportati, gli intervistati utilizzavano lo smartphone mediamente per circa il 27% del tempo trascorso accanto al partner. Inoltre, circa l'86% dichiarava di utilizzare il telefono quotidianamente quando si trovava insieme alla propria metà. Il dato interessante è soprattutto il metodo: non si trattava esclusivamente di chiedere alle persone quanto pensassero di usare il cellulare, ma di osservare concretamente il comportamento digitale. Una distinzione tutt'altro che irrilevante, considerato quanto sia facile sottovalutare il tempo trascorso davanti allo schermo.

La ricerca ha anche associato un maggiore utilizzo dello smartphone in presenza del partner a una minore soddisfazione nella relazione e, nei genitori, a una peggiore percezione della collaborazione nella gestione dei figli. Sono emerse inoltre associazioni con una minore soddisfazione per la propria vita e con maggiori sintomi depressivi, con alcuni effetti più pronunciati tra le donne. Questo, però, non significa che lo smartphone sia il nemico della coppia. La tecnologia permette di organizzare impegni, mantenere il contatto durante la giornata, condividere contenuti e persino costruire rituali a due, dalla serie televisiva guardata insieme alle fotografie mandate durante una trasferta. Il problema, più che il telefono in sé, sembra essere il posto che gli concediamo quando siamo con qualcuno.

Quando il telefono diventa il terzo incomodo? -

 C'è poi un paradosso tutto contemporaneo: siamo più connessi che mai e, nello stesso momento, rischiamo di essere meno presenti per l'altro. Il telefono non deve nemmeno squillare, perché la sua semplice presenza può diventare una calamita per l'attenzione. Basta sapere che potrebbe arrivare qualcosa. Una notifica. Una risposta. Una notizia. Un nuovo contenuto. Qui entra in gioco anche la FOMO, la fear of missing out, ovvero la paura di perdersi qualcosa mentre siamo impegnati a fare altro. Se il mondo digitale è sempre acceso, ogni momento lontano dallo schermo può sembrare un momento in cui rischiamo di rimanere indietro. E così accade qualcosa di curioso: siamo seduti sul divano accanto alla persona che amiamo, ma una parte della nostra attenzione è altrove.

Dal phubber al phubbee: quando i ruoli si scambiano -

 Chi utilizza il telefono ignorando l'interlocutore può essere definito phubber. Chi, invece, subisce questo comportamento è il phubbee. Ma nella vita reale i confini sono più sfumati. È facile passare da un ruolo all'altro: oggi mi infastidisco, perché guardi il telefono mentre parlo, domani faccio esattamente la stessa cosa mentre sei tu a raccontarmi qualcosa. È anche uno degli elementi che possono rendere il phubbing particolarmente difficile da interrompere. Se tutti lo fanno, il comportamento finisce per apparire normale. E se l'altro guarda lo smartphone, sembra quasi più accettabile farlo a propria volta. 

Perché essere ignorati dal telefono può fare male? -

 Essere interrotti da uno smartphone non significa automaticamente sentirsi esclusi, ma quando diventa una modalità ricorrente di interazione, può modificare il modo in cui percepiamo la relazione. Le ricerche sul phubbing hanno collegato questo fenomeno a una diminuzione della qualità della comunicazione e a una maggiore percezione di esclusione sociale. Il punto non è soltanto "mi stai ascoltando?", è una domanda più profonda: la mia presenza, in questo momento, conta abbastanza da meritare la tua attenzione? Quando questa sensazione viene meno, possono entrare in gioco bisogni psicologici legati all'appartenenza, all'autostima e alla percezione di avere un ruolo significativo nella relazione. Il telefono, in altre parole, diventa il simbolo di qualcosa che va oltre lo schermo: la sensazione di non essere la priorità in quel preciso momento.

Come ridurre il phubbing? -

 La soluzione non è necessariamente vietare lo smartphone e nemmeno stabilire che ogni volta che arriva una notifica bisogna ignorarla. Può essere molto più utile parlare delle proprie abitudini digitali. Per esempio, una coppia può decidere di non usare il telefono durante la cena, di evitare le notifiche quando sta affrontando una conversazione importante oppure di ritagliarsi momenti completamente offline. Anche le regole sui social possono essere concordate insieme: quali fotografie pubblicare, quando taggarsi, se rendere pubblico lo stato della relazione e quali aspetti della vita privata mantenere fuori dalla rete. L'obiettivo non è costruire un regolamento militare per il cellulare, ma proteggere alcuni momenti dalla continua competizione con il mondo digitale.

La tecnologia non ha necessariamente impoverito le relazioni, ha semplicemente aggiunto nuovi territori da negoziare: possiamo usarla per sentirci vicini quando siamo lontani, per organizzare la quotidianità, condividere ricordi e costruire complicità, ma possiamo anche usarla per scappare, per distrarci o per riempire ogni pausa evitando il silenzio. Il telefono non va considerato il cattivo della storia, ma ci costringe a chiederci che cosa significa davvero essere presenti per qualcuno. A volte bastano pochi minuti senza schermo, non per disconnettersi dal mondo, ma per dimostrare al partner seduto di fronte che noi ci siamo.

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