nel nuovo regolamento

Stop ai pantaloni a vita bassa e agli hot pants, un istituto di Treviso stila l'elenco di cosa può essere indossato a scuola

La dirigente scolastica del Besta: "Non siamo in spiaggia né in discoteca. L'obiettivo è stabilire dei limiti precisi legati al contesto scolastico"

© Istockphoto

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Stop a pantaloni a vita fin troppo bassa e a hot pants estremamente succinti. Gli studenti dell'istituto Besta di Treviso da quest'anno avranno un freno sull'abbigliamento per andare a scuola. Nell'ultimo regolamento scolastico approvato dal collegio docenti infatti non appare più il semplice invito a presentarsi con un "abbigliamento idoneo", è stata invece stilata una vera e propria lista di cosa si può indossare e cosa no. Il caso è riportato in queste ore dal quotidiano online Il Gazzettino. La preside: "Non siamo in spiaggia né in discoteca". 

Treviso, al Besta l'elenco dell'abbigliamento idoneo -

 La scuola trevigiana ha deciso dunque di entrare nel merito dell'abbigliamento scelto dagli studenti per andare a scuola: "Ci è sembrato necessario - spiega su Il Gazzettino la preside Renata Moretti - per esemplificare in modo concreto e oggettivo cosa significhi "abbigliamento idoneo"".

Secondo la preside la formulazione precedente sarebbe stata troppo generica e quindi soggetta all'"interpretazione" dei ragazzi. Da qui la decisione di individuare criteri più chiari anche a fronte del reale comportamento degli studenti. "Osservando come a volte vengono vestiti le studentesse e gli studenti e ritenendo certe modalità indecorose, se non addirittura offensive e provocatorie", prosegue la preside sul quotidiano, "abbiamo stilato un elenco di cosa per noi sia idoneo indossare in classe e cosa non lo sia".

"Porre dei limiti legati al contesto scolastico" -

  La dirigente scolastica sottolinea che alcuni criteri del nuovo regolamento scolastico potrebbero scontrarsi con le attuali tendenze della moda dei ragazzi ma, aggiunge, l'obbiettivo non è quello di vietare ai ragazzi di esprimersi, bensì quello di stabilire dei limiti precisi legati al contesto scolastico.  "Ben venga l’originalità di esprimersi anche attraverso l’abbigliamento - conclude Moretti sul quotidiano Il Gazzettino - ma senza sacrificare la buona educazione e il senso della misura".

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