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Vitamina B12: perché la carenza non riguarda solo chi segue una dieta vegana

Stanchezza, formicolii e difficoltà di concentrazione possono avere molte cause, ma talvolta segnalano una carenza di B12. E il problema non dipende soltanto da ciò che mangiamo: età, farmaci e difficoltà di assorbimento possono fare la differenza

di Silvia Trevaini
© Istockphoto

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Quando si parla di vitamina B12 il pensiero corre quasi automaticamente alle diete vegane. L'associazione ha una ragione precisa: le fonti alimentari naturali di questa vitamina sono prevalentemente di origine animale e chi esclude questi alimenti deve assicurarsi un apporto affidabile attraverso prodotti fortificati o integrazione. Ma fermarsi qui significa raccontare soltanto una parte della storia. Si può consumare vitamina B12 e, in determinate condizioni, non riuscire ad assorbirla adeguatamente. È questa una delle ragioni per cui una carenza può comparire anche in persone che mangiano carne, pesce, uova o latticini. Con l'età possono verificarsi condizioni che ne rendono più difficile l'assorbimento; alcune malattie gastrointestinali e interventi chirurgici possono interferire con il processo; anche determinati farmaci, tra cui metformina e medicinali che riducono l'acidità gastrica, rientrano tra i fattori da considerare. C'è poi un'altra caratteristica che rende la B12 particolarmente interessante: l'organismo dispone di riserve importanti e una carenza può quindi svilupparsi lentamente. Per questo stanchezza, difficoltà di concentrazione o formicolii non dovrebbero portare automaticamente all'acquisto di un integratore. La domanda più utile è un'altra: se la B12 è bassa, perché lo è?

Non è la “vitamina dell'energia”: ecco a cosa serve davvero -

 La vitamina B12, o cobalamina, è una vitamina idrosolubile indispensabile per funzioni fondamentali dell'organismo. Partecipa alla formazione dei globuli rossi, alla sintesi del DNA e al normale funzionamento del sistema nervoso. Una carenza significativa può quindi avere conseguenze ematologiche e neurologiche. Da qui nasce probabilmente la sua fama di vitamina “contro la stanchezza”. Ma è importante non trasformare una funzione fisiologica in una promessa commerciale. Quando una persona presenta una vera carenza, la sua correzione può contribuire al miglioramento dei sintomi associati. Questo non significa che assumere quantità aggiuntive di vitamina B12 renda automaticamente più energica una persona che presenta già livelli adeguati. La B12 non è uno stimolante e non dovrebbe essere considerata una sorta di alternativa nutrizionale al caffè.

Non solo vegani: il problema può essere l'assorbimento -

 Per utilizzare la vitamina B12 contenuta negli alimenti, il nostro organismo deve compiere diversi passaggi. Nello stomaco la vitamina viene liberata dalle proteine alimentari; successivamente entra in gioco il cosiddetto fattore intrinseco, una proteina indispensabile per consentirne il corretto assorbimento nell'ultima parte dell'intestino tenue. Quando questo meccanismo si altera, mangiare alimenti contenenti B12 può non essere sufficiente. Le linee guida NICE indicano tra i fattori di rischio condizioni come gastrite autoimmune, celiachia, alcuni interventi di chirurgia bariatrica, gastrectomia e resezione dell'ileo terminale. Anche l'età merita attenzione, perché negli adulti più anziani possono diventare più frequenti condizioni gastriche capaci di compromettere la disponibilità della vitamina proveniente dagli alimenti. Il messaggio è importante: una carenza di B12 non racconta necessariamente ciò che una persona mette nel piatto. In alcuni casi racconta ciò che il suo organismo riesce ad assorbire.

Metformina e farmaci per lo stomaco: il legame da conoscere -

 Esiste poi un gruppo di persone che spesso non pensa di essere a rischio: chi assume determinati farmaci per periodi prolungati. La metformina, ampiamente utilizzata nel trattamento del diabete di tipo 2, può ridurre l'assorbimento della vitamina B12 e abbassarne i livelli nel sangue. Anche i farmaci che riducono l'acidità gastrica, compresi gli inibitori della pompa protonica, possono interferire con l'assorbimento della B12 contenuta negli alimenti. Questo non significa che questi medicinali debbano essere sospesi per paura di una carenza. Sarebbe un messaggio pericoloso. Significa invece che la terapia farmacologica fa parte delle informazioni che il medico deve considerare quando valuta una possibile carenza e decide se siano opportuni controlli. Anche in questo caso il principio è semplice: non sospendere il farmaco, ma riconoscere il possibile fattore di rischio.

Stanchezza e formicolii: i sintomi possono ingannare -

 La carenza di vitamina B12 non possiede un sintomo esclusivo. Può associarsi a stanchezza inspiegata, anemia, difficoltà di concentrazione e memoria, ma anche a manifestazioni neurologiche come formicolii o intorpidimento, problemi di equilibrio e alterazioni dell'andatura. Le linee guida NICE sottolineano proprio che questi segnali possono variare notevolmente da persona a persona e appartenere anche a molte altre condizioni. Per questo non è corretto pensare: “Sono stanco, quindi mi manca la B12”. C'è però un aspetto meno conosciuto che merita attenzione: l'assenza di anemia non esclude una carenza di vitamina B12. NICE raccomanda esplicitamente di non escludere la diagnosi soltanto perché non sono presenti anemia o macrocitosi. È particolarmente importante quando compaiono sintomi neurologici. Una carenza prolungata può infatti causare danni neurologici e alcuni problemi possono diventare difficili da recuperare completamente se il trattamento arriva molto tardi. Ecco perché formicolii persistenti, perdita di sensibilità, difficoltà nell'equilibrio o altri disturbi neurologici non dovrebbero essere autodiagnosticati né trattati semplicemente comprando un multivitaminico.

Dove si trova davvero la vitamina B12 -

 Le principali fonti alimentari naturali di B12 sono gli alimenti di origine animale, tra cui carne, pesce, uova, latte e derivati. Per chi segue un'alimentazione vegana la questione cambia. Le fonti vegetali naturali non sono considerate un sistema affidabile per soddisfare il fabbisogno di B12. Possono invece essere utilizzati alimenti specificamente fortificati, per esempio alcune bevande vegetali, cereali per la colazione o lieviti alimentari ai quali la vitamina è stata aggiunta, verificandone la presenza in etichetta. Anche il ricorso a un integratore può essere necessario. Il NHS indica infatti alimenti fortificati e supplementazione tra le strategie per assicurare un apporto adeguato nelle diete vegane. Attenzione invece alle presunte fonti “naturali” alternative. Alghe, spirulina e prodotti fermentati vengono talvolta presentati online come sostituti della supplementazione. Non dovrebbero essere utilizzati come strategia affidabile per garantire l'apporto necessario di B12 in una dieta vegana. La parola “naturale”, ancora una volta, non equivale a “nutrizionalmente adeguato”.

L'esame della B12 basta sempre? Non necessariamente -

 Quando esistono sintomi e fattori di rischio, il medico può valutare l'opportunità di eseguire gli accertamenti. La misurazione della B12 totale nel sangue o della B12 attiva può rappresentare il primo passaggio. Ma l'interpretazione non è sempre semplicemente “normale” oppure “bassa”. In presenza di risultati dubbi possono essere necessari ulteriori esami, come la misurazione dell'acido metilmalonico, a seconda del quadro clinico. C'è anche un dettaglio pratico poco conosciuto. Assumere autonomamente integratori di vitamina B12 prima degli accertamenti può modificare i valori misurati nel sangue e complicarne l'interpretazione. Per questo è utile informare il medico di qualsiasi supplemento già utilizzato. Una volta identificata la carenza, poi, rimane da comprenderne la causa. Perché correggere il valore senza capire perché sia sceso significa risolvere soltanto metà del problema.

Integratore o iniezioni? Dipende dalla causa, non dalla moda -

 Gli integratori di vitamina B12 sono facilmente reperibili e spesso vengono pubblicizzati per energia, concentrazione e performance. Ma l'integrazione non dovrebbe essere considerata automaticamente necessaria per tutti. Quando esiste una carenza, la modalità di trattamento dipende dalla causa, dalla gravità e dalla capacità di assorbimento. In alcune situazioni può essere appropriata una supplementazione orale; in altre, soprattutto quando esistono specifiche forme di malassorbimento, può essere indicato il trattamento intramuscolare. NICE raccomanda, per esempio, una sostituzione intramuscolare permanente quando la carenza è dovuta o presumibilmente dovuta a gastrite autoimmune e dopo gastrectomia totale o resezione completa dell'ileo terminale. Non esiste quindi un unico integratore di B12 adatto a qualunque situazione. E soprattutto una dose maggiore non significa necessariamente un beneficio maggiore. Il punto non è assumere più vitamina possibile, ma garantire la quantità e la modalità di somministrazione adeguate alla causa della carenza.

Prima di integrare, bisogna capire perché manca -

 La vitamina B12 racconta molto bene quanto possa essere fuorviante dividere la nutrizione in categorie troppo semplici. Vegani da una parte, onnivori dall'altra. In realtà una persona può introdurre poca B12 perché ha eliminato le fonti alimentari principali, ma può anche introdurne quantità apparentemente adeguate e avere difficoltà ad assorbirla. Dieta, stomaco, intestino, farmaci, interventi chirurgici ed età possono entrare tutti nella stessa storia. Per questo la prevenzione non consiste nel prendere un integratore “nel dubbio”. Significa riconoscere i propri fattori di rischio, non ignorare sintomi persistenti e affidarsi agli accertamenti appropriati quando indicati. E c'è un ultimo messaggio da ricordare: la vitamina B12 è essenziale, ma non è un energizzante universale. Se la stanchezza persiste, cercare automaticamente la soluzione in una compressa può far perdere di vista altre possibili cause.