La ricerca

I "tenori" della giungla: il canto melodico dei lemuri svelato dalla scienza

A livello tecnico l'esecuzione è molto simile a quella di un cantante lirico. Il "canto" dei lemuri indri, però, serve principalmente a difendere il territorio, avvertire altri gruppi di stare lontani e a rafforzare i legami sociali

© Dal Web

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Se vi doveste trovare per qualunque ragione nelle foreste pluviali del Madagascar, potreste imbattervi in una performance lirica a livello tecnico di esecuzione degna di palcoscenici blasonati come il Teatro alla Scala di Milano o il Metropolitan Opera House di New York. Solo che non c'è un palcoscenico, non ci sono riflettori e a esibirsi non sono cantanti lirici dal calibro di Luciano Pavarotti, Andrea Bocelli, Maria Callas e Cecilia Bartoli, ma dei lemuri indri (Indri indri) del Madagascar. Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Plos Computational Biology ha scoperto che questi animali possono modificare l'apertura della bocca per amplificare determinate frequenze sonore, proprio come fanno i tenori e le soprane durante un'opera quando emettono note alte.

Perché i lemuri usano questa tecnica -

  I lemuri indri selvatici del Madagascar, i più grandi lemuri viventi, sono gli unici della loro specie conosciuti per il loro "canto" complesso, con vocalizzazioni che possono attraversare una fitta foresta. Secondo il team internazionale autore della scoperta, guidato dal ricercatore dell'Università di Torino Filippo Carugati, il "canto" di questi mammiferi serve principalmente a difendere il territorio, avvertire altri gruppi di stare lontani e a rafforzare i legami sociali all'interno del gruppo familiare. Nelle fitte foreste del Madagascar, "qualsiasi elemento che aumenti la portata e la chiarezza del segnale offre un vantaggio concreto per la sopravvivenza", sottolinea Filippo Carugati. "Lo stesso fenomeno che sentiamo in un teatro d'opera, quando un cantante formato apre più la bocca per proiettare una nota acuta, sembra avvenire in un lemure".

Come i lemuri usano questa tecnica -

  I cantanti d'opera impiegano una tecnica chiamata formant tuning, che consiste nel modificare l'apertura della bocca e la forma del tratto vocale per proiettare meglio le note acute. I lemuri sembrano fare qualcosa di molto simile. Gli esseri umani e gli indri hanno condiviso un antenato comune vissuto circa 74 milioni di anni fa, ma hanno sviluppato indipendentemente una strategia simile per risolvere lo stesso problema: far arrivare la voce il più lontano possibile. Per lo studio, i ricercatori hanno analizzato 83 registrazioni video di 19 indri selvatici. Hanno individuato un modello coerente nelle vocalizzazioni degli animali, senza differenze significative tra maschi e femmine, suggerendo che questa caratteristica sia diffusa nell'intera specie.

Altri animali "canterini" -

  Tra gli animali noti per il controllo sofisticato della voce troviamo le megattere che producono suoni complessi che possono durare ore e propagarsi per decine di chilometri nell'oceano. Anche tra gli uccelli troviamo "intrattenitori sonori" come usignoli e merli che modificano il tratto vocale per produrre note di diversa intensità. Ritornando sui primati, troviamo i gibboni. Questi animali emettono "duetti" vocali molto elaborati che servono a marcare il territorio e rafforzare i legami di coppia. Non sono da meno le scimmie urlatrici, le quali possiedono un osso ioide ingrandito che funziona come una cassa di risonanza naturale, consentendo richiami udibili a chilometri di distanza. Anche cervi e alci, durante il periodo riproduttivo, modificano la posizione della laringe per rendere i richiami più profondi e impressionanti.

Ma la particolarità che contraddistingue i lemuri indri è che non si limitano a produrre suoni potenti: sembrano utilizzare una strategia acustica molto simile al formant tuning umano, una caratteristica rara nel regno animale.

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