La tua famiglia è morosa e non paga la mensa? Allora mangerai pasta in bianco. È la decisione di una scuola di Mortara in provincia di Pavia dal neo sindaco Fabio Farina per gestire i mancati pagamenti al refettorio. La strategia è che proponendo questo menu senza sugo o salse le lamentele dei figli spingeranno i genitori a saldare il conto recuperando gli arretrati.
Il menu light -
"Il pasto in bianco di cui parliamo è un menù che non ha la pasta rossa, ma ha la pasta bianca, poi il petto di pollo, o comunque della carne bianca, e così via" ha risposto il primo cittadino di Mortara. Una sorta di proposta light tutta in bianco, sia la carne che la pasta. E alla domanda se nel pacchetto alimentare sono presenti frutta e verdura Fabio Farina ha detto: "Mi sembra di sì, ci dovrebbero essere". Il sindaco ha sottolineato che questa linea d'azione sta già mostrando i primi risultati: la diversità di trattamento e alimenti non molto invitanti per i palati dei più piccoli, spinge i minori a reclamare per cambiare la situazione. I mancati pagamenti, nella maggior parte dei casi, erano dovuti a delle dimenticanze ha concluso il primo cittadino di Mortara.
Le mense scolastiche in Italia -
Ogni anno nelle mense scolastiche italiane vengono serviti circa 400 milioni di pasti, e ogni giorno ci sono due milioni di persone che mangiano a scuola. Più di un bambino italiano su due frequenta le mense, un fenomeno ancora poco presente nel Sud Italia. Questo perché nelle regioni meridionali solo una scuola su quattro ha il refettorio, e così i bambini che restano a scuola a pranzo sono costretti a mangiare nelle classi. In media, in Italia, le famiglie spendono 87-89 euro al mese per la mensa delle scuole dell'infanzia e primaria. Anche nei costi ci sono grandi differenze geografiche: la regione più costosa è l’Emilia-Romagna con una media di 116 euro al mese per l’infanzia e 115 per la primaria, mentre quella più economica è la Sardegna con 61 euro per le scuole dell’infanzia e 65 euro per le primarie.
Intorno al 2010, diversi gruppi di genitori iniziarono a protestare contro le tariffe elevate delle mense, il menù poco vario e la qualità degli ingredienti giudicata insufficiente. Nel 2010 a Milano ci fu l'evento "schiscetta day", con centinaia di ragazzi che portarono a scuola il loro pranzo preparato a casa. L’iniziativa si diffuse in molte città e in alcuni casi ottenne risultati importanti, contribuendo a migliorare la qualità dei menù scolastici.
Un'attenzione sempre maggiore per la qualità degli ingredienti -
Negli ultimi anni nel nostro Paese c'è una crescente sensibilizzazione sulla qualità dei pasti che viene data giornalmente ai figli a scuola: dal 2020 al 2025, per esempio, la presenza dei legumi è passata dall’81% al 94%. La frequenza con cui vengono servite carni rosse e cibi cosiddetti “ultraprocessati”, invece, è diminuita. Nel frattempo si usano sempre più prodotti locali e ingredienti biologici: dal 2020 al 2025 questi ultimi sono passati dal 31% al 50%. Un dato negativo è che all'interno delle mense ci sono ancora troppi sprechi, nel 2019 l’università di Bologna ha realizzato un’indagine nazionale su oltre 100mila pasti. È emerso che quasi il 30% del cibo non viene consumato e quasi il 22% viene proprio buttato (circa l’8% viene invece riutilizzato).