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Neonato morto dopo il parto: 22 sanitari indagati tra Foligno e Perugia

Il piccolo era venuto al mondo il 16 settembre ma è deceduto per una serie di complicanze. La Procura dovrà accertare la causa del decesso 

© Istockphoto

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Era stato chiamato Pietro ma è vissuto solo poche ore. È il neonato morto lo scorso 16 settembre a Perugia dopo essere venuto al mondo a Foligno. Per il decesso ora sono indagate 22 persone tra i dipendenti degli ospedali di Foligno e quello di Perugia. La Procura del capoluogo umbro dovrà accertare se la causa del decesso è collegata alle cure ricevute. Al momento gli operatori sanitari sono stati inseriti nel registro degli indagati con l'ipotesi di omicidio colposo e la responsabilità colposa per morte o lesioni personali in ambito sanitario. 

In particolare, sotto la lente d'ingrandimento ci sono i medici e infermieri che hanno seguito la madre e poi il bambino nelle due strutture ospedaliere.  Finora non sono state individuate responsabilità personali. L’avviso di garanzia è anche un atto a tutela degli stessi operatori sanitari, dato che la Procura non può attualmente individuare eventuali responsabilità senza prima eseguire l’autopsia e ricostruire quanto accaduto. 

La ricostruzione -

 Stando alle prime informazioni il parto sarebbe stato caratterizzato da complicazioni e si sarebbe concluso con l’impiego della ventosa. Nelle ore successive alla nascita sarebbero emersi segnali di malessere. Davanti al peggioramento delle condizioni cliniche, i sanitari avrebbero disposto il trasferimento urgente nella terapia intensiva neonatale dell’ospedale di Perugia. Il bambino sarebbe arrivato al Santa Maria della Misericordia in condizioni ormai disperate. Nonostante i tentativi effettuati dagli specialisti, non è stato possibile salvarlo. 

La denuncia della famiglia -

I genitori, intenzionati a conoscere le cause della morte e a verificare la correttezza delle procedure eseguite, hanno presentato una denuncia. La Procura di Perugia ha quindi disposto il sequestro delle cartelle cliniche conservate nei due ospedali. Gli investigatori hanno poi identificato tutti gli operatori che hanno avuto un ruolo nell’assistenza alla madre di 32 anni e al neonato. L’esame riguarderà l’intero percorso assistenziale, a partire dalla gestione del parto nell’ospedale di Foligno.

Saranno analizzate anche le condizioni manifestate dal neonato nelle ore successive, i tempi della valutazione clinica e la decisione di procedere al trasferimento. Un ulteriore approfondimento interesserà anche il trasporto verso il capoluogo umbro e le cure praticate nella terapia intensiva neonatale del Santa Maria della Misericordia. Le cartelle cliniche e la documentazione sanitaria dovranno consentire di ricostruire tempi, decisioni e interventi. Soltanto dopo l’autopsia e l’esame complessivo degli atti sarà possibile stabilire se il decesso sia derivato da complicazioni non evitabili oppure se siano configurabili responsabilità professionali.

Sabato l'autopsia -

L’esame autoptico dovrà individuare le cause del decesso e stabilire se esista un collegamento tra la morte e l’attività dei sanitari. Il consulente dell'autopsia dovrà verificare se, durante le fasi diagnostiche e terapeutiche, siano riscontrabili eventuali condotte caratterizzate da imperizia, imprudenza o negligenza. In caso emergessero criticità, l’analisi dovrà chiarire il possibile ruolo dei singoli professionisti coinvolti. La Procura chiede inoltre di accertare se una condotta differente avrebbe potuto evitare la morte del bambino con un elevato grado di credibilità razionale e probabilità logica. 

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