Comunione e cresima insieme in un'unica soluzione. È quanto proposto dall'arcidiocesi che, a Palermo, ha modificato il percorso del catechismo unificando i due sacramenti all'interno di un percorso spirituale più lungo, della durata di cinque anni. La decisione, si legge su La Repubblica, cambia totalmente le regole del gioco per i lavoratori del settore. Party planner, ristoratori, commercianti, fotografi, fornitori di confetti, fiorai - e chi più ne ha, più ne metta - vedono infatti ora dimezzarsi le proprie possibilità di lavorare. Già, perché se prima le famiglie del festeggiato provvedevano a organizzare una festicciola con parenti e amici per ogni sacramento ricevuto, ora la situazione cambia e la festa diventa unica. E c'è chi, come il presidente di Confimprese Palermo, Giovanni Felice, segnala già perdite per trenta milioni di euro.
Comunione e cresima insieme? "Persi già 30 milioni di euro" -
Il presidente di Confimprese Palermo, Giovanni Felice, ha reso noto che la decisione dell'arcidiocesi del capoluogo siciliano "ha già procurato al settore un danno da 30 milioni di euro". A Palermo infatti, secondo le nuove regole, comunioni e cresime sarebbero "congelate" fino al 2029. "Ci sono aziende che rischiano di perdere oltre la metà del fatturato annuale: è un danno che non possono permettersi. Chiediamo che sia considerata almeno la possibilità di un percorso intensivo, più breve, che consenta ai bambini di almeno dieci anni di fare subito la comunione. Si tratta di rendere possibile la ripresa delle celebrazioni il prossimo anno", aggiunge Felice. "Il progetto catechistico diocesano, avviato nel 2024 dopo anni di confronto, ha a cuore unicamente il bene delle famiglie. La proposta di alcune organizzazioni di categoria appare in aperta contraddizione con lo spirito della riforma faticosamente costruita. Una simile scorciatoia priverebbe i bambini del tempo necessario per un'autentica crescita personale e comunitaria, snaturando e svuotando il senso stesso dell'intero progetto", controbattono dall'arcidiocesi.
La mediazione del sindaco di Palermo -
In mezzo ai due fronti c'è il primo cittadino di Palermo, Roberto Lagalla, che sta cercando di mediare al fine di trovare una soluzione. Dopo aver incontrato i commercianti, Lagalla ha scritto una lettera all'arcivescovo Corrado Lorefice fiducioso che "saprà trovare la via più appropriata senza snaturare l'impianto delle recenti disposizioni della Chiesa palermitana". I commercianti, nell'attesa, non intendono mollare e, difatti, hanno organizzato un sit-in che si svolgerà nei prossimi giorni: "Quest'anno abbiamo perso più del 40% del fatturato e la batosta è stata notevole. Ma c'è anche un altro aspetto da sottolineare: oltre al danno economico c'è quello sociale. Le comunioni sono un momento di festa, di attesa, di unione. Posticipare questi momenti rischia di farne perdere il senso. A 12, 13 anni si è già ragazzini, non vorranno più festeggiare con le bomboniere o nelle sale dei ricevimenti, preferiranno festeggiare in maniera diversa con i loro coetanei", afferma il titolare di un confettificio storico, Giuseppe Veniero.
La petizione lanciata dei genitori -
Mentre lo scontro tra arcidiocesi e commercianti si infiamma ogni giorno di più, un gruppo di genitori ha lanciato una petizione su Change.org chiedendo la stessa identica cosa dei lavoratori del settore: una soluzione transitoria per i bambini che hanno 10 anni e che sono rimasti "a metà" del passaggio verso il nuovo percorso. Anche all'interno della stessa chiesa palermitana c'è chi non è d'accordo sulla riforma istituita dall'arcidiocesi. "Mi dispiace che queste disposizioni ricadano su tante famiglie che lavorano nel settore. Per quanto riguarda l'aspetto pastorale, avrei previsto diverse possibilità da proporre alle famiglie facendo scegliere il proprio percorso. Avrei rivisto il percorso su tutta l'iniziazione cristiana a partire dal battesimo. I familiari devono diventare soggetto attivo del percorso e non solo destinatari", dice padre Cosimo Scordato.